S.N.A.L.C.C. |
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Tra le disposizioni innovative contenute nel D.lgs. 150/2009 gli articoli 24 e 62 dettano norme stringenti e vincolanti in materia di progressioni verticali nelle pubbliche amministrazioni. Con effetto dal 1° gennaio 2010 la disciplina delle progressioni verticali non sarà più attribuita alla contrattazione collettiva, ma troverà fondamento esclusivamente nelle fonti di carattere legislativo. Le fonti contrattuali non avranno alcun margine di manovra in deroga, ma dovranno limitarsi a dare pedissequa attuazione alle norme previste dal D.Lgs. 150/2009. Come è noto nel regime vigente per partecipare alle prove selettive interne per la progressione verticale il dipendente deve possedere il requisito del titolo di studio immediatamente inferiore a quello richiesto per l’accesso dall’esterno, nonché una certa anzianità nella categoria immediatamente inferiore.
Il nuovo regime previsto dal D.Lgs. 150/2009 presenta una serie di condizioni e requisiti fortemente penalizzanti rispetto al passato. In primo luogo le amministrazioni pubbliche devono coprire i posti disponibili nella dotazione organica attraverso concorsi pubblici. La possibilità di riservare una quota a favore del personale interno è limitata al 50% dei posti messi a concorso. Il personale interno per partecipare deve possedere il titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno. Non vi è dubbio che tali restrizioni produrranno un effetto frenante e a volte paralizzante (per gli enti locali di modeste o medie dimensioni) per una serie di motivi. Intanto il concorso pubblico presuppone per definizione che la selezione dovrà obbligatoriamente articolarsi in prove scritte ed orali con esclusione di ogni altro tipo di valutazione semplificata. In secondo luogo, soprattutto nei piccoli enti locali è estremamente improbabile che si possano mettere a concorso almeno due posti nello stesso profilo professionale. Vi è poi da sottolineare che il requisito del possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso dall’esterno non potrà non costituire un serio ostacolo alla partecipazione alle progressioni verticali della stragrande maggioranza dei dipendenti che, pur avendo accumulato una rilevante esperienza lavorativa e professionale all’interno dell’amministrazione, tale titolo non possiedono.
Come è facile arguire le progressioni verticali interne sono destinate ad un progressivo e definitivo declino a vantaggio della nuova concezione di meritocrazia che avvantaggerà le nuove leve del lavoro pubblico a discapito delle generazioni di lavoratori che hanno garantito l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa, soprattutto dei piccoli enti, sulla base di un costante impegno personale ed a volte esorbitante rispetto alle competenze ed alle attribuzioni proprie delle qualifiche ricoperte.
Ad onor del vero va anche ricordato che la storia pregressa è costellata di esperienze a dir poco discutibili in cui si è fatto ricorso a progressioni verticali generalizzate anche in situazioni che non presentavano criticità organizzative e gestionali cui fare fronte improrogabilmente, ma che erano dettate esclusivamente da interessi e motivazioni che esulavano da qualsiasi valutazione di efficienza dell’azione amministrativa e che rispondevano piuttosto a logiche di altra natura, comunque non condivisibili.
Le nuove norme non prevedono alcun regime transitorio per cui non sembra illogico ipotizzare, nel silenzio delle disposizioni legislative, che le progressioni verticali in itinere debbano essere automaticamente interrotte e riavviate con le nuove procedure, vieppiù nel caso in cui le progressioni risultino previste nel programma triennale del fabbisogno di personale, atteso che nella fattispecie non possono nemmeno essere considerate in itinere in quanto la semplice previsione nel programma del fabbisogno triennale di personale non determina ipso iure l’avvio della procedura.
È ragionevole, pertanto, ipotizzare che per numerosi dipendenti pubblici che hanno atteso per decenni una progressione di carriera che arrivasse a coronamento di una vita dedicata alla pubblica amministrazione e magari in prossimità del collocamento a riposo sarà vissuta come un vero e proprio miraggio. ■
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