S.N.A.L.C.C. |
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Si è tenuta a Napoli l’ 8 maggio la “Settima Giornata dell’Economia”. Il quadro Economico dell’Economia Napoletana che ne è scaturito è preoccupante e per i dati grezzi, tutti in flessione, e soprattutto per le tendenze che si manifestano. Vero è che l’intera economia planetaria segna il passo. Vero è che la crisi che si è manifestata nella seconda metà del 2008 ha superato tutte le più pessimistiche previsioni, vero è infine che in un’economia già debole gli effetti negativi di una crisi si avvertono prima e in misura maggiore.
Qualche dato: per la prima volta da quasi vent’anni il tasso di crescita demografica delle imprese nel 2008 è risultato praticamente nullo (-0,05) sia a causa del calo delle iscrizioni che dell’accresciuto numero delle cessazioni. I settori che hanno maggiormente risentito della crisi sono stati il manifatturiero, seguito dal commercio e dal comparto delle costruzioni. Le imprese artigiane hanno anch’esse registrato un calo, pari quasi al 2%, superiore a quello dell’intero sistema delle imprese.
Il valore aggiunto prodotto complessivamente dalla provincia di Napoli nel 2008 è stato di circa 45.000 milioni di euro, inferiore di oltre 2 punti rispetto all’incremento dell’anno precedente. Si è registrato un ulteriore aumento del tasso di disoccupazione che nel 2008 è stato pari al 13,8% rispetto al 6,8% della media nazionale e, nei primi tre mesi del 2009, le aziende partenopee hanno accentuato il ricorso alla cassa integrazione, con un incremento tendenziale pari al 168%.
Le esportazioni della provincia di Napoli nel 2008 hanno raggiunto un valore complessivo di 4.822 milioni di euro, facendo registrare una flessione pari al 3,7% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un dato preoccupante che documenta l’inversione di quella tendenza positiva che si era manifestata nell’ultimo quadriennio, con un valore medio di crescita superiore al 6%. Anche l’accesso al credito ha mostrato segnali negativi, tanto che la Campania ha presentato a settembre tassi molto più onerosi, nell’ordine del 1,7% in più, rispetto alla media italiana.
Le aziende napoletane – come risulta da una rilevazione su un campione di 100 imprese – hanno visto diminuire il fatturato nei primi mesi del 2009 e ritengono che una ripresa non sarà possibile prima del 2010. Tutte chiedono un intervento pubblico per arginare gli effetti negativi della crisi: in particolare, agevolazioni fiscali e misure di sostegno per l’accesso al credito. È proprio per questo che la Camera di Commercio di Napoli ha svolto il proprio ruolo privilegiando gli interventi nel campo del sostegno al credito per le imprese. Il finanziamento ai confidi negli ultimi 5 anni ha raggiunto la cifra complessiva di 20 milioni di euro; la consistenza del fondo di garanzia ha creato con il suo moltiplicatore affidamenti per oltre 200 milioni di euro, producendo un abbattimento medio dei tassi di due punti. Per l’anno 2009 sono stati stanziati 15 milioni di euro e si sta procedendo ad una rivisitazione del regolamento per la concessione dei contributi con l’obiettivo di favorire gli accorpamenti e/o le fusioni tra i vari Confidi, per ottenere una maggiore efficacia degli stessi e la formazione di masse critiche in grado di avviare nuovi volani economici. E non è tutto. In cinque anni, a sostegno dell’economia della provincia, sono stati stanziati e spesi più di 80 milioni di euro per le attività promozionali e si sono realizzati programmi di internazionalizzazione che hanno visto il coinvolgimento di più di 500 imprese. Ma è ovvio che tutto ciò è insufficiente rispetto ad uno scenario che vede le prospettive di ripresa ancora lontane: le ultime previsioni di crescita della Commissione europea fanno riferimento ad un - 4% previsto per l’anno 2009. Il gap strutturale della nostra area si aggrava sempre più rispetto ad altre aree del Paese. Tanti sono i nodi strutturali che attanagliano lo sviluppo del nostro territorio: criminalità, credito scarso e poco fruibile, lavoro sommerso, tariffe alte, scarsa qualità nei servizi alle imprese, pubblica amministrazione spesso disattenta, dotazione infrastrutturale pessima, una forza lavoro non formata, sistemi per l’innovazione inadeguati. Pesano in maniera insopportabile anche i ritardi nel cantierare quelle opere pubbliche che possono rappresentare un volano per la crescita: da Bagnoli a Napoli Est, dal centro antico al porto ed al sistema degli scali turistici. Ma è proprio nei momenti di crisi che bisogna avere il coraggio di investire e rilanciare le opere pubbliche e private.
Le disuguaglianze vanno eliminate, i fondi europei utilmente sfruttati, le sinergie tra enti territoriali incentivate. Occorre, dunque, innescare un meccanismo virtuoso in grado di contribuire a ridare fiducia agli operatori. Si avverte sempre di più la necessità di sostenere una nuova crescita della Campania e del Mezzogiorno, anche attraverso l’utilizzazione di una “fiscalità di compensazione”. Lo stesso federalismo fiscale può diventare un’opportunità se attuato con misure compensative, con un modello in grado di promuovere e rilanciare la Campania ed il Sud, colmando il divario strutturale esistente ed aggredendo le cause del gap di crescita. Certamente, si spera che a breve la crisi venga superata, che l’economia riparta e si riavviino i vari circuiti economici di eccellenza. Chi ha a cuore il rilancio del territorio deve però impegnarsi concretamente, e sollecitare che il Governo nazionale e quello locale, in sinergia, sostengano la nostra economia, favorendo l’impresa e l’occupazione con politiche appropriate, rapide e incisive, con lo sguardo rivolto ad un futuro fuori della crisi e posizionato su nuove e più solide prospettive di crescita. ■
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