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VOCE CAMERALE SETTEMBRE 2007

 
 

L’intervento del Ministro per le Riforme e l’Innovazione nella Pubblica Amministrazione


“Vi spiego come sarà
la pubblica amministrazione
tecnologizzata ed efficiente”

 

*Ministro per le Riforme e l’Innovazione
nella Pubblica Amministrazione


Oggi ci troviamo con una pubblica amministrazione che ha alcuni problemi che vanno risolti contestualmente. E’ come se volessimo affrontare un sistema di equazioni che non è possibile risolvere una alla volta, perché solo risolvendole assieme teniamo conto di tutte le variabili. Questa impostazione è importante in quanto il sistema è composito e, quindi, bisogna cercare di governare una tale complessità. Per questo dividerei l’intervento su tre livelli: un intervento tecnologico (tematica del riferimento nella quale le Camere di commercio sono certamente molto avanti), c’è poi un problema di riorganizzazione del lavoro e, infine, la necessità di restituire alla pubblica amministrazione una dignità non sempre presente o riconosciuta. Quanto al primo aspetto, dobbiamo tener conto che fino ad oggi la tecnologia dell’informatizzazione che è stata utilizzata dai pubblici dipendenti e in tutta la funzione pubblica in generale, ha sostituito in parte la vecchia tecnologia della carta e della penna, lasciando inalterate però le stesse regole e le stesse procedure che erano state messe a punto quando non esistevano i computer. Si è avuto, quindi, fino ad oggi un approccio di cosiddetta parziale sostituzione in cui la nuova tecnologia non ha cambiato il sistema di lavorare ma ha aggiunto ad un sistema di lavoro tradizionale un pc e basta. Ma questo, come evidente, non è il migliore approccio per utilizzare l’informatica, per utilizzare l’innovazione. Perciò il primo lavoro che abbiamo avviato è stato quello di attivare un grande processo di interoperabilità a livello centrale, processo che metterà in qualche modo sotto un comune denominatore tutte le banche dati dell’amministrazione centrale, processo questo che si avvierà a conclusione entro la fine dell’estate. Avremo così modo di utilizzare il sistema informatico in maniera significativa, mettendo a disposizione di tutti i dati di tutti, creando così un sistema interoperabile che è il sistema pubblico di connettività: permetterà a noi di modificare le norme e di modificare le procedure perché un sistema così sviluppato permette a tutti di utilizzare a tutti i dati degli altri e non sarà più necessario spostare una pratica da un ufficio all’altro.
L’altro punto importante è quello di mettere in collegamento il sistema pubblico di connettività centrale con il sistema pubblico di connettività periferico, costituendo un sistema unico di connettività in modo tale da permettere al Paese di disporre delle banche dati disponibili e quindi di poter operare per il rilascio di autorizzazioni, documenti e certificazioni in maniera indipendente da ciascuna amministrazione pubblica.
Questo progetto è partito recentemente, la settimana scorsa sono state assegnate le due gare avviate per un totale di oltre 500 milioni di euro, porterà il paese entro la fine del 2008 a disporre di un sistema unico di connettività che coinvolgerà tutta la pubblica amministrazione; contemporaneamente è partita, ovviamente, una copertura al cento per cento della banda larga, un elemento essenziale per la funzionalità del progetto. Il gruppo di lavoro costituto da me, da Gentiloni e Lanzillotta ha avviato una ricognizione sulle necessità insieme con le aziende che operano in questo settore avviando un processo misto pubblicoprivato.
La Campania sarà fra le prime regioni ad avere questo sistema di completa copertura della banda larga. Quando il sistema sarà funzionante ed i servizi saranno tutti organizzati noi avremo una forma di black box, che sarebbe il back office come normalmente si chiama, in cui vengono elaborate tutte le informazioni e un front office che potrà essere un telefonino, una televisione, un computer ma potrà essere anche uno sportello, che consentirà di accedere a questo sistema chiuso di informazioni interconnesse. A questo punto anche le leggi Bassanini di una volta non serviranno più perché non avremo più bisogno di autodichiarazioni se ognuno di noi, pubblico ufficiale, avrà la possibilità di poter accedere alle informazioni di cui avrà bisogno per poter emettere un certificato che viene richiesto. Ci troveremo così di fronte ad un sistema che utilizza questa volta la tecnologia non in modo incrementale ma in modo radicale perché ridisegna la procedura utilizzando la nuova tecnologia, entrando quindi nella riprogettazione dei processi e, in fin dei conti, pensando informatico. Questa è la trasformazione tecnologica che abbiamo avviato per la pubblica amministrazione.
Per poter riportare la pubblica amministrazione ad una dignità che ha in parte perso, sono state avviate una serie di direttive: sulla pubblicizzazione degli stati patrimoniali dei pubblici dipendenti, per l’immissione in rete di tutte le consulenze che sono state affidate dalle pubbliche amministrazioni, la direttiva che impone di mettere in rete tutte le gare che superano l’importo di 20 mila euro. Si tratta di iniziative che non servono a punire la pubblica amministrazione ma a dare al cittadino una visione trasparente di come operi. In questo ambito si inquadra la legge sulla licenziabilità di chi commette reati: una norma che attualmente va completando il suo iter nella commissione parlamentare ed andrà alla Camera nelle prossime settimane. Si intende dare il segnale forte al cittadino che la pubblica amministrazione è trasparente e sana.
Poi abbiamo il problema della riorganizzazione del lavoro: abbiamo voluto condividere con il sindacato una serie di punti fermi che non riguardano solo la parte economica del contratto di lavoro. Si evidenziano alcune caratteristiche non molto sentite negli ultimi anni come la valutazione, la meritocrazia, la mobilità; insomma dei principi che vanno ovviamente introdotti adesso nelle direttive di comparto.
La direttiva madre che ha creato un po’ di agitazione anche tra i sindacati è una direttiva che ha voluto in qualche modo ridurre la capacità delle amministrazioni che non ne avevano le possibilità economica, ad andare avanti con una contrattazione decentrata che svilisse il principio della contrattazione centrale. Quando noi poniamo il 4,46 come aumento stipendiale con decorrenza 1° gennaio 2007, come elemento di base per l’incremento salariale, diciamo anche che possono permettersi di avviare una contrattazione decentrata soltanto le amministrazioni virtuose, e quindi anche le amministrazioni camerali, in cui però le risorse aggiuntive devono essere sempre orientate verso un miglioramento della quantità o della qualità dei servizi.
Questi interventi non bastano senza una legge, che ha completato il suo iter alla Camera, che aveva come titolo “Tempi certi nella pubblica amministrazione” e che introduce una serie di parametri utili ad individuare criteri oggettivi della valutazione della performance. Uno di questi è il tempo.
Vi è stata inserita, modificandola, anche la proposta, chiamiamola Ichino (ma non è di Ichino, bensì di Turci ed altri), relativa ad una serie di sistemi di valutazione.
Beninteso non andiamo alla valutazione del singolo ma cerchiamo di individuare dei parametri connessi anche alla prestazione dell’ufficio, per poter così valutare il dirigente dell’ufficio; il dirigente, di conseguenza, avrà la possibilità di valutare i suoi dipendenti. E’ una operazione che secondo noi mantiene la struttura dell’organizzazione del lavoro locale ma che consente di avere un sistema di valutazione terzo che permette di stabilire se un ufficio funziona o non funziona. Se fossimo dei privati avremmo il mercato e, quindi, non avremmo problemi a capire se un servizio funziona o meno. Ma non abbiamo il mercato; abbiamo un sistema di utenti che sono circa 50 milioni i quali utilizzano questi servizi e che siccome, appunto, sono milioni non possono con chiarezza esprimere qual è il risultato. La novità è che questo tipo di attività verrà svolta da uno speciale gruppo di lavoro che si insedia al CNEL: quindi non costituiremo una nuova Autority - come proponevamo nella bozza di legge - ma diamo un ruolo al CNEL dove sono presenti tutti gli attori, compresi i consumatori, attivando una commissione specifica per individuare i parametri di valutazione e monitorare il sistema di performance della pubblica amministrazione.
E’ un grande cambiamento, perché stiamo mettendo su un sistema che ci permette di cominciare a valutare con parametri oggettivi. Insisto su questo aspetto perché è un argomento sul quale abbiamo a lungo discusso. La valutazione di un dirigente circa un suo dipendente fatta su basi emotive, personali, che non hanno nessuna valenza: questo è il pericolo che possiamo correre.
Abbiamo un sistema diffuso di committenti da un lato e dall’altro un proprietario che è lo Stato che ha anche dei problemi propri - perché ha la tendenza ad introdurre la politica anche in una attività gestionale - e questa doppia valenza pericolosa, a monte e a valle, determina la necessità di individuare dei parametri di valutazione che siano oggettivi, non dipendenti dalla singola volontà.
Questo è il lavoro che stiamo portanto avanti, un lavoro complesso, che in qualche modo rivoluziona il sistema della pubblica amministrazione e che dovrebbe, con l’ausilio della tecnologia, ridisegnare un mondo della pubblica amministrazione totalmente diverso dal passato. Ovviamente sono coinvolti tutti ma le direttive che stiamo preparando non possono essere le stesse per ogni comparto: ciascuno si muoverà in modo diverso per poter determinare insieme agli altri un “sistema di funzionamento”. A questo aggiungiamo gli effetti della legge sulla semplificazione che è stata approvata dalla commissione interministeriale da me presieduta, e in cui prendiamo un impegno molto forte di ridurre il costo delle procedure del 25% entro il 2012. Non è piccola cosa.
Tra i paesi europei siamo gli unici ad aver previsto questo impegnativo risultato e lo abbiamo previsto perché pensiamo che muovendoci su questa strada possiamo dimostrare la capacità di competere principalmente dalla parte pubblica.
Il piano prevede una serie di iniziative che potrebbero sembrare sconnesse ma che nel loro insieme mirano ad un obiettivo finale che gli americani chiamerebbero un “dream”, un sogno finale, che è quello di una pubblica amministrazione efficiente, tecnologicamente avanzata, capace di ben interpretare questo nuovo ruolo.
A questo si aggiunge tutta una serie di ulteriori iniziative come la stabilizzazione dei precari: una volta per tutte diciamo che la stabilizzazione automatica dei precari avviene solo per coloro che hanno avuto un’assunzione con evidenza pubblica - e quindi con concorso - e che hanno lavorato nella posizione per cui chiedono la stabilizzazione da almeno tre anni e che, comunque, dà inizio al divieto di sviluppare precariato ed avvia con il prossimo anno una apertura totale di tutti i blocchi alle assunzioni. Non esisterà più blocco delle assunzioni. Non ho potuto annullare quest’anno il blocco perché nella finanziaria 2005 era stato già rendicontato il risparmio determinato dalllo stop alle assunzioni del 2007. Abbiamo anche stabilito in finanziaria che mentre per la ricerca - settore su cui il paese punta fortemente - il turn over sarà del 100%, per le altre aree avremo un turn over del 60% perché questo, ci indicano gli esperti, è quello che serve in un sistema che si va ad informatizzare e, perciò, richiede meno manodopera e più competenze.
Obiettivo che si può ottenere solo se si innestano giovani capaci e preparati e se si avvia un sistema di formazione forte per la pubblica amministrazione.
Per la formazione abbiamo costituito, finalmente dopo tanti anni, una nuova ENA italiano, varando l’Agenzia per l’alta formazione di cui discuterò con Prodi il regolamento. In essa sono comprese tutte le scuole per l’alta formazione che esistono nel nostro paese, la scuola superiore della pubblica amministrazione, la scuola dei prefetti, la scuola del ministero degli Esteri, la scuola del ministero del Tesoro. L’Agenzia, attraverso una severa selezione, produrrà i prossimi dirigenti dello Stato che passeranno in qualunque settore della pubblica amministrazione.
Occorre peraltro ricordare che il Formez è completamente ristrutturato, non fa più formazione, tutte le sue società sono state messe in liquidazione e si baserà su due attività fondamentali: il supporto tecnico alle pubbliche amministrazione e il supporto all’internazionalizzazione delle attività del ministero degli Esteri. La compagine societaria del Formez sarà anche cambiata nei prossimi mesi e saranno inserite tutte le Regioni insieme alle Province ed ai Comuni perché il Formez diventi il supporto tecnico delle amministrazioni proprio in questo periodo contraddistinto da grandi cambiamenti.
Il quadro generale, come si vede, è complesso: prevede interventi ai vari livelli, la necessità di integrare le varie soluzioni che si stanno individuando e che avranno una fase transitoria difficile da comprendere se non si conosce il contesto complessivo. Si tratta di interventi avviati da sei mesi. Abbiamo poi un’ARAN completa ed abbiamo, quindi la possibilità di accelerare le procedure necessarie ad avviare operativamente questo grande processo. Occorre che tutti siano convinti e decisi a portarlo avanti: per questo insisto sulla concertazione, nonostante tutte le difficoltà. E’ un grande cambiamento, non è semplicemente un nuovo contratto di lavoro.

 

 

 

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