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Roma, 9 febbraio
2010
SEGRETERIA NAZIONALE
Prot. N. 255/10/GT/ac
A S.E.On. Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri
Palazzo Chigi
00100 ROMA
Oggetto: decreto di riforma delle Camere di Commercio. Proposta di emendamento.
Signor Presidente,
l’art. 53
della legge 99/2009 (intitolata “Disposizioni per lo sviluppo e
l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”) recava
una delega al Governo per emanare, su proposta del Ministro dello sviluppo
economico ed entro sei mesi, un decreto di riforma delle Camere di
commercio.
Nella enumerazione
dei principi e criteri direttivi, detto articolo, al punto “G”, disponeva che il
decreto avrebbe dovuto provvedere al “miglioramento degli assetti organizzativi
in coerenza con i compiti assegnati alle Camere di commercio, nonché
valorizzazione del ruolo dell’Unioncamere con conseguente
razionalizzazione e semplificazione del sistema contrattuale”.
Il personale
delle Camere di commercio italiane ha nutrito molte aspettative dalla emanazione
del decreto di riforma, visto che esso avrebbe dovuto regolare in modo razionale
gli assetti contrattuali dell’intero sistema camerale, in coerenza sia con le
peculiarità professionali del personale sia con la riconosciuta autonomia
funzionale degli enti.
Tali aspettative
sostanzialmente si incardinavano sulla possibilità di ottenere una nuova
valorizzazione sotto il profilo economico-giuridico attraverso la
creazione di una apposita sezione di contrattazione per tutto il personale del
sistema delle Camere di Commercio.
Le predette
aspettative si giustificavano anche sulla convinzione di poter spendere,
dopo tanti anni di appassionato impegno a favore della comunità delle imprese
italiane, una sorta di credito per ottenere una più razionale omogeneità
all’interno dello stesso sistema che illogicamente è interessato da tanti e
diversi contratti di lavoro, i quali seminano tantissimo malcontento tra i
lavoratori.
Non si deve
certo rammentare a Lei, signor Presidente, in passato valoroso imprenditore (e
quindi in relazione, sia pure mediata, con le Cdc), l’opera meritoria dei
dipendenti camerali, che sono stati in grado di portare il passo (veloce) delle
aziende italiane. E così hanno ottimamente gestito il Registro delle
imprese, un tempo affidato (per le sole società commerciali, e con risultati non
sempre lusinghieri) alle cancellerie dei Tribunali e hanno affrontato e superato
nuovi impegni in materia di ambiente (ricezione mud), in materia di sorveglianza
del commercio (tenuta degli uffici metrici e svolgimento delle funzioni ex
Upica) e infine in materia di conciliazione e di tutela del consumatore.
Tutto questo mentre oggi, all’orizzonte, già si profila la necessità che le
Camere divengano un terminale unico delle imprese per le denunce
Inps, Inail e Iva e mentre è possibile preconizzare un incremento
delle funzioni conciliative, grazie alla riforma del processo civile.
Quel che si è
detto è stato realizzato e sarà realizzato grazie ad un personale
fortemente motivato, professionalmente preparato ed esperto nel trattamento
informatico dei dati: fattori, questi, che consentono di dare le risposte
veloci che le imprese italiane si attendono dagli organismi al loro servizio.
Questo
impegno, questa dedizione e questa professionalità vengono però ripagati,
dall’emanando decreto, in modo irragionevole, premiando non già il personale
camerale, totalmente negletto, bensì quello della sola Unioncamere che ha
la funzione di rappresentare, come detto, le Camere di commercio a livello
nazionale.
Signor
Presidente, per rimediare alla “dimenticanza” rilevata nella riforma, e quindi
per evitare ai dipendenti camerali l’umiliazione di vedere nuovamente
misconosciuto il loro impegno e la loro professionalità, esiste ancora una
opportunità, ed è quella che Lei si attivi, imponendo che vengano finalmente
riconosciuti i meriti di quei circa diecimila servitori dello Stato, che
oggi costituiscono una realtà d’eccellenza nel panorama del pubblico impiego.
Pertanto, per quel
che precede, si chiede di emendare il testo del decreto, trasmesso al
Governo dal Ministero per lo Sviluppo Economico, eliminando il comma V dell’art.
2 , i commi I e IV dell’art. 6 e i commi II, III, IV, VI e VIII
dell’art. 7, prevedendo nello stesso articolo
che tutto il personale del sistema delle Camere di Commercio sia inserito in
un’area specifica camerale all’interno del comparto delle Regioni e delle
Autonomie locali.
In attesa di
conoscere le Sue determinazioni in proposito, ci si manifesta a Sua completa
disposizione per ogni eventuale chiarimento.
Cordiali
saluti.
Il Coordinatore Nazionale Il Segretario Generale
Camere di Commercio F.to Giovanni Torluccio
F.to Guido Vacca
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