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VOCE CAMERALE APRILE 2004

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Intervista al Dr. G. Tripoli Segretario Generale Unioncamere

GIUSEPPE TRIPOLI del futuro U n i o n c a m e r e

 

Dr. Tripoli, partiamo dall’ultimo grosso evento: il Centenario dell’Unioncamere ha rappresentato solo una celebrazione o l’inizio di un nuovo ciclo?
Un centenario – non potrebbe essere diversamente – è certamente un momento di festeggiamento, e per un’istituzione come l’Unioncamere è stata l’occasione per
tracciare un bilancio del lavoro svolto.
Potevamo farlo guardando al passato, per rintracciare successi e sconfitte. Oppure guardando al presente per scorgere le linee di evoluzione che ci conducono al futuro. Noi abbiamo puntato soprattutto su questo secondo aspetto. I cento anni dell’Unioncamere sono stati soprattutto la testimonianza di un’attività che le Camere di Commercio prestano a vantaggio delle imprese e per lo sviluppo dell’economia locale, e da qui siamo partiti per impostare le linee di azione per il nostro futuro che è anche
quello delle Camere di commercio.
È un’epoca di cambiamenti profondi, che investono direttamente anche le istituzioni – basti pensare ai nuovi assetti che scaturiscono dalla riforma del titolo V della Costituzione ed alla centralità che viene ad assumere la dimensione regionale –, e impegnerà necessariamente anche il sistema camerale.


Ma questo cambio di rotta cosa ha comportato?
Il cambiamento non ci spaventa, perché siamo abituati ad anticiparlo, non a subirlo. È uno sforzo di modernizzazione per rispondere ai bisogni che emergono dalle rapide trasformazioni dell’economia, della società, delle istituzioni, continuando a dare un contributo importante al sistema economico e istituzionale, nonché alla competitività delle imprese. In questa ottica abbiamo definito le priorità strategiche per il futuro del sistema camerale.

 


Quali sono i progetti, le posizioni e i programmi dell’Unioncamere?
L’Unioncamere ha lavorato intensamente per rivedere la propria attività in modo coerente con gli obiettivi di sistema. Frutti di questo impegno sono la nuova articolazione organizzativa delle funzioni e delle aree, da un lato, e i progetti e le iniziative previste che hanno portato ad individuare importanti linee strategiche di attività, dall’altro. Ci può elencare gli obiettivi principali? In estrema sintesi, la prima linea-obiettivo consiste in un approccio – il miglioramento dei rapporti con le associazioni – che tagli un po’ tutte le priorità individuate e che sta già dando i primi risultati. Garantire l’autonomia istituzionale delle Camere di commercio costituisce la finalità della seconda linea strategica, imperniata sulla riorganizzazione in chiave federale del nostro sistema. La costituzione dell’osservatorio sulla legislazione e sul decentramento, nostro terzo obiettivo, risponde all’esigenza di dotarsi di un efficace strumento di conoscenza, di lavoro e di valutazione del processo di riforma costituzionale e normativa in atto, rendendo disponibili agli amministratori camerali tutte le informazioni necessarie per comprendere il disegno di liberalizzazione, di decentramento, di semplificazione, e per intervenire sugli sviluppi della normativa regionale. Le politiche di rete costituiscono la quarta priorità: infatti, se in questi anni si è puntato molto sullo stretto rapporto che esiste tra camere ed economie provinciali, oggi è essenziale valorizzare anche le politiche e funzioni di rete proprie del nostro sistema, adattandole alle specifiche richieste delle imprese.
 

E per quel che concerne la parte economica?
Un altro obiettivo è incentrato sulla finanza camerale: in questo caso stiamo lavorando, da un lato, per garantire l’autonomia fi nanziaria delle Camere, dall’altro, per il contenimento dei costi con iniziative di razionalizzazione e riduzione delle spese per l’acquisto di beni e servizi. Poi la linea di lavoro che abbiamo denominato “le Camere come infrastrutture amministrative”, il cui obiettivo generale è quello di qualifi care sempre più le Camere di commercio come i terminali della PA sul territorio per le imprese.


Ma qual è il problema da risolvere?
Abbiamo rilevato che il sistema camerale nel suo complesso è in deficit nella capacità di comunione e di farsi recepire; per questo abbiamo individuato un altro obiettivo nel recupero di un rapporto forte con l’opinione pubblica, principalmente attraverso i temi su cui le Camere hanno una loro peculiarità cioè l’analisi dei fenomeni economici. L’ottavo obiettivo strategico è la valorizzazione del nostro sistema come parte della rete camerale europea, che si concretizza in azioni mirate a moltiplicare i rapporti diretti tra Camere e sistemi camerali europei, anche grazie alle soluzioni emerse sulla missione sulla guida di Eurochambres. L’ultima priorità è la riorganizzazione dell’Unione e la governance delle strutture nazionali; e per quanto riguarda l’Unioncamere in particolare, stiamo lavorando per una migliore defi nizione della sua organizzazione, per rispondere appieno all’obiettivo di dialogo e confronto con i diversi livelli del sistema (regionali e provinciali) e con le rappresentanze degli interessi.


La legge 580/93 è stata una legge che veramente ha riformato?

È stata senza dubbio un punto di svolta fondamentale per le Camere di commercio. È vero che è intervenuta con un cospicuo ritardo (e senza essere certamente immune da vizi), ma ha aperto davvero un capitolo nuovo nei rapporti tra PA ed imprese: soprattutto, ha posto le basi per gli sviluppi successivi, che hanno consentito alle Camere di affermarsi quale amministrazione pubblica per le imprese. Tutto ciò prima della 580 era davvero difficile da immaginare: uno studioso come il prof. Balboni ha definito la situazione delle Camere prima del 1993 addirittura “coma vigile”, rinvenendo proprio nella legge di riforma il momento di svolta che le ha poi portate ad uno stato di “pimpante salute”.


Qual è stata la vera innovazione della 580?
La 580 è stata vera riforma perché ha inserito le Camere nella collaborazione con lo Stato, le Regioni, le autonomie locali; ha chiamato imprese e associazioni a defi nire insieme linee comuni di scelta di servizi e di promozione dello sviluppo locale; ne ha valorizzato l’operare in rete, a livello non solo nazionale ma europeo e mondiale; soprattutto, ne ha riconosciuto e valorizzato l’autonomia. Cosa ancora più importante, credo siano state le imprese, gli utenti, a percepire la portata innovativa della 580, per i servizi e gli strumenti innovativi che ha consentito alle Camere di offrire: il registro imprese, le funzioni di regolazione del mercato, gli interventi promozionali.
 

Dunque?
In conclusione, penso che la 580 sia stata più che una legge di riforma; piuttosto, il primo passo di un percorso che ha portato progressivamente le Camere di commercio ad assumere un ruolo centrale nella modernizzazione del Paese e a presentarsi come un sistema articolato e complesso di servizi, strutture, capacità operative.

 

Giuseppe Tripoli - Incarichi attuali :
Dal 1° luglio 2001 Segretario Generale Unioncamere
Precedenti esperienze professionali:
› Febbraio 2001 - maggio 2001 Vice Segretario Generale Vicario Unioncamere;
› Vice Segretario Generale della Confcommercio Nazionale
(delega sulle Politiche Territoriali, programmazione negoziata, fondi strutturali).
› Componente dell’Osservatorio Economia Civile istituito presso la Camera
di commercio di Milano;
› Componente del Consiglio di amministrazione del Consiglio Nazionale
dei Centri Commerciali;
› Componente del Comitato di Sorveglianza nell’ambito del quadro
comunitario di sostegno 2000-2006;
› Componente della Task-force del sistema camerale sulla giustizia civile;
› Dirigente e Vice Segretario Generale dell’Unioncamere;
› Consigliere Delegato del C.I.S. S.p.A.;
› Capo di Gabinetto della presidenza dell’Unioncamere
› Componente del Comitato Formez per l’attuazione dello Sportello Unico;
› Componente del Consiglio di Amministrazione dell’ISDACI;
› Componente Comitato scientifi co di «Impresa e Stato».

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IPOTESI DI
CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO PER IL QUADRIENNIO NORMATIVO 2002-2005 E PER IL BIENNIO ECONOMICO 2002-2003, RELATIVO ALL’AREA DELLA DIRIGENZA DEL COMPARTO “REGIONI E AUTONOMIE LOCALI”

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Con la diminuzione dell'export aumenta il rosso della bilancia commerciale

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Mobbing :Il riconoscimento del danno patrimoniale, biologico e morale nella Pubblica Amministrazione

di

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Le relazioni sindacali nel comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali

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Strategie per il rilancio della competitività

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Il ruolo della comunicazione nel proceso evolutivo della Pubblica Amministrazione

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