S.N.A.L.C.C. |
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Il 20 novembre mi collego al sito (rigorosamente da casa…) del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione, perché ho desiderio di capire se le ultime trovate del Ministro Brunetta (il giuramento dei pubblici dipendenti neo assunti, la carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche), siano una bufala o invece…, ma ci torneremo più avanti. Vengo invece colpito da un fatto: sulla homepage, c’è la categoria delle notizie “in evidenza”, nella quale viene riportato trionfalmente (immagino, data l’enfasi) “Licenziare il dipendente pubblico: si può!”.
È vero, ormai siamo abituati alle esternazioni colorite del Ministro Brunetta, ma credo che la frase sopra riportata sia sintomatica del fatto che si stia entrando in un meccanismo che ormai sia cortocircuitato. Alzi la mano chi non pensa che la Pubblica Amministrazione (come altri ambiti della società civile) non abbia bisogno di essere riformata: ritengo che su tale aspetto siamo tutti abbastanza concordi, perché oltre ad essere pubblici dipendenti (e a saper vedere anche gli aspetti che sarebbero da migliorare del nostro ambito lavorativo), siamo tutti anche (e prima direi) persone e cittadini; abbiamo, pertanto, avuto anche esperienze non soddisfacenti venendo a contatto con apparati della pubblica amministrazione (ma certamente accade anche il contrario, ma quest’ultima eventualità è sempre in secondo piano nelle comunicazioni del Ministro).
Ma torniamo al fatto; se la frase sopra riportata fosse stata auspicata da un cittadino vessato da un pubblico dipendente, da un commentatore che rappresenti fatti di mala-pubblica amministrazione (quindi p.a. minuscola…) nulla questio. Parimenti, se tale frase fosse espressione di una grande forza rinnovatrice interna alla P.A., dove l’azione miglioratrice parte prima, e anche senza, della denuncia dei cittadini. Ma c’è un aspetto che non torna: l’enfasi. Infatti, quando ci si sente parte di un insieme più grande, non credo si possa provare sentimenti di soddisfazione nel constatare la presenza di aspetti negativi nello stesso. Provo ad immaginare che un professore che respinga uno studente ad un esame, non provi sentimenti di euforica gioia, perché una bocciatura rappresenta un fallimento, che può coinvolgere più aspetti (potrebbe derivare da uno studente non ligio agli studi, da un docente che non sa trasmettere i concetti,…).
A conferma di tale ragionamento, voglio utilizzare un’ulteriore metafora, comune a molti di noi, il calcio. Immaginiamo che Brunetta sia l’allenatore, i pubblici dipendenti i calciatori e, infine, i cittadini siano i tifosi.
Nel nostro comune pensare, immaginiamo che un ottimo allenatore sia quello che riesce a tirare fuori il meglio dai calciatori, sappia motivarli affinché riescano a gettare il cuore oltre l’ostacolo: di norma quando ciò avviene, e i calciatori sono anche abbastanza bravi, arrivano i risultati, per la felicità dei tifosi; in questa visione delle cose, quando i risultati non vengono, l’allenatore prova a ergersi da scudo verso il gruppo dei calciatori, tendando, al contempo, di risolvere le problematiche presenti.
Sempre restando nella metafora, il nostro allenatore (sempre Brunetta) come agisce? Espone al pubblico ludibrio la maggior parte dei suoi calciatori, ne esalta pochi come campioni, il tutto per accaparrarsi le simpatie dei tifosi… e così facendo si genera il classico tutti contro tutti: tifosi contro calciatori (e di norma anche contro l’allenatore… rifletta il Brunetta), calciatori contro l’allenatore e calciatori divisi tra loro. Normalmente con siffatto scenario non si vince nulla. Quindi, tornando da dove abbiamo iniziato, inizia a farsi sempre più consistente l’idea che Brunetta (e i suoi accoliti) non vogliano riformare la P.A. (ovvero vincere il campionato), ma solo menare il can per l’aia, e in una visione gattopardesca, voler dare l’impressione che cambi tutto, per non far cambiar nulla. Infatti, ho troppa stima per l’intelligenza e la preparazione del Ministro, per non credere che certe riflessioni non abbia potuto maturarle. Basterebbe consultare dei testi di gestione delle risorse umane, approfondire i meccanismi psicologici che stimolano la motivazione sul lavoro, o forse appellarsi a un po’ di sano buon senso dei nonni, per capire che la strada della demonizzazione del pubblico dipendente non potrà portare alcun buon frutto per la P.A.: ma la demonizzazione porta frutti forse più ambiti, come il consenso di parte di una nazione (al di là delle idee politiche) che non ragiona più con la testa, ma con la pancia (se non con altro…).
Quindi, se così fosse… tana per il ministro Brunetta (in questo caso con la minuscola)! Ribadisco il concetto: tutto questo ragionamento non vuole certo affermare che la P.A. attuale sia una sorta di paradiso, ma che al fine di avere una Riforma (con la maiuscola..) della stessa, sia necessario che tutte le parti coinvolte ragionino insieme, includendo e non emarginando, e che i dipendenti pubblici siano visti come protagonisti del cambiamento e non il capro espiatorio dello stesso. Ma torniamo alla ragione per cui mi sono collegato al sito.
Inizio con il tentare di capire la questione del giuramento, che è questione centrale, anche perché in caso di mancato giuramento è previsto il licenziamento, mica roba da poco.
La tematica è inserita nel disegno di legge “Disposizioni in materia di semplificazione dei rapporti della Pubblica amministrazione con cittadini e imprese e delega al Governo per l’emanazione della carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche”, collegato alla manovra finanziaria per gli anni 2010-2013. Tale testo, dovrà ricevere prima il parere della Conferenza unificata per poi essere presentato in Parlamento. Esortato da un amico che mi chiedeva come lo stesso fosse inquadrabile nell’attuale contesto, ho iniziato a riprendere testi che contenevano rimandi al DPR 3 del 1953 (che aveva istituito l’obbligo del giuramento dei pubblici dipendenti), poi mi sono chiesto come tale novità si rapportasse con la privatizzazione del pubblico impiego (dal 29/93 in poi..), da ciò un dubbio: ma avremo dei dipendenti che non hanno giurato (come il sottoscritto), chi aveva giurato prima del ’93 e chi giurerà dopo il 2009…; e il nuovo giuramento avverrà, per giunta, su una Costituzione che molti esponenti del governo vorrebbero stravolgere!!
Vi confesso come non sia facile scovare il bandolo della matassa: come mai è stata sentita fortemente l’esigenza del giuramento? Provo allora con il secondo argomento. Scorrendo il disegno di legge, al Titolo III si prevede “La “Carta dei doveri delle amministrazioni pubbliche” raccoglierà in un unico provvedimento i diritti dei cittadini e i doveri delle pubbliche amministrazioni nei loro confronti, in modo da definire con chiarezza quali comportamenti l’amministrazione è obbligata a tenere o a evitare nello svolgimento delle proprie attività e nell’erogazione dei servizi, con individuazione delle sanzioni da applicare in caso di mancato adempimento degli stessi obblighi (…)”.
Data l’importanza degli argomenti, presumo di scovare l’essenza più profonda dei convincimenti alla base dell’azione riformatrice del Governo, e come spesso accade… improvvisamente interviene illuminante il buon Brunetta. Scorgo su internet (Corriere della sera del 12 novembre): “Via libera del consiglio dei ministri al disegno di legge taglia-burocrazia.
Il provvedimento prevede, tra l’altro, la carta dei doveri della pubblica amministrazione. «In fondo, se volete, è acqua fresca. Ma dalla parte dei cittadini» ha detto il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta (…)”. Quindi, il disegno è chiaro: per Brunetta la volontà di migliorare effettivamente la P.A. è talmente presente, che, vederne il suo compimento, sarà come bere un bicchiere d’acqua… fresca! ■
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