Spirito di squadra e decisioni rapide per lo sviluppo basato sul turismo
E se provassimo veramente ad investire sul turismo?
Da più parti si dice, e ne sono anch’io fortemente convinto, che nel giro di pochi anni l’industria del turismo sarà il settore economico a più alto fatturato nel pianeta.
Una volta tramontata, e credo che oramai non ci pensi più nessuno, l’idea di un’industrializazzione forzata che possa occupare cospicue forze di lavoro e come rovescio della medaglia produce danni ambientali non indifferenti, i nostri territori possono essere restituiti a quella che certamente è la loro vocazione naturale: attirare visitatori, creare servizi, produrre indotto e provocare nuovi investimenti. Bisogna in definitiva innescare e far avviare un nuovo volano: un volano questa volta “virtuoso”, duraturo, compatibile con il nostro territorio, la nostra storia, la nostra cultura, la nostra vocazione.
Certamente gli ultimi accadimenti non hanno giovato all’immagine della nostra città, dei nostri territori e l’appeal che Napoli ha sempre esercitato si è sicuramente indebolito.
Ma è proprio nei momenti di difficoltà ai quali si aggiungano altri momenti di crisi internazionali ed economiche che l’inventiva, la genialità, la produzione di idee vengono fortemente stimolate. è necessario investire energie ed impegno per raggiungere e poi mantenere una “normalità” che per troppo tempo è mancata.

A queste vanno poi aggiunte e sommate iniziative nuove, di elevato valore turistico che costituiscono un forte attrattore di interessi di vario tipo e che producono un forte ritorno di immagine.
Forum delle culture nel 2013 e ancor prima due tappe dell’America’s Cup, sono un primo non trascurabile viatico per cominciare a ragionare nella giusta direzione.
Sono in grado di produrre interessi diffusi che pongono la nostra città al centro dell’attenzione anche internazionale: producono anche stimoli per investimenti in opere ed in strutture che possono essere utilizzate e gestite dopo gli eventi.
Dopo trent’anni di assoluto silenzio e di mancato utilizzo di strutture pure esistenti, finalmente si comincia a pensare all’ammodernamento ed all’utilizzazione economica per fini turistici del Molo S. Vincenzo del Porto di Napoli.

Un chilometro di passeggiata a mare tra panfili, yacht e barche di oltre venti metri, con servizi a terra, botteghe, caffè e ristoranti. Per anni si è detto che Napoli deve imitare Montecarlo, Nizza, Barcellona. Restituendo il mare ai napoletani e rendendolo fruibile si può fare un primo passo nella giusta direzione.
Ecco che un evento o meglio ancora la notizia di un evento ha indotto qualcuno a pensare ed a produrre un’idea.
Certo che trent’anni sono tanti e per la produzione di idee sono troppi… comunque confidiamo che per la realizzazione dell’idea i tempi siano molto più rapidi. E per il Forum delle Culture previsto per il 2013 si potranno cantierare nuove ed importanti iniziative quali il rilancio della Mostra d’Oltremare, la costruzione di nuovi alberghi e strutture in grado di accogliere al meglio quella nuova e nello stesso tempo antica forma di turismo quale il turismo congressuale.
Ecco come i grandi eventi possono stimolare e rilanciare quella voglia di normalità del vivere cittadino e nello stesso tempo costituire un nuovo volano di sviluppo.
Ma per raggiungere questi obiettivi c’è bisogno anche di un’altra normalità: quella politica, quella decisionale, quella in definitiva “normale” in una adeguata classe dirigente.
C’è bisogno di capacità decisionale e gestionale che per troppi anni è stata timida o addirittura assente.
Progetti adeguati e condivisi, decisioni rapide, veloci cantierizzazioni, rispetto dei tempi e delle scadenze.
Alla fine, “normalità” del vivere civile in una società che vuole ritornare ad essere considerata avanzata e ben integrata nel contesto Europeo. Ed anche la “politica”, quella con la P maiuscola, e mi riferisco a quella nazionale, può e deve fare la sua parte.
Se si vuole veramente sostenere l’industria del turismo bisognerà avere la forza ed il coraggio di prevedere e di impegnare risorse, di riuscire poi da parte degli organismi locali a spendere oculatamente e velocemente i Fondi Europei che da troppo tempo sono dirottati su altre aree e su altri paesi proprio a causa delle nostre “incapacità di spesa”.
Un dato in definitiva: negli anni sessanta l’Italia era al primo posto nella classifica mondiale per numero di visitatori stranieri. Oggi abbiamo difficoltà a mantenere il quinto o sesto posto.
Eppure nessun Paese al mondo è così ricco di storia e di cultura e di bellezze architettoniche e paesaggistiche. È ora di puntare decisamente per recuperare posizioni e di rioccupare il posto che ci spetta per vocazione naturale.
Bisogna volerlo e quindi agire di conseguenza con spirito di squadra : Governo, Enti locali, istituzioni ed operatori sappiano fare sinergia. I risultati saranno positivi per tutti e tutti ne troveranno benefici!.
“Beato quel Paese e quella città che non hanno bisogno di grandi eventi!”
Al momento però noi sfruttiamoli a dovere per poter non averne bisogno in futuro! ■
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