Dagli al “fannullone”! Così Brunetta è riuscito a bloccare i rinnovi contrattuali
In principio era il Verbo, ma questa che racconto è proprio un’altra storia, meno “divina” e molto terrena.
In principio, c’era il ministro Brunetta, di nome Renato, che come un novello Robin Hood, cominciò’ una sua personale battaglia contro i fannulloni, ossia quei pubblici dipendenti che trascorrevano il loro tempo con i piedi sulla scrivania, leggendo il giornale e facendosi “beggiare” dai colleghi.
La battaglia molto ardua e molto nobile , aveva come obiettivo, quello di redimere (con le buone o con le cattive) questo esercito di nullafacenti, vincitori (non si sa come) di un pubblico concorso, ridurre gli sprechi, assicurare un servizio migliore al “cittadino” che diveniva il vero protagonista della Pubblica Amministrazione, e “dulcis in fundo” premiare “ i migliori”; perché anche il ministro Brunetta, di nome Renato, aveva intuito che qualche pubblico dipendente laborioso e capace, esisteva.
Cominciò, allora, una vera e propria campagna mediatica, che continuamente, incessantemente, spingeva l’opinione pubblica a ritenere che il problema dei problemi in Italia, fosse quello dei pubblici dipendenti mangiapane a tradimento, e che ogni disservizio, ogni coda, ogni fila, ogni inefficienza, non dipendeva affatto dalla classe politica, dal datore di lavoro (e mi viene da chiedere e da pensare come li avesse scelti i propri dipendenti questo datore di lavoro), ma da questo esercito di amebe che aveva come scopo solo quello di arrivare al 25 di ogni mese.
Questa prima fase, quindi, aveva essenzialmente, lo scopo da un lato di “indottrinare” la pubblica opinione, la gente, il cittadino, e far ritenere come vero ed accertato che il sistema Italia era inefficiente per colpa dei fannulloni e dall’altro ridurre “ in silenzio” i fannulloni medesimi, già graziati per il fatto di avere un “posto fisso” e lo stipendio alla fine di ogni mese.
E devo dire, che il ministro Brunetta, di nome Renato, davvero era riuscito nel suo intento, non solo aveva scovato e stanato i “ burocrati fannulloni”, ma aveva attivato tutte le procedure per rendere efficiente ed efficace l’azione della P.A. scovando i malati immaginari, attribuendo nuova visibilità (?) ai cittadini ed imponendo (?) ad ogni pubblico Ufficio di dotarsi di Pec, per assicurare (con buona pace delle Poste spa e delle vecchie raccomandate) una comunicazione veloce e sicura tra Enti e cittadini stessi.

Ed io pubblico funzionario (di nome fannullona, ma di fatto formichina laboriosa), davvero avevo creduto (?) che il ministro volesse rivoluzionare il sistema e premiare le eccellenze, e questo ripetevo (essendo anche sindacalista poco fannullona), a quei colleghi e a quegli iscritti che mi chiedevano pareri e spiegazioni.
Venne poi, il tempo dei rinnovi dei contratti e delle rappresentanze sindacali ed io aspettavo questa rivoluzione copernicana (perché in fondo cittadina lo sono) e davvero volevo capire come si sarebbero concretizzati gli atti di indirizzo, quali sarebbero state le prerogative dei pubblici dipendenti, come sarebbero stati premiati i migliori (o per meglio dire con quali risorse sarebbero stati premiati i migliori), e come sarebbe cambiato il sistema di valutazione dell’azione della pubblica Amministrazione.
Ed io aspettavo, aspettavo (Godot), ma il rinnovo dei contratti si trasformò in blocco dei contratti e le risorse messe a disposizione della contrattazione decentrata erano (e sono ) del tutto insufficienti per remunerare tutti gli istituti contrattuali (altro che premiare i migliori!).
A questo punto io mi aspettavo una levata di scudi, una sollevazione “popolare”, una protesta, un lamento… macchè, l’opera del ministro Brunetta (che intanto si scagliava contro i precari definendoli la parte peggiore del paese) era completa; da un lato la pubblica opinione, i cittadini, la gente guardava con “ammirazione” al blocco dei contratti (tanto i fannulloni non meritano nulla), dall’altra i pubblici dipendenti, ridotti al silenzio, se solo “osavano” lamentarsi erano ricoperti da una marea di “aggettivi”, come dire, poco carini (e tanto irrispettosi).
E veniamo ad oggi, al presente (anche perché parlare di futuro proprio non mi va, o meglio quello che vedo in prospettiva mi piace poco), al ministro Brunetta, di nome Renato, che a parte qualche fugace apparizione e qualche litigata con i suoi colleghi di partito e di governo,sembra aver perso la sua spinta propulsiva, sembra aver dimenticato i fannulloni e i laboriosi ed essersi ritirato in un religioso ( si fa per dire) silenzio.
Ma in fondo cosa pretendo, cosa chiedo e cosa mi aspetto!!!
C’è una crisi mondiale, globale e il problema da risolvere, ora, è capire se la Cina comprerà o meno i nostri titoli di stato; ed io che ancora penso alle nostre prerogative sindacali, quando il Paese tutto si interroga sulle signorine di Arcore e sui numeri del nostro presidente del consiglio!
Mi verrebbe da dire “sic transit gloria mundi”, ma essendo un’inguaribile romantica e soprattutto una formichina laboriosa, vado avanti (e come me una marea di altre formichine), cercando di assicurare a quei cittadini che mi guardano con sospetto (presupponendo che io sia una fannullona) il servizio che chiedono in tempi certi, ripagata essenzialmente poi, dalle loro parole che sono del tipo: ”ah…lei però non è una fannullona…anzi”…e cosi sia! ■
*Camera di Commercio di Caserta
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