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Aran, una istituzione limitata dalle esigenze della politica di GIAMPAOLO ROMANO
Ruolo e compiti dell’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle pa
Sul Governo continua a spostarsi a responsabilità effettiva della contrattazione nel pubblico Impiego.
Obiettivo principale del legislatore era quello di depoliticizzare la contrattazione collettiva nel pubblico impiego creando un soggetto intermedio, sufficientemente autorevole, in grado di separare tavoli contrattuali e Governo, il tutto in un disegno più complessivo di avvio della privatizzazione dei rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici, in cui alla procedura amministrativa del rinnovo contrattuale se ne sostituiva una di tipo negoziale, delineando così un organismo pubblico che avrebbe dovuto costituire una sorta di “Confindustria” dei datori di lavoro pubblici.
Nella realtà gli oltre 20 contratti collettivi della P.A. che interessano circa 3 milioni di dipendenti, sin dalla costituzione dell’Aran, hanno continuato ad essere di fatto negoziati dai diversi Governi che si sono succeduti negli anni oltre che dallo stesso Parlamento che ha continuato, nel tempo, a legiferare sul trattamento dei dipendenti pubblici.
Il modello negoziale che ne è derivato risulta particolarmente complesso: l’Aran agisce in un contesto in cui opera la politica che deve gestire il consenso, le norme e i vincoli di bilancio che devono limitare le spese e le organizzazioni sindacali che devono massimizzare l’interesse dei lavoratori.
In particolare sulle risorse disponibili e destinate ai rinnovi contrattuali l’Aran può avviare la trattativa solo in base alle direttive del Governo (su obiettivi e risorse disponibili), risorse finanziarie che sono ormai, per prassi, preventivamente e sistematicamente definite tra Governo e parti sindacali con una contrattazione informale che sposta così la responsabilità effettiva del negoziato sul Governo stesso, che diviene il vero interlocutore a svantaggio dell’Aran, che così diviene una vera e propria istituzione “usa e getta” secondo una felice definizione data dal suo ex presidente Carlo Dell’Aringa.
L’agenzia, anche se fortemente limitata nel suo ruolo decisionale, ha comunque affermato il proprio compito di istituzione tecnica, riuscendo negli anni a sostituire le mille normative del pubblico impiego ad una unica fonte normativa, ovvero il contratto collettivo.
Tale ruolo tecnico appare, comunque, notevolmente limitato allorché l’Aran è chiamata a gestire processi decisionali diretti a normare la qualità delle prestazioni e lo status dei dipendenti pubblici, come nel caso della commissione paritetica per la ridefinizione del sistema di classificazione dei profili professionali, che da anni discute, ma non decide, in attesa di soluzioni “politiche” piuttosto che tecniche, evidentemente tutte esterne alla stessa Aran.
E l’attuale Governo di centro-sinistra cambierà qualcosa? Il Programma dell’Unione dedica qualche riga al problema semplicemente affermando che “per quanto riguarda il pubblico impiego, riteniamo che la contrattualizzazione del rapporto di lavoro, dopo la destrutturazione operata dal governo di centrodestra, debba essere confermata e rilanciata, confermando il ruolo dell’Aran e del sistema della rappresentatività sindacale” (Per il bene dell’Italia - Programma di Governo 2006-2011, pag. 166).
Occorre però rilevare che con la recente formazione della finanziaria 2007 e in vista del rinnovo dei contratti del Pubblico Impiego per il biennio economico 2006-2007 (scaduti da 13 mesi) il Governo di centro- sinistra non sembra aver cambiato rotta rispetto al passato, ha previsto, infatti, incrementi per circa 3 miliardi di euro che, nonostante quanto esigibili solo nel 2008, ovvero nel primo anno del biennio economico 2008-2009, spostando così risorse da un anno all’altro secondo un metodo già consolidato dal precedente Governo.
Di fatto, in tale contesto di incertezza continuerà ad essere difficile per l’Aran svolgere un ruolo credibile e, ancora una volta, il sindacato si troverà ad affrontare un processo di contrattazione caotico, più che complesso, caratterizzato da una elevata frammentazione delle responsabilità – ripartite tra Governo, Comitati di settore, Funzione pubblica, Corte dei Conti e la stessa Aran - dove, alla fine, prevarrà solo la politica e i consueti meccanismi di gestione del consenso.
Aran,
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