S.N.A.L.C.C. |
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«Macché fannulloni! Il polverone nasconde il vero problema del basso salario dei lavoratori»
L’attenzione sui cosiddetti fannulloni e sull’emergenza rom ha fatto spegnere le luci sulle sofferenze delle famiglie dei lavoratori italiani, che continuano a vivere ai limiti della vera e propria povertà: Guido Vacca, segretario nazionale Snalcc, lo denuncia e lo sostiene in una articolata intervista al nostro giornale.
Il segretario nazionale SNALCC Guido Vacca durante i lavori del consiglio nazionale
«La coalizione berlusconiana di centro
destra – analizza – ha ottenuto alle elezioni politiche, in un momento
drammatico in cui nel Paese vi era un diffuso malcontento e un forte malumore,
una vittoria schiacciante, netta, sapendo cavalcare alla perfezione quella
richiesta di cambiamento che arrivava da cittadini, lavoratori e pensionati,
ormai, al limite della sopravvivenza a causa dei salari, tra i più bassi
d’Europa, e di un vorticoso aumento generalizzato di tariffe e prezzi anche di
generi di prima necessità. Tutta la stampa nazionale, durante la campagna
elettorale, ha dato un grande risalto alla situazione catastrofica in cui versano
le famiglia italiane.
Quindi il tema della “terza settimana” è stato centrale nelle valutazioni degli elettori? «Certo. Ma la campagna elettorale è finita da poco e già non si parla più delle difficoltà dei lavoratori e dei pensionati. Su questo argomento improvvisamente è sceso un silenzio tombale. Tace anche la stampa nazionale che aveva definito, quella dei lavoratori e pensionati con i loro salari e pensioni tra i più bassi d’Europa, la vera, grande emergenza del nostro Paese. Oggi si parla unicamente della emergenza sicurezza, di un’Italia impaurita che chiede sicurezza prima di ogni altra cosa. Di un’Italia che ha paura di una sempre più forte criminalità. Tanto da farla rientrare tra le priorità da affrontare e più importante anche della cronica difficoltà di trovare un posto di lavoro e del fatto che il 90% delle famiglie arrancano paurosamente e in nessun modo riescono ad arrivare nemmeno alla metà del mese».
Qual è, invece, la situazione? «Abbiamo di fronte un’Italia in forte crisi che ci appare, ogni giorno di più, con sempre maggiore affanno mentre un pessimismo globale pervade gli italiani con un diffuso senso di sfiducia verso il futuro. Negli ultimi anni la politica italiana sulla P.A. è stata devastante con il puntare ad una riduzione dei costi, di piante organiche, blocco delle assunzioni, aumento generalizzato dei carichi di lavoro, blocco delle carriere. Il tutto per trasferire ingenti somme di danaro dal pubblico al privato per la creazione esasperata di enti e società prive di reale valore, poco utili per la collettività, ma molto utili per assumere senza concorso i figli di vip, parenti, amici, a spese della collettività».
Cosa accade invece? «Invece di affrontare, di vedere come risolvere la grande emergenza dei salari da fame dei lavoratori e pensionati, continua ad esserci una casta sempre più ricca, più florida e una vergognosa esplosione di consulenze d’oro e di esternalizzazioni».
Il ministro Brunetta pare intenzionato a tagliare sprechi di ogni genere. Condivide? «Il neo ministro Brunetta, con un approccio molto ostile ai bistrattati pubblici dipendenti, ha invece aperto il Forum della Pubblica Amministrazione minacciando, notizie riprese a carattere cubitali da tutti gli organi di stampa, di licenziare i “fannulloni”. Oggi, a torto, tutti i dipendenti pubblici vengono additati come dei nullafacenti L’esordio del ministro Brunetta è stato infelicissimo. Il suo è stato un entrare a gamba tesa contro i dipendenti pubblici che mal accettano le generalizzazioni in quanto non si ritengono affatto fannulloni».
Mica difenderà chi produce poco o niente nella pubblica amministrazione? «Certo che no. Ma il fatto è che ci sono leggi che già prevedono il licenziamento e a questo, credo, che nessuno si sia mai opposto. Nonostante le difficoltà, nonostante le retribuzioni siano le più povere d’Europa condivido alcune perplessità del neo ministro sul fatto che la macchina amministrativa debba essere modernizzata per migliorare la qualità dei servizi, per meglio andare incontro alle esigenze e alla soddisfazione degli utenti, dei cittadini, delle imprese. Sono, però, anche consapevole che, nonostante il caos creato negli enti pubblici dai vari governanti di turno, c’è nel pubblico impiego una elevatissima percentuale di lavoratori validissimi con la vocazione del risultato che assicurano, nonostante le gravissime difficoltà economiche, a livelli elevatissimi il benessere degli utenti con una efficienza e professionalità di altissimo livello che il privato può solo invidiare».
Ed allora perché tanto rumore sui nullafacenti? «Dietro l’inutile polverone sollevato dal ministro Brunetta non vorrei che ci fosse la solita scusa per sottrarsi dal risolvere quella grande emergenza sociale riguardante lavoratori e pensionati, mentre una casta sempre più ricca con stipendi d’oro e da favola mette, secondo Bruxelles, a forte rischio il sistema italiano. Un sistema che deve riscoprire la vena, dimenticata da troppo tempo, di Robin Hood per cominciare a togliere ai ricchi per consolare i poveri e ristabilire così una necessaria equità nella distribuzione dei redditi. I lavoratori e pensionati sono arrabbiatissimi e lo hanno dimostrato votando contro un Governo che non ha saputo affrontare e risolvere la grande emergenza sociale dei lavoratori e pensionati».
«La sconfitta del Governo di centro sinistra serva da monito a Berlusconi ed alla sua coalizione. Il Governo ha il difficile compito di salvaguardare il potere d’acquisto di salari e pensioni. Questo è il più grande problema da risolvere. Questo è il vero dramma che ha messo letteralmente in ginocchio le famiglie italiane. La situazione è complessa e difficile. Sarebbe un grandissimo errore ignorare tutto e far finta di non vedere il grido di dolore che arriva ogni giorno di più dai ceti più deboli. E’ ora di dire basta agli stipendi d’oro e non deve essere l’Europa a dircelo, dovremmo essere abbastanza maturi per capirlo da soli. E’ ora di dire basta alle consulenze d’oro, alle sempre più frequenti esternalizzazioni che continuano a trasferire ingenti somme di danaro dal pubblico al privato. L’Italia è ferma. Ha bisogno di ripartire con scelte coraggiose». ■
* Stefano DI SCANNO - Capo Servizio Quotidiano “La Provincia”, già direttore di settimanali “l’Inchiesta” e il “Corriere del Sud” |
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