
L’intervento del Ministro per le
Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione
“Vi spiego
come sarà
la pubblica amministrazione
tecnologizzata ed efficiente”

*Ministro per le Riforme e
l’Innovazione
nella Pubblica Amministrazione
Oggi ci troviamo con una pubblica amministrazione che ha
alcuni problemi che vanno risolti contestualmente. E’
come se volessimo affrontare un sistema di equazioni che
non è possibile risolvere una alla volta, perché solo
risolvendole assieme teniamo conto di tutte le
variabili. Questa impostazione è importante in quanto il
sistema è composito e, quindi, bisogna cercare di
governare una tale complessità. Per questo dividerei
l’intervento su tre livelli: un intervento tecnologico
(tematica del riferimento nella quale le Camere di
commercio sono certamente molto avanti), c’è poi un
problema di riorganizzazione del lavoro e, infine, la
necessità di restituire alla pubblica amministrazione
una dignità non sempre presente o riconosciuta. Quanto
al primo aspetto, dobbiamo tener conto che fino ad oggi
la tecnologia dell’informatizzazione che è stata
utilizzata dai pubblici dipendenti e in tutta la
funzione pubblica in generale, ha sostituito in parte la
vecchia tecnologia della carta e della penna, lasciando
inalterate però le stesse regole e le stesse procedure
che erano state messe a punto quando non esistevano i
computer. Si è avuto, quindi, fino ad oggi un approccio
di cosiddetta parziale sostituzione in cui la nuova
tecnologia non ha cambiato il sistema di lavorare ma ha
aggiunto ad un sistema di lavoro tradizionale un pc e
basta. Ma questo, come evidente, non è il migliore
approccio per utilizzare l’informatica, per utilizzare
l’innovazione. Perciò il primo lavoro che abbiamo
avviato è stato quello di attivare un grande processo di
interoperabilità a livello centrale, processo che
metterà in qualche modo sotto un comune denominatore
tutte le banche dati dell’amministrazione centrale,
processo questo che si avvierà a conclusione entro la
fine dell’estate. Avremo così modo di utilizzare il
sistema informatico in maniera significativa, mettendo a
disposizione di tutti i dati di tutti, creando così un
sistema interoperabile che è il sistema pubblico di
connettività: permetterà a noi di modificare le norme e
di modificare le procedure perché un sistema così
sviluppato permette a tutti di utilizzare a tutti i dati
degli altri e non sarà più necessario spostare una
pratica da un ufficio all’altro.
L’altro punto importante è quello di mettere in
collegamento il sistema pubblico di connettività
centrale con il sistema pubblico di connettività
periferico, costituendo un sistema unico di connettività
in modo tale da permettere al Paese di disporre delle
banche dati disponibili e quindi di poter operare per il
rilascio di autorizzazioni, documenti e certificazioni
in maniera indipendente da ciascuna amministrazione
pubblica.
Questo progetto è partito recentemente, la settimana
scorsa sono state assegnate le due gare avviate per un
totale di oltre 500 milioni di euro, porterà il paese
entro la fine del 2008 a disporre di un sistema unico di
connettività che coinvolgerà tutta la pubblica
amministrazione; contemporaneamente è partita,
ovviamente, una copertura al cento per cento della banda
larga, un elemento essenziale per la funzionalità del
progetto. Il gruppo di lavoro costituto da me, da
Gentiloni e Lanzillotta ha avviato una ricognizione
sulle necessità insieme con le aziende che operano in
questo settore avviando un processo misto
pubblicoprivato.
La Campania sarà fra le prime regioni ad avere questo
sistema di completa copertura della banda larga. Quando
il sistema sarà funzionante ed i servizi saranno tutti
organizzati noi avremo una forma di black box, che
sarebbe il back office come normalmente si chiama, in
cui vengono elaborate tutte le informazioni e un front
office che potrà essere un telefonino, una televisione,
un computer ma potrà essere anche uno sportello, che
consentirà di accedere a questo sistema chiuso di
informazioni interconnesse. A questo punto anche le
leggi Bassanini di una volta non serviranno più perché
non avremo più bisogno di autodichiarazioni se ognuno di
noi, pubblico ufficiale, avrà la possibilità di poter
accedere alle informazioni di cui avrà bisogno per poter
emettere un certificato che viene richiesto. Ci
troveremo così di fronte ad un sistema che utilizza
questa volta la tecnologia non in modo incrementale ma
in modo radicale perché ridisegna la procedura
utilizzando la nuova tecnologia, entrando quindi nella
riprogettazione dei processi e, in fin dei conti,
pensando informatico. Questa è la trasformazione
tecnologica che abbiamo avviato per la pubblica
amministrazione.
Per poter riportare la pubblica amministrazione ad una
dignità che ha in parte perso, sono state avviate una
serie di direttive: sulla pubblicizzazione degli stati
patrimoniali dei pubblici dipendenti, per l’immissione
in rete di tutte le consulenze che sono state affidate
dalle pubbliche amministrazioni, la direttiva che impone
di mettere in rete tutte le gare che superano l’importo
di 20 mila euro. Si tratta di iniziative che non servono
a punire la pubblica amministrazione ma a dare al
cittadino una visione trasparente di come operi. In
questo ambito si inquadra la legge sulla licenziabilità
di chi commette reati: una norma che attualmente va
completando il suo iter nella commissione parlamentare
ed andrà alla Camera nelle prossime settimane. Si
intende dare il segnale forte al cittadino che la
pubblica amministrazione è trasparente e sana.
Poi abbiamo il problema della riorganizzazione del
lavoro: abbiamo voluto condividere con il sindacato una
serie di punti fermi che non riguardano solo la parte
economica del contratto di lavoro. Si evidenziano alcune
caratteristiche non molto sentite negli ultimi anni come
la valutazione, la meritocrazia, la mobilità; insomma
dei principi che vanno ovviamente introdotti adesso
nelle direttive di comparto.
La direttiva madre che ha creato un po’ di agitazione
anche tra i sindacati è una direttiva che ha voluto in
qualche modo ridurre la capacità delle amministrazioni
che non ne avevano le possibilità economica, ad andare
avanti con una contrattazione decentrata che svilisse il
principio della contrattazione centrale. Quando noi
poniamo il 4,46 come aumento stipendiale con decorrenza
1° gennaio 2007, come elemento di base per l’incremento
salariale, diciamo anche che possono permettersi di
avviare una contrattazione decentrata soltanto le
amministrazioni virtuose, e quindi anche le
amministrazioni camerali, in cui però le risorse
aggiuntive devono essere sempre orientate verso un
miglioramento della quantità o della qualità dei
servizi.
Questi interventi non bastano senza una legge, che ha
completato il suo iter alla Camera, che aveva come
titolo “Tempi certi nella pubblica amministrazione” e
che introduce una serie di parametri utili ad
individuare criteri oggettivi della valutazione della
performance. Uno di questi è il tempo.
Vi è stata inserita, modificandola, anche la proposta,
chiamiamola Ichino (ma non è di Ichino, bensì di Turci
ed altri), relativa ad una serie di sistemi di
valutazione.
Beninteso non andiamo alla valutazione del singolo ma
cerchiamo di individuare dei parametri connessi anche
alla prestazione dell’ufficio, per poter così valutare
il dirigente dell’ufficio; il dirigente, di conseguenza,
avrà la possibilità di valutare i suoi dipendenti. E’
una operazione che secondo noi mantiene la struttura
dell’organizzazione del lavoro locale ma che consente di
avere un sistema di valutazione terzo che permette di
stabilire se un ufficio funziona o non funziona. Se
fossimo dei privati avremmo il mercato e, quindi, non
avremmo problemi a capire se un servizio funziona o
meno. Ma non abbiamo il mercato; abbiamo un sistema di
utenti che sono circa 50 milioni i quali utilizzano
questi servizi e che siccome, appunto, sono milioni non
possono con chiarezza esprimere qual è il risultato. La
novità è che questo tipo di attività verrà svolta da uno
speciale gruppo di lavoro che si insedia al CNEL: quindi
non costituiremo una nuova Autority - come proponevamo
nella bozza di legge - ma diamo un ruolo al CNEL dove
sono presenti tutti gli attori, compresi i consumatori,
attivando una commissione specifica per individuare i
parametri di valutazione e monitorare il sistema di
performance della pubblica amministrazione.
E’ un grande cambiamento, perché stiamo mettendo su un
sistema che ci permette di cominciare a valutare con
parametri oggettivi. Insisto su questo aspetto perché è
un argomento sul quale abbiamo a lungo discusso. La
valutazione di un dirigente circa un suo dipendente
fatta su basi emotive, personali, che non hanno nessuna
valenza: questo è il pericolo che possiamo correre.
Abbiamo un sistema diffuso di committenti da un lato e
dall’altro un proprietario che è lo Stato che ha anche
dei problemi propri - perché ha la tendenza ad
introdurre la politica anche in una attività gestionale
- e questa doppia valenza pericolosa, a monte e a valle,
determina la necessità di individuare dei parametri di
valutazione che siano oggettivi, non dipendenti dalla
singola volontà.
Questo è il lavoro che stiamo portanto avanti, un lavoro
complesso, che in qualche modo rivoluziona il sistema
della pubblica amministrazione e che dovrebbe, con
l’ausilio della tecnologia, ridisegnare un mondo della
pubblica amministrazione totalmente diverso dal passato.
Ovviamente sono coinvolti tutti ma le direttive che
stiamo preparando non possono essere le stesse per ogni
comparto: ciascuno si muoverà in modo diverso per poter
determinare insieme agli altri un “sistema di
funzionamento”. A questo aggiungiamo gli effetti della
legge sulla semplificazione che è stata approvata dalla
commissione interministeriale da me presieduta, e in cui
prendiamo un impegno molto forte di ridurre il costo
delle procedure del 25% entro il 2012. Non è piccola
cosa.
Tra i paesi europei siamo gli unici ad aver previsto
questo impegnativo risultato e lo abbiamo previsto
perché pensiamo che muovendoci su questa strada possiamo
dimostrare la capacità di competere principalmente dalla
parte pubblica.
Il piano prevede una serie di iniziative che potrebbero
sembrare sconnesse ma che nel loro insieme mirano ad un
obiettivo finale che gli americani chiamerebbero un
“dream”, un sogno finale, che è quello di una pubblica
amministrazione efficiente, tecnologicamente avanzata,
capace di ben interpretare questo nuovo ruolo.
A questo si aggiunge tutta una serie di ulteriori
iniziative come la stabilizzazione dei precari: una
volta per tutte diciamo che la stabilizzazione
automatica dei precari avviene solo per coloro che hanno
avuto un’assunzione con evidenza pubblica - e quindi con
concorso - e che hanno lavorato nella posizione per cui
chiedono la stabilizzazione da almeno tre anni e che,
comunque, dà inizio al divieto di sviluppare precariato
ed avvia con il prossimo anno una apertura totale di
tutti i blocchi alle assunzioni. Non esisterà più blocco
delle assunzioni. Non ho potuto annullare quest’anno il
blocco perché nella finanziaria 2005 era stato già
rendicontato il risparmio determinato dalllo stop alle
assunzioni del 2007. Abbiamo anche stabilito in
finanziaria che mentre per la ricerca - settore su cui
il paese punta fortemente - il turn over sarà del 100%,
per le altre aree avremo un turn over del 60% perché
questo, ci indicano gli esperti, è quello che serve in
un sistema che si va ad informatizzare e, perciò,
richiede meno manodopera e più competenze.
Obiettivo che si può ottenere solo se si innestano
giovani capaci e preparati e se si avvia un sistema di
formazione forte per la pubblica amministrazione.
Per la formazione abbiamo costituito, finalmente dopo
tanti anni, una nuova ENA italiano, varando l’Agenzia
per l’alta formazione di cui discuterò con Prodi il
regolamento. In essa sono comprese tutte le scuole per
l’alta formazione che esistono nel nostro paese, la
scuola superiore della pubblica amministrazione, la
scuola dei prefetti, la scuola del ministero degli
Esteri, la scuola del ministero del Tesoro. L’Agenzia,
attraverso una severa selezione, produrrà i prossimi
dirigenti dello Stato che passeranno in qualunque
settore della pubblica amministrazione.
Occorre peraltro ricordare che il Formez è completamente
ristrutturato, non fa più formazione, tutte le sue
società sono state messe in liquidazione e si baserà su
due attività fondamentali: il supporto tecnico alle
pubbliche amministrazione e il supporto
all’internazionalizzazione delle attività del ministero
degli Esteri. La compagine societaria del Formez sarà
anche cambiata nei prossimi mesi e saranno inserite
tutte le Regioni insieme alle Province ed ai Comuni
perché il Formez diventi il supporto tecnico delle
amministrazioni proprio in questo periodo
contraddistinto da grandi cambiamenti.
Il quadro generale, come si vede, è complesso: prevede
interventi ai vari livelli, la necessità di integrare le
varie soluzioni che si stanno individuando e che avranno
una fase transitoria difficile da comprendere se non si
conosce il contesto complessivo. Si tratta di interventi
avviati da sei mesi. Abbiamo poi un’ARAN completa ed
abbiamo, quindi la possibilità di accelerare le
procedure necessarie ad avviare operativamente questo
grande processo. Occorre che tutti siano convinti e
decisi a portarlo avanti: per questo insisto sulla
concertazione, nonostante tutte le difficoltà. E’ un
grande cambiamento, non è semplicemente un nuovo
contratto di lavoro.