S.N.A.L.C.C. |
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Il Mezzogiorno è fuori dall’agenda politica nazionale ormai da tempo. Per molti, in un clima di difficoltà e sfiducia generale, il Sud è ormai una insopportabile palla al piede. A fronte di colossali risorse investite i problemi non cambiano, sembra che vengano solo alimentati sprechi, corruzione e degrado civile. Questa è l’opinione del Mezzogiorno nel nostro paese, opinione espressa normalmente senza portare alcuna prova documentale, espressa sulla base del sentito dire, della conoscenza episodica, della lettura di un articolo di giornale.
L’economista Gianfranco Viesti, cifre e fatti alla mano, nel suo recente libro “Mezzogiorno a tradimento” (editori Laterza) analizza i dati economici ed evidenzia, con grande chiarezza, una situazione molto, molto differente. “È un libro sull’Italia – spiega Viesti in una recente intervista – perché i problemi del Mezzogiorno sono i problemi dell’Italia. Ed è un libro preoccupato”. Nelle prime pagine del libro l’autore si affretta ad anticipare le conclusioni di fondo della sua analisi: “I problemi del Mezzogiorno sono molto simili, in misura certo spesso accentuata, a quelli dell’intero paese. Ormai in Italia chiamiamo Mezzogiorno quello che non ci piace o che non vogliamo vedere del nostro Paese; i problemi, difficili, che non riusciamo ancora a risolvere. Non è così. Risolvere i problemi del Mezzogiorno e risolvere i problemi dell’Italia richiede la stessa energia di fondo. Ma di questo ormai pochi sono convinti”. Il libro conduce l’analisi dei dati su due indicatori in particolare: la spesa statale in conto capitale ed i trasferimenti correnti alla Amministrazione pubblica. In sintesi, dai dati presentati, emerge che la spesa in conto capitale effettuata dalla P.A. nel Mezzogiorno, nel periodo dal 2000 al 2007, scende dal 39,1 al 35,3% della spesa totale nazionale. Dal 2001 al 2006, in particolare, i dati del Ministero dello Sviluppo Economico indicano che la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno è aumentata da 21 a 22,3 miliardi di euro (+5,7%) mentre nel resto del Paese è passata da 31 a 38,2 miliardi di euro (+23,2% in termini nominali).
Tale sostanziale redistribuzione territoriale delle risorse pubbliche, largamente inferiore agli obiettivi e agli stanziamenti programmati, è confermata, inoltre, anche dai dati relativi alla spesa corrente del settore pubblico allargato, che nelle regioni meridionali manifesta, nel periodo 2000-2006, uno scarto del 28,3% rispetto alle aree del Centro-Nord. La spesa pubblica nel Mezzogiorno non opportunamente bilanciata dagli effetti positivi che dovrebbero conseguire dall’utilizzo delle risorse comunitarie, solo limitatamente addizionate di spesa pubblica nazionale, risulta parzialmente beneficiata dagli effetti delle politiche di consistenti trasferimenti di incentivi alle imprese.
Si è così prodotto un sostanziale incremento dei livelli di pressione fiscale consentiti ad enti locali e Regioni del meridione (ad esempio l’addizionale Irpef in media è dell’1,23% al Sud e dell’1,03 al Nord, mentre le entrate fiscali dal 1996 al 2006 sono cresciute nel Sud del 56% e nel Nord del 36,4%), riducendo complessivamente le condizioni di miglioramento dei servizi resi e delle dotazioni infrastrutturali, condizionando pesantemente il più generale recupero di competitività necessario al Mezzogiorno e a all’intero Paese. In tale contesto occorre comunque ricordare che la scarsa qualità ed inefficienza delle amministrazioni locali, unite ad una ridotta capacità di programmazione delle azioni e di gestione della spesa, contribuisce alla determinazione di un quadro complessivo senza dubbio preoccupante per l’evoluzione dello sviluppo del Mezzogiorno.
Per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture, i dati disponibili dimostrano che la spesa in conto capitale per le ferrovie, nel corso degli anni dal 1996 al 2005, è passata nel Mezzogiorno da 729 a 1.196 miliardi di euro mentre nel Centro-Nord è più che triplicata, passando da 1.742 a 7.347 miliardi. Disparità altrettanto marcate emergono dalla lettura dei dati sulla ripartizione territoriale della spesa per la gestione dei rifiuti urbani.
Il Rapporto 2007 del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo – citato da Viesti – documenta che “in Italia la spesa in conto capitale del settore pubblico allargato per la gestione dei rifiuti urbani e assimilabili ammonta, in media annua 2000-2006, a 712 miliardi di euro ed è concentrata per oltre l’80% nel Centro-Nord. Il dato più significativo è rappresentato però dalle stesse spese in rapporto alla popolazione residente: i valori pro capite si attestano, nel Mezzogiorno, in media annua su 6,7 euro, contro un valore più che doppio al Centro-Nord dove è pari a 15,5 euro”.
Sulla spesa corrente per l’amministrazione generale il volume documenta quanto questa sia stata nel 2006 inferiore nel Mezzogiorno del 28% rispetto alla spesa media pro capite del Centro-Nord (11.253 euro nel Sud contro 15.719 del Centro-Nord). Non solo, nel Mezzogiorno è inferiore alla media nazionale anche la spesa sociale (del 18%), la spesa per la sanità (dell’8%) la spesa per cultura e servizi ricreativi (-22%) e quella per lo smaltimento dei rifiuti (-15%). Complessivamente nel decennio 1996-2006 il Mezzogiorno, dove risiede il 35,9% della popolazione italiana, ha ricevuto solo il 28,3% della spesa pubblica totale del settore pubblico allargato.
Nel 2006, scrive Viesti , la spesa corrente per l’amministrazione generale è stata nel Mezzogiorno inferiore del 23% rispetto alla spesa media pro capite nazionale, anche se “il numero dei dipendenti pubblici, in percentuale alla popolazione, è del tutto omogeneo nelle grandi aree del paese: 6,1 unità di lavoro per 100 abitanti, un valore che – contrariamente a quanto normalmente si pensa – colloca l’Italia al penultimo posto fra i 27 paesi europei. Il peso occupazionale del settore pubblico è in Italia circa il 30% inferiore alla media comunitaria”. Il libro di Viesti sfata molti luoghi comuni e stereotipi sull’economia meridionale e giunge a dare una precisa indicazione: “La questione è tutta politica. Per il Mezzogiorno, per i suoi mali e per quelli dell’intero Paese, serve una volontà politica che sia il vero ingrediente di rilancio e che decida: o si cresce tutti insieme o si abbandona il Mezzogiorno a se stesso”. Viesti è comunque scettico sulla reale volontà dell’attuale maggioranza politica a dotarsi di un progetto di rilancio del nostro Paese e del Mezzogiorno, ma documenta anche la sostanziale indifferenza avuta negli ultimi dieci anni dai partiti di centro-sinistra verso i problemi del Mezzogiorno, affermando anche che oggi, comunque, “dall’altra parte abbiamo un assoluto vuoto di opposizione”.
Il Federalismo potrebbe costituire una occasione alternativa per il recupero dell’efficienza del Mezzogiorno? Su questo aspetto, in alcune interviste ed articoli, Viesti esprime molte perplessità, il nuovo testo sul Federalismo è molto complesso e mancano i dati finanziari di riferimento, “è una delega in bianco nei confronti del governo in cui pesano enormemente le mani di chi pensa solo ai propri interessi, Lega e dintorni. La situazione è tanto fluida nel nostro Paese che non resta che stare a guardare. Ma c’è un fatto chiaro. Senza una visione del futuro si è destinati a fallire”. ■
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