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VOCE CAMERALE GENNAIO 2008

Per le Camere di Commercio

la nuova stagione è legata

a piccoli ritocchi e

spinte dal basso

 

 

L’analisi del responsabile Area organizzazione di Unioncamere, Alberto Caporale

A partire dalle riforme del 1993 sul lavoro pubblico e sull’ordinamento delle Camere di commercio, non c’è stato, forse, momento nel quale non ci siamo trovati di fronte a dibattiti, riflessioni congiunte, scritti tutti intesi a sottolineare, in generale, l’importanza del cambiamento introdotto nelle regole sul personale della P.A. ai fini della crescita e del riconoscimento della professionalità dei lavoratori stessi e, in particolare, la rilevanza strategica della risorsa umana nel favorire la miglior affermazione del nuovo ruolo delle Camere di commercio delineato dalla l. n° 580.

A distanza di 15 anni da quel momento, si può dire che l’effetto di quella ondata di discussioni, sollecitazioni e confronti è stato, comunque, positivo: con maggiore o minore fatica e/o capacità, infatti, la notevole maggioranza delle organizzazioni pubbliche è sicuramente cresciuta dal punto di vista della gestione del personale secondo i moduli innovativi voluti dalla riforma e assecondati nelle tornate contrattuali succedutesi dal  1995 in poi. E le Camere, in particolare, hanno saputo via via definire assetti organizzativi ed investimenti di know-how sul personale che hanno consentito – pur con tutti i vincoli giuridici del caso - di stare al passo con le sfide e le innovazioni che, sotto il profilo della mission istituzionale, si sono susseguite, talvolta in modo frenetico e non organico.

Certo, non tutto il lavoro richiesto ad oggi può dirsi completo e compiuto; questo non solo per le difficoltà degli enti ad interpretare sempre e comunque in chiave di maturità gli input al cambiamento che arrivavano, ma anche per una certa instabilità – e, negli ultimi tempi, anche contraddittorietà – delle regole esterne che andavano fissandosi per indirizzare le decisioni degli enti stessi; ragion per cui è agevole affermare che “c’è ancora da fare” .

Ma è su come dare forma a questo “da fare” che, con tutta probabilità, si gioca la nuova stagione del lavoro pubblico che si sta aprendo in quest’ultimo periodo.

Quanto più, infatti, non si riuscirà a sfuggire – da parte di coloro che hanno il compito istituzionale di fissare le regole del gioco – alla tentazione, finora sempre vincente, di “non fidarsi” delle Amministrazioni e di porre, così, tali regole in modo pervasivo ed uniforme sul piano formale, tanto più si potrà dire, con relativa sicurezza, che si sarà trattato di un’occasione persa per consolidare e migliorare quanto di virtuoso le Amministrazioni stesse sono riuscite a concretizzare finora.

E’ tempo, forse, non di riforme legislative organiche e complessive, ma – se proprio intervenir si deve – di pochi, mirati ritocchi, in chiave semplificativa magari, che valgano a supportare il metodo d’azione della P.A., rendendolo più pragmatico e competitivo.

E, soprattutto, occorre lavorare “dal basso”, lasciando alle Amministrazioni il compito di agire le proprie capacità di consolidare quanto di buono fin qui fatto, di innestare i miglioramenti e le innovazioni necessarie, di sapersi confrontare con realtà similari in questa loro crescita.

Muovendosi in una tale logica, e grazie anche allo spirito d’iniziativa e alla dedizione del Presidente della Camera di commercio di Pesaro Alberto Drudi, delegato dal Comitato di Presidenza Unioncamere per le tematiche del personale camerale, dopo un primo confronto con le delegazioni sindacali nazionali, tra le quali quella dello Snalcc, sono in corso una serie di incontri sul territorio nazionale con le Camere.

Incontri promossi con l’intento di ascoltare difficoltà e problemi sul versante organizzativo e gestionale, e relative proposte di intervento e miglioramento, di attivare confronti sui processi di cambiamento finora realizzati nelle diverse realtà, di sollecitare a nostra volta la ricerca di spazi per crescere ancora, come è ormai nel destino della competività camerale.

Il percorso sfocerà, nell’autunno, in una Conferenza programmatica nazionale, alla quale saranno chiamati tutti gli interlocutori, anche istituzionali, coinvolti nell’argomento.

Un appuntamento importante per tutti noi, nel quale poter trovare, ci si augura, un punto di equilibrio convincente tra giuste rivendicazioni di autonomia decisionale e responsabilità nel saper gestire tale autonomia, il cui esercizio implica scelte che spesso non risultano indifferenti rispetto alle compatibilità del nostro sistema di cui si è parte; tra giusta insofferenza per i vincoli che impediscono di dare impulso al mercato del lavoro pubblico e capacità di determinare, una volta rimossi detti vincoli, il giusto mix tra ricambi generazionali e soddisfacimento delle attese interne di crescita professionale; tra giusta esigenza di dare vita a politiche retributive senza eccessivi condizionamenti contrattuali e capacità di gestire gli incrementi salariali aziendali valorizzando chi più e meglio – tra i collaboratori – risponde alle sollecitazioni di impegno imposte dalle sfide che le Camere si trovano a dover affrontare con frequenza.

E un’occasione significativa per affrontare in modo diverso temi che rischiano di risultare monotoni; in questo un ruolo importante potrà essere giocato dalla componente sindacale e dalla vostra in particolare.

 

* Alberto CAPORALE - Responsabile Area organizzazione UNIONCAMERE

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