Sta
per concludersi un anno ed è tempo di bilanci e soprattutto di
progetti per il futuro.
Un futuro che al momento si prospetta pieno di incertezze in un
quadro politico,sociale ed economico che presenta sempre più
ombre e sorprese.
Una serie di incertezze che purtroppo ci confermano molti punti
da rivedere: il ritardo del
rinnovo contrattuale del comparto degli Enti Locali, scaduto da
un anno;
• i tagli per frenare la crescita della spesa pubblica;
• l’inflazione, che torna a far capolino, sospinta dall’euro;
• le scelte di politica economica, prima abbozzate e poi
puntualmente
stravolte;
• il rinvio sistematico delle problematiche legate ad una
riforma del sistema pensionistico e fiscale.
Le "cahiers de doleances" potrebbe continuare. Rischieremo di
trovarci di fronte ad un mare di "certezze" e questo potrebbe
confondere le idee, rischiando di trovarci sempre più senza
passioni o peggio ancora senza identità.
Il Sindacato, e nello specifico quello Autonomo, anche in questo
clima è pronto a scendere in campo, a dar battaglia ed a far
valere le ragioni dei lavoratori che, nel breve volgere di pochi
anni, si sono trovati a vivere una privazione per la mancanza di
una garanzia parziale, quale quella rappresentata dalla "scala
mobile", senza suscitare operazioni consone ed al passo con una
mentalità meritocratica che potesse non far rimpiangere
strumenti obsoleti, messi al bando e rei di tanti guai per la
nostra economia. Lavoratori che, oggi con lo stipendio
falcidiato dalla perdita di potere d’acquisto, dovranno
accontentarsi di aumenti di tipo "ragionieristico" di poco
superiori al cinque per cento… perché?
Perché in questa Nazione qualcuno dovrà pure fare sacrifici e
garantire il risanamento economico per essere competitivi in
Europa, soprattutto in un mercato sempre più globale che non
ammetta sprechi ed apparati pubblici inefficienti.
Suvvia… Siamo seri! È tempo di svoltare, e noi come sindacato
siamo pronti, e determinati a non accettare rinvii e misure
restrittive che facciano scontare alla nostra categoria
situazioni connesse a politiche economiche errate o peggio a
soluzioni tampone.
È ormai da troppo tempo che non si pensa in termini progettuali
alla Pubblica Amministrazione, è da troppo tempo che si cerca di
recuperare o risparmiare su una categoria, dalla quale di contro
si pretende efficienza, competitività, per migliorare la
macchina pubblica.
È bello per i governanti di turno, pavoneggiarsi e gridare ai
quattro venti che la Pubblica Amministrazione è ormai in grado
di assolvere ruoli di alto profilo, con gestioni efficienti,
efficaci ed economiche. Ma i fatti sono ben altra cosa. Si è,
ancora una volta, di fronte ad operazioni di facciata che
purtroppo man mano che si procede non riescono a salvare neppure
le apparenze, in un Paese schiacciato dal
complesso di Cicerone (…tanto risolve tutto il varo di una
legge).
E le Regioni, nonostante la devoluzione, a tutt’oggi non
esprimono le reali esigenze di decentramento decisionale, nelle
materie che in maniera sostanziale meritavano un intervento
articolato, piuttosto che decisioni uniformi ma incapaci di
esaltare le potenzialità del territorio e delle vocazioni dello
stesso.
Per non parlare delle modifiche al titolo V della parte seconda
della Costituzione, che contribuiscono ad accrescere un caos
legislativo che ha per ora contrapposto Comuni, Province,
Regioni e Stato (basti pensare ai tributi che in modo
disarmonico trovano la luce di giorno in giorno). Questo porterà
inevitabilmente ad allargare la forbice tra il Centro-Nord,
sempre più ricco e vicino agli standard di vita europea ed il
Mezzogiorno, sempre più povero e vicino ai livelli di qualità di
vita dei Paesi meno progrediti. Senza il necessario
coordinamento di una cabina di regia che sappia contemperare le
diverse potenzialità, andremo sempre più incontro a situazioni
di disomogeneità e involuzione, fino ad arrivare anche a livello
di politiche salariali differenziate con situazioni che,
diverranno tali da creare giungle salariali difficilmente
gestibili e che avrebbe voluto, nelle intenzioni, evitarsi.
Nei prossimi mesi si avvieranno le trattative per i rinnovi dei
contratti, per il quadriennio 2002/2005 all’Aran, con il debutto
dei contratti federali, con le Regioni chiamate a partecipare
alla stesura degli accordi. Tuttavia, ancor oggi, non si
comprendono le regole che dovrebbero disciplinare tali
interventi e soprattutto il livello e l’incisività degli stessi.
Tale situazione contribuisce a favorire un clima di incertezza
che caratterizza l’attuale momento, anche perché, al di là di
tutto, non si conosce il quadro economico dell’accordo e i
termini dell’indirizzo, rinviandone la conoscenza a dopo la
finanziaria.
Pertanto, è utile solo segnalare la soddisfazione per
l’approvazione della direttiva, espressa dal Presidente del
Comitato, Giancarlo Gabbianelli, secondo il quale "le
problematiche del personale, sono state utilmente affrontate e,
nel rispetto di alcune specificità che riguardano i singoli
Enti, si dovrebbe approcciare in maniera compiuta, assegnando
utili opportunità che, grazie alle linee guida, potranno
soddisfare le legittime aspirazioni economiche e di carriera del
personale del comparto".
In attesa di verificare e tranciare giudizi sulla direttiva,
dobbiamo accontentarci del commento del Presidente Gabbianelli
che apre solo uno squarcio su materie segretate. Dobbiamo
pertanto armarci ancora una volta di santa pazienza ed aspettare
di conoscere i contenuti delle direttive. Tanto più se si vuole
iniziare un ciclo virtuoso che valorizzi le risorse umane a
fronte della privatizzazione e del decentramento, capace di far
recuperare, specie al comparto delle autonomie locali, un
trattamento economico più equo rispetto ad altri comparti e
rispetto all’andamento economico e finanziario attuale.