S.N.A.L.C.C. |
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Lo scandalo ha ora indotto il Governo ad intervenire per tagliare drasticamente le esternalizzazioni.
L’alta
professionalità dei lavoratori camerali è il vero antidoto contro una pericolosa
distorsione in atto anche nelle Camere di Commercio. Conosco le problematiche che animano la discussione all’interno delle Camere di Commercio per averle lette sulla stampa e per aver preso visione delle proposte di legge di modifica dell’art. 19 della legge 29 dicembre 1993, n. 580 in materia di ordinamento del personale delle stesse. Non le sottovaluto e trovo giusto che vadano risolte al più presto anche per dare certezze al personale che vi lavora. Mi chiedo se la soluzione di tali problemi rafforzerà il ruolo e la funzione delle CCIAA, quali sono richiesti dalla realtà economica del nostro paese. La risposta non può non partire da considerazioni di carattere generale. Il Paese attraversa un periodo di profonda crisi economica e fa fatica a formulare una proposta per il suo superamento.
La politica, mostrando spesso indifferenza per tali realtà, ha provveduto ad istituire, utilizzando una esasperata creatività, enti e società prive di reale valore, poco utili per la collettività, ma molto per vip, parenti, figli e sodali di coloro che, lautamente retribuiti, sono stati designati alla direzione di tali improprie strutture definite eufemisticamente “di servizio”.
Il fenomeno è diventato così esteso da indurre Regioni e Governo ad intervenire per far cessare un siffatto scandalo. Se non vi saranno ripensamenti (ben difficili anche perché la Cee ci richiama all’obbligo di ridurre le spese, più che aumentare le tasse) occorrerà riprendere il processo di rinnovamento della pubblica amministrazione, le modalità dell’accesso e la mobilità dei dipendenti e la determinazione della retribuzione sulla base delle professionalità, dei titoli e dei ruoli svolti, prescindendo dall’ufficio in cui sono chiamati a prestare attività.
Problemi che riguardano anche le retribuzioni delle CCIAA e delle società collegate. La stampa frequentemente ha riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica, sia pure con diversità di accenti e di toni, con proposte largamente condivisibili, tali tematiche, ma quasi sempre vengono ignorate da chi dovrebbe trarne conseguenze operative, e scompaiono rapidamente sia dall’agenda politica, sia dalle prime pagine dei giornali. Basti pensare a quanti anni sono passati per la soppressione dell’Ente istituito per verificare quali organismi fossero da considerare inutili, per concludere che il primo “inutile” fosse il primo.
La problematica riguarda, purtroppo, anche le Camere di Commercio, che, quasi ovunque, hanno dato vita a società collegate, definite “aziende speciali”(che avrebbero un senso soltanto in presenza di precisi obiettivi altrimenti non realizzabili) per l’attuazione di programmi che ben potevano essere conseguiti dall’ordinaria struttura burocratica, senza aumento di costi e senza attribuire al presidente di tali enti, spesso coincidente con quello apicale delle CCIAA,retribuzioni aggiuntive e rilevanti.
Pur sottraendo tempo al loro lavoro ordinario presso la struttura camerale, i dipendenti designati in altri enti provinciali per apportare specifiche competenze sono destinatari di retribuzioni aggiuntive, definite quasi sempre“gettoni”.
La stampa ha altresì denunciato l’assunzione senza concorso o con selezioni mascherate, di parenti ed amici, presso alcune Camere di Commercio. I gettoni di presenza liquidati ai rappresentanti delle Associazioni che fanno parte del Consiglio appaiono assolutamente alti ed, in alcuni casi, vengano liquidati anche quando le sedute, per mancanza del numero legale, non esprimono giudizi o pareri sulle problematiche poste all’ordine del giorno della seduta. Il ruolo che le CCIAA possono svolgere per la crescita delle iniziative economiche è certamente importante e nessuno è in grado di disconoscerlo. È, proprio per tale ragione, che le Camere di Commercio e le loro strutture dovrebbero essere chiamate a valutare con umiltà e serietà le riforme ineludibili da realizzare al fine di assicurare un ruolo più incisivo e non secondario al loro operato, facendosi carico anche delle questioni non secondarie – e che possono apparire soltanto di carattere etico – poste nel presente articolo. Va bene battersi per un contratto di lavoro nuovo e tale da eliminare le distorsioni che vengono denunciate, ma, se non si vuole ridurre il tutto ad una pura rivendicazione corporativa, occorre alzare gli occhi sull’universo intero delle Camere di Commercio, dando maggiore incisività all’opera che sono chiamate a svolgere. E soprattutto, recuperando dall’interno le capacità esistenti, che ora vengono “appaltate” all’esterno.
Franco Assante *Avvocato, già Onorevole. Dirigente Ds. |
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