Vacca: «Ha ragione Draghi: spazzare via i privilegi è l’unica strada percorribile»


Dagli scontri di Roma al declino del paese
Mentre mi accingo a scrivere il presente articolo ho ancora sotto gli occhi le immagini degli scontri violenti e le devastazioni che si sono appena verificati nella capitale trasformando quella che doveva essere una manifestazione pacifica in una vera e propria guerriglia.
Tanta violenza va condannata con la massima fermezza e rappresenta un segnale molto pericoloso per un futuro che appare sempre più buio, sempre più oscuro, sempre più preoccupante.
Oggi, alla luce di tanta violenza, occorre cercare di capire, cosa non facile, le motivazioni per evitare che simili deplorevoli episodi possano nuovamente accadere in futuro.
Occorre trovare i rimedi agli errori, ai troppi errori commessi da una politica che negli anni, con un’avidità e un’ingordigia insaziabile, ha portato la casta e l’alta dirigenza a percepire cifre stratosferiche, mentre ai lavoratori e ai pensionati solo tasse senza fine e tagli infiniti.
Obama, presidente degli Stati Uniti, in un anno arriva a guadagnare circa 200.000 euro, un parlamentare inglese poco più di 5000 euro. Cifre che a noi italiani, abituati a vedere la nostra cricca guadagnare cifre spropositate, appaiono in tutta la loro modestia.
Oggi occorre tagliare, non sulla povera gente che non ha più nulla da dare, non sui lavoratori che da anni vengono sottoposti ad una cura altamente dimagrante, non sui pensionati che francamente non arrivano alla fine del mese, ma sui tanti e troppi privilegi
di una casta e di una dirigenza che assorbe, a piene mani, ingenti somme dai bilanci dello Stato.
Su questo fronte il governo continua a marciare nella direzione opposta. Infatti la manovra estiva ha portato batoste ai cittadini comuni con tagli alle Regioni, agli enti locali, alla sanità, alle pensioni mentre, come al solito, sono stati rinviati i tagli alla casta. Ho molto apprezzato, nei giorni scorsi, la dura presa di posizione di Mario Draghi, stimato e apprezzato economista e da pochi giorni nuovo presidente BCE, che ha richiamato il governo a spezzare la catena dei privilegi della casta, ad agire senza esitazioni in
maniera tale da far ripartire la crescita economica e a ridare speranza ai giovani.

Quello che oggi occorre è la riforma della politica, di quel grandissimo e variegato esercito di persone mediocri, impreparate, egoiste che godono di tantissimi e troppi privilegi e di retribuzioni eccessivamente elevate.
Tutto questo mentre il nostro Paese attraversa una pericolosa crisi che è sfociata nella chiusura di tante aziende, di tante imprese e conseguentemente in tanti licenziamenti.
Brunetta si vanta spesso che la sua azione porterà ad un taglio di 300.000 lavoratori.
Si continua a sbagliare e intanto non ci sono più assunzioni, non si rinnovano più i contratti, assistiamo solo a tagli continui e a fabbriche e imprese che chiudono i battenti lasciando tanti padri di famiglia nella disperazione della disoccupazione.
L’allarme lavoro continua paurosamente a crescere e a lasciare a spasso due giovani su tre nelle regioni del mezzogiorno e un’altissima percentuale di laureati è nella più totale disperazione per un futuro che non prevede nulla di positivo.
Un mondo giovanile di disoccupati, questo è il vero allarme, il vero dramma del nostro Paese.
Assistiamo impotenti alla disperazione di tanti giovani che non vedono alcuna possibilità di lavoro ma solo tanto buio e nessuna prospettiva. Quello che stiamo vivendo e, senza alcuna ombra di dubbio, il periodo più buio nella storia della repubblica italiana.
Un momento di grande crisi che ha colpito tutti i settori della nostra traballante economia.
Un momento di forte difficoltà per lavoratori, pensionati, precari, giovani che vedono allontanare una qualsiasi possibilità di lavoro mentre la politica continua imperterrita ad escogitare ricette per arricchire i ricchi e ad affamare il resto della popolazione.
In questo fosco scenario la Uil, con uno sciopero generale del pubblico impiego, ha portato tutti i lavoratori pubblici in piazza Santi Apostoli a Roma il giorno 28 ottobre 2011.
Tale sciopero si è reso necessario per le fortissime penalizzazioni operate ai danni dei lavoratori e gli interventi restrittivi operati dalla Funzione Pubblica e dal Governo con blocco di contratti, penalizzazioni di ogni genere, denigrazioni di ogni tipo e tagli agli enti che hanno messo in serio pericolo le future erogazioni di servizi ai cittadini che porteranno l’amaro frutto di cospicui aumenti di prezzi e tariffe.
Tutto questo senza minimamente toccare i privilegi principeschi di una casta che a .mio avviso, rappresenta il vero grande cancro del nostro Paese.
Quando in una nazione vengono criminalizzate da esponenti della politica e del mondo economico le vere realtà d’eccellenza, quali ad esempio le Camere di Commercio, significa che veramente come Paese abbiamo toccato il fondo.
Appare, quindi, molto corretta l’analisi di diversi economisti che vedono il nostro Paese dissanguato da una casta che, assorbendo circa la metà della ricchezza nazionale, mette a forte rischio il sistema Italia.
Quello che appare con tutta la sua evidenza alla ormai stragrande maggioranza degli italiani è che abbiamo ormai smarrito il senso della realtà.
Una realtà sempre più buia, sempre più triste, sempre più penalizzante.
In tutto questo occorre che i sindacati ritornino a fare sindacato, ad essere propositivi, a scontrarsi con la politica quando rema nella direzione di affamare i lavoratori.
In questo fosco scenario si avverte l’assoluta necessità che il governo inverta quella tendenza che sta portando alla fame i lavoratori e i pensionati.
Abbiamo la forte necessità di recuperare un progresso fondato su equità e giustizia sociale. Questo, come ha detto Draghi, deve avvenire senza nessuna esitazione e senza ulteriori perdite di tempo. ■
*Segretario nazionale Uil Fpl-Snalcc
Condividi in Facebook

