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VOCE CAMERALE SETTEMBRE 2007

 

L’intervento del segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale della Stampa Italiana


“Per gli addetti stampa
nella PA urgono
flessibilità e stabilizzazione”


**Segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale
della Stampa Italiana


Voglio innanzitutto ringraziare gli organizzatori per l’invito rivolto alla Federazione della Stampa Italiana a prendere parte a questo convegno e a prendervi la parola. Un ringraziamento voglio rivolgerlo in particolare all’amico Guido Vacca. Colgo l’occasione per esprimere la solidarietà di una intera categoria ai lavoratori del pubblico impiego, perché leggo che si arriva a conclusione di una lunga vicenda contrattuale durata sedici mesi e, peraltro, una conclusione messa in discussione sussistendo molte perplessità su cosa effettivamente si sia concordato. Voglio portare la solidarietà di una categoria - anche se del settore privato - che da 26 mesi attende l’apertura del confronto contrattuale. Non la conclusione ma l’apertura del confronto. Non riusciamo nemmeno a sederci al tavolo, non per nostra indisponibilità: in quanto siamo favorevoli a discutere qualsiasi cosa si voglia discutere al tavolo. Più di questo atteggiamento non credo sia possibile chiedere ad una parte per avviare una trattativa. Intendo anche sottolineare che per la parte pubblica siamo parte contrattuale sulla base di una legge prima e di una sentenza dopo: la magistratura del lavoro di Roma ha stabilito che noi siamo titolati e del resto lo diceva la legge 150 del 2000. Possiamo retrodatare al 2000 la nostra vicenda contrattuale nel settore pubblico: siamo titolati come sindacato dei giornalisti a discutere del profilo professionale di un dipendente pubblico che è quello di addetto stampa.
Quindi se nel privato sono 26 mesi di attesa, nel pubblico sono ben sette anni di attesa.
Ecco perché sentiamo particolarmente il problema che poneva chi rappresentava l’Unioncamere a proposito del fatto che facciamo i contratti guardando all’indietro.
Figuriamoci noi del settore privato che andiamo a discutere cose che dovevano essere risolte 26 mesi fa e non abbiamo mica disdetto il contratto all’ultimo minuto!
Lo abbiamo fatto con grande anticipo perché volevamo arrivare alla scadenza del contratto avendo il nuovo praticamente pronto.
La FNSI è, nonostante questi tempi lunghi, un sindacato diciamo neofita, appena arrivato nel settore della pubblica amministrazione e non nasconde che, se pure la nostra disponibilità a comprendere i vostri processi negoziali è totale, il nostro sforzo e il nostro impegno lo è ancora di più, soprattutto nell’attrezzare i nostri quadri sindacali. Va detto anche che, per la verità, in una serie di regioni siamo anche arrivati ai contratti di secondo livello, ai contratti aziendali per gli addetti stampa: dico “aziendali” perché la nostra provenienza privata si sente.
Una esperienza l’abbiamo fatta anche se le Regioni, con la potestà legislativa che le caratterizza, hanno maggiore possibilità di decisione rispetto al resto della pubblica amministrazione.
Pensiamo che questo nodo degli addetti stampa vada sciolto nell’ambito delle discussioni a cui ho assistito oggi. Cioè se l’obiettivo che ci si pone da entrambe le parti - come appunto recita anche il titolo del convegno – è una nuova qualità dei servizi della pubblica amministrazione che abbia effetti non solo per i lavoratori ma anche nel rapporto con i cittadini, ciò deve essere vero in modo particolare dal punto di vista di chi opera per l’informazione; peraltro oggi si dice che chi non appare sugli organi di informazione non esiste. Una buona attività aziendale, quindi anche di una azienda pubblica, non esiste, non è valorizzata, non è compresa dai cittadini se non è accompagnata da una adeguata capacità informativa. E’ strategico avere strutture di informazione qualificate, professionalizzate, i cui lavoratori abbiano modalità di esercizio della professione che siano efficaci a quel fine.
Sapete perché lo dico? Perché nella nostra attività ci siamo trovati di fronte a situazioni che hanno, dal nostro punto di vista, dell’incredibile. Abbiamo dovuto affrontare il problema di un collega addetto stampa sanzionato dalla sua amministrazione perché non ottemperava all’interruzione dell’orario di lavoro per la pausa pranzo.
Ma sapete qual è la ragione per cui questo collega non si fermava in quelle ore? Perché corrispondono esattamente al momento in cui i suoi interlocutori nelle redazioni giornalistiche svolgono uno dei momenti più intensi della loro organizzazione: è il momento in cui si fa il punto di ciò che la mattinata ha prodotto; è il momento in cui l’addetto stampa trova nelle redazioni tutti gli interlocutori con cui deve parlare per segnalare la pubblicazione di un comunicato o segnalare la notizia. Se non riusciamo a definire modalità di riconoscimento della flessibilità – ed uso coscientemente una parola che fa rabbrividire solitamente il sindacato - nella pubblica amministrazione, per questo settore, per questa area professionale (magari ci sono esigenze analoghe per altre aree professionali) allora ci troviamo in grave difficoltà. Perché parliamo di una questione trasversale in tutti i comparti: l’informazione è un problema che esiste per le Camere di commercio esattamente come esiste per le strutture sanitarie, per i Comuni, per le Province, per le Regioni, per i ministeri e per qualsiasi altra articolazione. Se non riusciamo a definire queste condizioni minime francamente trovo difficile che tutto lo sforzo della pubblica amministrazione di cui si è parlato anche oggi, abbia poi un risultato tale da essere compreso dai cittadini ed abbia, perché compreso, il supporto dei cittadini affinché il cambiamento si realizzi. La flessibilità, dunque, è un problema che poniamo con forza, che ha valenza contrattuale, ma anche di riforma complessiva della pubblica amministrazione. Credo, quindi, che ci debba essere una attenzione più intensa verso questa piccola area degli addetti stampa che rappresenta numeri di dipendenti molto contenuti anche se meno di quel che si pensa. Ci deve essere una attenzione del ministero, proprio perché si occupa di riforme e innovazione; mi permetto di dire anche attenzione dell’Aran, pur se riconosco che il presidente Massella - incontrando una nostra delegazione - ha dichiarato grande disponibilità anche se ci ha rilanciato la palla nel nostro campo. Infatti ha detto: “mettetevi d’accordo fra voi sindacati, poi venite da me e io vi benedico nel momento in cui avrete raggiunto l’intesa”. Però abbiamo bisogno anche di un aiuto a trovare l’intesa con tre particolari organizzazioni sindacali, cioè con le federazioni della funzione pubblica di CGIL, CISL e UIL, che costituiscono il vero blocco che noi incontriamo in questo momento e purtroppo mi dispiace.
Si è aperto un discorso con i confederali, cerchiamo di portarlo avanti con l’obiettivo di riuscire a chiudere su una ipotesi di profilo professionale che è un po’ la nostra piattaforma contrattuale: abbiamo posto una serie di problemi che qui ho sentito richiamare, assistenza sanitaria, fondo di previdenza complementare. Ci è stato detto perfino da parte di alcuni sindacalisti confederali che avremmo dovuto insistere su questo piano perché dalla nostra azione sarebbero passati principi validi per tutto il pubblico impiego. Ma abbiamo registrato una incoerenza perché gli stessi confederali, poi, ci impediscono una trattativa bloccandoci rispetto alle nostre rivendicazioni relative agli addetti stampa.
Voglio aggiungere che anche per questa piccola area del pubblico impiego va tenuto presente un processo di stabilizzazione.
Questi operatori non vanno esclusi, magari sulla base di capziose argomentazioni, del tipo “i giornalisti hanno un rapporto particolare”. La legge 150 ha, infatti, esattamente messo fine a quella discriminazione nel momento in cui il rapporto fiduciario tra l’amministratore protempore e una struttura di comunicazione esterna è stato passato dai giornalisti dell’ufficio stampa alla nuova figura del portavoce, riconoscendo così che la prestazione del giornalista deve essere, come per le altre professioni, una prestazione che ha come punto di riferimento il cittadino elettore e non l’amministratore pro-tempore.
Questo è il principio che quella legge afferma, giustamente a mio modo di vedere.

 

 

 

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