S.N.A.L.C.C.SINDACATO NAZIONALE AUTONOMO LAVORATORI CAMERE DI COMMERCIO |
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L'AUMENTO INGIUSTIFICATO DEI PREZZI di Federico De Lella Le forti differenze di prezzo del latte in polvere esistenti tra i paesi europei e l’Italia dove il costo di tale prodotto arri- va anche a quintuplicarsi, dopo le puntuali e circostanziate denunce dei mass media, hanno fortemente scosso l’opinione pubblica. Né poteva essere diversamente perché il difficile momento che sta attraversando l’economia del nostro Paese e, di conseguenza, i problemi quotidiani che milioni di famiglie devono affrontare per far quadrare i conti non si conciliano con simili macroscopiche speculazioni. E va evidenziato che abnormi disparità di prezzo su tale prodotto si sono riscontrate anche nel mercato interno. Lo ha rilevato un’indagine condotta su scala nazionale dai Carabinieri del Nas che proprio per monitorare i prezzi del latte in polvere hanno visitato migliaia di farmacie, supermercati e sanitarie. Ne è scaturito un dato assai interessante. In farmacia la confezione di latte in polvere costa 30 euro, nel supermercato spesso adiacente, l’identico prodotto per marchio e formato, otto euro in meno. L’aumento ingiustificato dei di FEDERICO DE LELLA* Più o meno analoga la comparazione quando il latte in polvere viene venduto in negozi di sanitaria e in supermercati nei quali ultimi il prezzo di vendita registra un forte abbattimento dei costi. La campagna di stampa che ha smascherato i guadagni spropositati di produttori e rivenditori di latte in polvere - costringendo il Ministro della Sanità Sirchia ad un intervento riparatore apprezzabile e meritevole - tutta- via, ha solamente sfiorato il problema degli indebiti e anche provocatori arricchimenti che con molta spregiudicatezza vengono perpetrati a danno di lavoratori e pensionati. In realtà, infatti, l’eccessivo costo del latte in polvere, pur nella sua indubbia immoralità, va ricondotto nell’ambito di quella speculazione selvaggia che con l’avvento dell’euro, complice il libero mercato, ha interessato tutti i prodotti di largo e minuto consumo. Ora, accantonando almeno per il momento il doloroso problema degli incontrollati e spropositati costi dei medicinali per la cui complessa soluzione sarà necessaria una dove ed energica presa di coscienza di tutte le forze politiche dati gli enormi interessi in gioco, appare più agevole prendere in considerazione le centinaia di prodotti cosiddetti “da banco” venduti - esclusivamente dalle farmacie e che non necessitano di alcuna prescrizione medica - a prezzi da affezione dal momento che non sono insidiati in alcun modo da qualsivoglia forma di concorrenza. Emblematico in tal senso è il caso dell’aspirina che (vedi giornale Confsal n. 38/2004) viene commercializzata in Inghilterra in identica confezione ma ad un prezzo quattro volte inferiore a quello praticato in Italia e del suo equivalente, il paracetamolo, che ha un prezzo inferiore di addirittura dieci volte. E questa è solo la punta di un gigantesco iceberg la cui parte sommersa è incredibilmente estesa e tale da incidere negativamente e in modo sostanziale sul menage di tante famiglie specialmente quando delle stesse fanno parte anziani e bambini che sono poi i maggiori consumatori dei prodotti “da banco”. Basti pensare ad analgesici, antistaminici, antipiretici, antidolorifici, ansiolitici, antinfiammatori, sciroppi, pomate, unguenti vari e quant’altro è necessario per alleviare o prevenire affezioni di modesta entità; tutti prodotti questi che, analogamente al latte in polvere, dovrebbero essere posti in libera vendita nei grandi esercizi commerciali in regime di concorrenza e quindi di certo più contenuti e accessibili nei costi.
Tutto ciò, incredibilmente,
non accade e la vendita di tali prodotti resta
prerogativa solo delle farmacie.
Il fatto è che nel nostro Paese il commercio
molto spesso si articola ancora in esercizi suddivisi in veri e propri compartimenti
stagni per cui determinati prodotti vengono
venduti in esclusiva grazie alla complicità di
vecchie disposizioni sul rilascio delle licenze
che di fatto perpetuano una sorta di pernicioso e antistorico protezionismo.
Negli altri paesi europei, per richiamarci a
un tema ricorrente dei nostri governanti che
amano utilizzarlo abitualmente per giustificare aumenti tariffari e balzelli di ogni genere,
le cose stanno ben diversamente.
Al cittadino, infatti, è consentito di acquistare prodotti “da banco” non solo nei supermarket e negli ipermercati ma persino nei
punti vendita presenti presso gli autogrill e a
prezzi, naturalmente, decisamente convenienti perché soggetti ad una concorrenza a volte
anche spietata.
E ciò è più che possibile poiché non si tratta come per il latte in polvere di interferire con le prerogative di un libero mercato ma di modificare una legislazione superata dai tempi liberalizzando per quanto è possibile il sistema di vendita, oggi ancora costretto in lacci e lacciuoli superati ed illogici, in modo da realizzare quel sistema di sana concorrenza che va poi a tutto vantaggio dei cittadini e dell’economia stessa del Paese.
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