S.N.A.L.C.C. |
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La politica faccia un passo indietro. Basta un dirigente per gestire il personale della Pubblica Amministrazione
l’efficienza della P.A., il Ministro o l’Assessore di fresca nomina ricorra alla solita solfa contro i dipendenti pubblici: ieri (ricordate gli anni ottanta?) erano assenteisti, oggi sono fannulloni; l’unica differenza degna di nota e che assenteista era un termine tecnico, asettico, politicamente corretto, mentre fannullone implica, e contiene, una moralistica riprovazione sociale, forse è addirittura un po’ sguaiato, certamente in linea con certo linguaggio politica odierno spiccio e rozzo. Qui non si vuole certamente prendere le difese di chi non adempie al proprio dovere, però non si può nemmeno accettare l’equazione dipendente uguale fannullone che i professori Ichino e Brunetta, sostenuti da quasi tutti i leader politici e dal solito codazzo della stampa “indipendente”, vanno predicando da qualche tempo, perché si tratta di una generalizzazione che non coglie le vere cause dell’inefficienza della P.A., ma si accontenta di dare in pasto all’opinione pubblica il solito capro espiatorio. La P.A., a dispetto delle buone leggi che a partire dagli anni novanta hanno profondamente modificato i suoi principi, versa in uno stato di pressoché abbandono, ma questo avviene proprio perché non si attivano quegli strumenti che la privatizzazione del rapporto di lavoro prevede: verifiche della produttività individuale, pianificazione degli obiettivi gestionali, introduzione di premi ed incentivi ai dipendenti collegati all’impegno e al raggiungimento degli obiettivi programmati, coinvolgimento e motivazione del personale. Belle parole, bei principi, ma l’azionista di riferimento della P.A. non è l’imprenditore ma il politico di turno, il Ministro, l’Assessore, che spesso e volentieri la utilizzano come bacino di consenso elettorale; ricordate quanto erano ambiti al tempo della prima Repubblica il Ministero della Poste o quello dell’Istruzione, ciascuno di essi aveva circa un milione di dipendenti. L’esigenza, non più procrastinabile, di una profonda modernizzazione della P.A. passa necessariamente attraverso l’introduzione delle metodologie di verifica della produttività, e dei connessi incentivi e disincentivi economici, in grado di innescare un circolo virtuoso di appagamento professionale ed economico. Ciò può avvenire esclusivamente formando la dirigenza pubblica e attribuendole il massimo grado di responsabilità, all’interno di un quadro di regole condivise con le OO.SS. Occorre, perciò, che i politici, in materia di gestione del personale facciano effettivamente un passo indietro; si potrebbe addirittura ipotizzare di abolire gli assessori al personale e di attribuire tutta le responsabilità in materia ad un direttore del personale. Un passo indietro della politica che dovrà limitarsi, rispettando così la normativa che regola materia, a dettare gli indirizzi generali ai quali i manager pubblici, scelti col criterio della capacità, dovranno attenersi scegliendo autonomamente: le modalità, i tempi e le procedure ritenute più idonee per migliorare la P.A. e per renderla un servizio efficiente e apprezzato dai cittadini. ■
* Giuseppe D'ANGELO - Rappresentante RSU Regione Lazio |
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