S.N.A.L.C.C. |
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Dall’ultimo rapporto di Mcc si evince che la situazione economica dei prossimi mesi avrà un’impronta fortemente recessiva e sarà contrassegnata da un rallentamento dell’attività imprenditoriale e da una diminuzione dei posti di lavoro. Per questo è importante impegnare al massimo le risorse del Fesr in modo che gli interventi così finanziati possano agire in funzione anticiclica.
È questa la premessa che ha dato origine all’incontro del 29 marzo, dedicato alle “Misure di contrasto alla crisi economica”, tra la Commissione europea e le Autorità di gestione dei POR. I programmi operativi hanno una dotazione finanziaria di 43 miliardi di euro, circa sei miliardi l’anno. Per incidere tempestivamente sulla situazione corrente la Commissione europea raccomanda che i programmi siano a regime entro il 2009. Ma ciò non basta, poiché occorre individuare quelle attività che possono contribuire al rilancio economico e al mantenimento dell’occupazione privilegiando quelle che possono essere attuate rapidamente.
Bisogna inoltre alleggerire al massimo i vincoli amministrativi, rendere flessibili le regole di finanziamento e verificare la possibilità di anticipare, una per una, le fasi attuative delle attività (finanziamento, selezione, gare, cantierizzazione ecc.). Un’altra possibilità che si può sfruttare alla luce delle nuove esigenze della congiuntura è la revisione dei Piani Operativi, la cui richiesta va presentata dagli Stati membri. La Commissione Europea è impegnata a dare risposta nel più breve tempo possibile e comunque non oltre i tre mesi dalla presentazione ufficiale delle richiesta di revisione. Parlando della crisi e delle difficoltà delle imprese emerge immediatamente l’esigenza della ristrutturazione del debito quale risposta al problema del razionamento del credito che ha come obiettivo quello di accrescere la liquidità delle PMI per finanziare gli investimenti in combinazione col fabbisogno di capitale circolante. Nel corso dell’incontro del 29 marzo è stato sottolineato come, in linea con il “Quadro di riferimento temporaneo comunitario per le misure di aiuto di Stato” (2009/C 16/01), sia possibile inserire, esclusivamente nel periodo 2008-2010, misure di aiuto per il consolidamento delle passività a breve che utilizzino preferibilmente i Fondi di Garanzia, abbinabili a contributi in conto interessi, laddove congrui rispetto agli obiettivi dell’asse di riferimento del Programma Operativo. Tremila miliardi di euro, a tanto ammontano le misure a sostegno delle istituzioni finanziarie approvate a tutt’oggi dalla Commissione.
Questa cifra corrisponde all’importo globale massimo dei sistemi di garanzie (fino a 2.300 miliardi di euro), dei regimi di ricapitalizzazione (quasi 300 miliardi di euro) e delle misure di salvataggio e di ristrutturazione ad hoc a favore delle singole banche e istituzioni finanziarie (circa 400 miliardi di euro). Questi dati sono resi noti dalla Commissione Europea che ha appena pubblicato un’edizione speciale del quadro di valutazione degli aiuti di Stato incentrata sulle misure adottate dagli Stati membri, rivedute e coordinate dalla Commissione nell’attuale contesto di crisi finanziaria ed economica.
Il documento della Commissione, comunque, precisa che il volume effettivo degli aiuti di Stato sarà nettamente inferiore ai tremila miliardi, soprattutto perché l’elemento di aiuto delle garanzie di Stato costituisce di norma solo una piccola parte degli importi garantiti. Nel caso delle garanzie, infatti, la spesa di bilancio reale si materializza solo in caso della sua effettiva escussione, cioè quando il soggetto garantito diventa insolvente. Tre nuove comunicazioni della Commissione – la comunicazione sulle banche del 13 ottobre 2008 (IP/08/1495), la comunicazione sulla ricapitalizzazione del 5 dicembre 2008 (IP/08/1901) e la comunicazione sulle attività deteriorate del 25 febbraio 2009 (IP/09/322) – forniscono un quadro chiaro che definisce le condizioni a cui possono essere adottate queste misure senza precedenti.
Tali misure sono necessarie perché l’economia mondiale sta affrontando la più grave crisi economica e finanziaria da quasi un secolo, una crisi che non sta risparmiando l’Europa. Nel 2009, per la prima volta dal 1945, il Pil mondiale diminuirà.
Dalle ultime previsioni dell’Ue risulta che il Pil Europeo diminuirà nel 2009 del 2%, sebbene la crescita sia prevista positiva per nove stati membri, mentre nel 2010 la crescita si attesterà su un modesto 0,5%. L’azione coordinata degli Stati membri e della Commissione ha consentito di attuare rapidamente adeguate iniziative di sostegno e misure ad hoc per far fronte alle difficoltà derivanti dalla crisi. Dal settembre 2008 la Commissione ha preso oltre 50 decisioni, spesso in tempi record.
Questo ha contribuito a salvaguardare la stabilità finanziaria e a far rinascere la fiducia nel settore finanziario e nell’economia in generale, mantenendo al tempo stesso gli incentivi per un’assunzione di rischi e una concorrenza adeguate in futuro. Il controllo degli aiuti di Stato si è rivelato fondamentale per evitare gare di sovvenzioni e mantenere condizioni di parità per le imprese all’interno del mercato unico e ha tutelato gli interessi delle istituzioni finanziarie sane, in grado di operare senza aiuti di Stato. Verso la fine del 2008, la crisi finanziaria si è estesa all’economia reale. Viste le difficoltà incontrate dalle imprese per ottenere crediti, il 17 dicembre 2008 la Commissione ha adottato un quadro temporaneo (IP/08/1993) che offre agli Stati membri strumenti supplementari per lottare contro gli effetti della stretta creditizia sull’economia reale. Finora la Commissione ha approvato 24 misure statali (8 regimi di aiuto concessi attraverso il de minimis maggiorato a 500 mila euro, 4 riguardanti incentivi agli interessi, 3 per il capitale di rischio, 3 relativi a prestiti agevolati per investimenti in prodotti verdi, 6 schemi di garanzia) in 10 Stati membri (Belgio, Germania, Spagna, Francia, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Austria, Portogallo e Regno Unito), volte a stabilizzare le imprese e l’occupazione nell’economia reale. Negli ultimi sei mesi, dunque, il controllo degli aiuti di Stato si è dimostrato determinante per affrontare in modo coordinato le sfide della crisi economica in tutta Europa.
“Le norme collaudate dell’UE in materia di aiuti di Stato – ha sostenuto Neelie Kroes, commissario responsabile per la concorrenza, commentando il quadro di valutazione – hanno dato un contributo innegabile in tal senso. Il nostro intervento e le condizioni, a volte molto dure, che abbiamo imposto hanno impedito agli Stati membri di cadere nella trappola del protezionismo e di esportare i loro problemi in altri Stati membri, scongiurando al tempo stesso il crollo finanziario. Ora – ha concluso il commissario Kroes – tocca al settore finanziario risanare i suoi bilanci e ristrutturarsi per garantire un futuro sostenibile”. ■
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