S.N.A.L.C.C. |
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Intervento del dirigente del settore Risorse Umane del Consiglio regionale della Calabria
L e frasi più ricorrenti usate per definire il periodo storico che stiamo vivendo sono: “crepuscolo del ventesimo secolo” e “alba del terzo Millennio”.Nonostante però, l’entusiastico fervore da cui un pò tutti siamo pervasi in questo clima di attesa, le giovani generazioni sembrano vivere in un clima di millenarismo escatologico. Brumoso regno delle ombre, governato da una regina, l’insicurezza, che alla testa di un esercito di fanti e alfieri (ansia, risentimento, frustrazione, angoscia, paura) è in marcia su un terreno desertico, inospitale ed accidentato alla ricerca di un nemico invisibile con cui cimentarsi.
La crisi politico-sociale: la classe politica, il mondo imprenditoriale, le parti sociali, gli intellettuali, impegnati in una lotta senza quartiere in alcuni casi per il predominio, in altri per la sopravvivenza, non sembrano avvedersi del mondo giovanile che gira loro intorno, al contrario, danno l’impressione di aver organizzato una tacita congiura nei suoi confronti, relegandolo ai margini delle scelte e dei programmi. I giovani sono al centro dei dibattiti sulla programmazione dello sviluppo, ma mai protagonisti e compartecipi delle scelte. Assistono a verbose passerelle televisive e giornalistiche di variopinti e vanagloriosi personaggi che presumono di possedere la verità assoluta su tutti gli argomenti che riguardano la condizione giovanile e che sono molto più attenti a curare la propria immagine, piuttosto che assecondare gli interessi e le aspettative di un mondo che non li coinvolge più di tanto. Nel calderone della politica bollono problemi, strategie ed interventi, militari e non, che le nuove generazioni vivono con costernata rassegnazione, a volte con indolenza, quasi sempre con amarezza. Quale forza politica, ivi comprese le più progressiste, ha mai promosso la partecipazione attiva dei giovani alle scelte programmatiche e di sviluppo politico, sociale ed economico del paese, formalizzando poi, senza riserve, veti, condizioni e pregiudizi le indicazioni e le proposte da loro formulate?
La crisi dei valori: non è certamente facile addentrarsi in argomenti come questo senza sottoporsi al rischio di ripetere banalità più o meno ricorrenti, di esprimere concetti e valutazioni parziali. Ci limitiamo, pertanto, ad enucleare alcune brevi considerazioni, frutto più che altro dell’osservazione della realtà quotidiana che ci si dispiega sotto gli occhi, e non certamente di una pretesa di completezza di valutazione.
1) La Famiglia: da sempre centro focale di aggregazione etica e politica, quasi seminarium rei-pubblicae, secondo la definizione di ciceroniana memoria, è diventato teatro di conflitti generazionali tra genitori e figli. Le incomprensioni e le ostinate ed intransigenti prese di posizione dei singoli componenti, impegnati nella strenua difesa di prerogative e ruoli, spesso frutto di autoritaria attribuzione o, peggio ancora, di disadattamento socio-ambientale, rischiano di trasformarsi, anzi si sono in parte già trasformate in pericolosi focolai ad altissimo potenziale distruttivo (abuso di alcool, violenza negli stadi, droghe, prostituzione, micro-criminalità). La possibilità della manipolazione genetica della procreazione non pone solo problemi di bio-etica, ma investe in maniera più assorbente anche il “foro interno” della morale individuale, imponendo al singolo di confrontarsi con la propria coscienza e con la propria ragione nel valutare la giustezza dell’ utilizzazione delle sconvolgenti tecniche messe a disposizione dalla scienza.
2) Lo Stato: è considerato un’entità astratta, la cui capacità di rappresentanza dell’intera collettività si affievolisce nella misura in cui non è capace di eliminare o, quanto meno, ricondurre entro limiti tollerabili le disfunzioni e le emergenze di ordine politico, economico e sociale che lo attraversano. L’accumulazione di un debito pubblico stratosferico, la corruzione dilagante, la congiuntura economica internazionale, i sacrifici imposti dall’ ingresso nell’Unione Europea, hanno relegato in secondo piano le problematiche connesse alla condizione giovanile, impedendo non solo la creazione di nuovi posti di lavoro, ma scaricando sulle generazioni future oneri finanziari che ne condizioneranno il tenore di vita per almeno un sessantennio.
3) La Religione: nella sua accezione comune, ma la cattolica in particolare, nonostante continui ad esercitare il suo tradizionale ruolo di collante delle coscienze, professando una fede temperata dalla ragione e dall’intelletto, è insidiata da un proliferare di sette esoteriche (alcune a vocazione apocalittica come “Heaven’s Gate”) che nelle frange più estremistiche si presentano come gli apostoli di un’imminente pace celeste, disposte ad immolarsi con azioni spettacolari per costringere il mondo a prendere atto dell’annuncio del nuovo regno. Comunque, al di là del pur preoccupante fenomeno del fanatismo, alcune manifestazioni di millenarismo escatologico, non certamente le più trascurabili, (complici le previsioni pandemonistiche delle centurie di Nostradamus) si propongono come avanguardie razionali, coscienti e convinte della bontà dei loro sentimenti religiosi, tanto che la stragrande maggioranza degli adepti (la componente giovanile vi recita un ruolo di inquietante preminenza) non solo appartiene alle classi sociali medio-alte, ma non esita un istante ad abbandonare posizioni professionali di assoluto prestigio per dedicare la propria esistenza alla contemplazione mistica e consuma la propria esistenza nell’ attesa della catarsi finale. La crisi di identità: travolta dal turbinio degli avvenimenti che non riesce a dominare, la gioventù si trincera dietro un paravento di calcolata indifferenza. Si lascia irretire dall’angoscia e dalla paura. Rompe la consegna del silenzio solo in occasione di grandi eventi che coinvolgono emotivamente l’intero pianeta (guerra nei Balcani, in Iraq). Per urlare al mondo che esiste ed è viva e vitale in alcune occasioni assume le sembianze di un festoso oceano umano unito dalla musica, roccaforte di sua esclusiva pertinenza, dove l’accesso è precluso a qualsiasi tipo di strumentalizzazione (le manifestazioni rock come quella di Berlino del 1997 che ne ha radunato più di 1.500.000). Le immagini riprese dall’alto di quella immensa fiumana ondeggiante evocano l’idea di un milione e mezzo di solitudini in cerca di uno spazio vitale da conquistare e difendere. Se questo è, in parte, il clima e l’ambiente in cui è costretto a muoversi il giovane del ventunesimo secolo è naturale concludere che i bastioni e le torri di guardia, approntati per scrutare l’orizzonte in cerca del nemico non possono assolvere fino in fondo al loro compito di protezione e difesa da un pericolo imminente che per molti versi non proviene dall’esterno dell’individuo, ma si propone come antagonista interno che, stimolato dagli eventi esterni, è impegnato a perseguire con tenacia e determinazione obiettivi di destrutturazione e destabilizzazione della coscienza e che come tale deve essere affrontato e debellato con le armi dell’ entusiasmo, della fiducia nelle proprie capacità organizzative e creative, con il coraggio delle proprie scelte, con l’obiettivo di essere gli artefici del proprio futuro all’interno di una organizzazione statale che in fondo tanto negativa non è, se è stata capace, a costo di immani sacrifici, di collocarsi tra le realtà più progredite del pianeta. Ma anche noi, a ben vedere, nello stilare queste poche righe, ci siamo abusivamente arrogati diritti che non ci appartengono, scivolando nel vizio comune e nella deprecabile presunzione di voler interpretare per delega, che nessuno ci ha mai conferito, sentimenti, emozioni, perplessità e speranze che affollano l’animo di altre generazioni e che probabilmente custodiamo come sbiadito ricordo nei più reconditi anfratti della nostra memoria di adulti che giovani pretendono di essere, almeno nello spirito. Così è la vita: il cambiamento è sempre dietro l’angolo, ma l’angolo si sposta continuamente. I giovani di oggi, con ogni probabilità, nei loro rapporti con i giovani di domani ci seguiranno in questa presunzione. ■
• Carlo CALABRO' - Dirigente Settore Risorse Umane del Consiglio Regionale della Calabria |
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