Quali sono i progetti, le posizioni e i programmi
dell’Unioncamere?
L’Unioncamere ha lavorato intensamente per rivedere la
propria attività in modo coerente con gli obiettivi di
sistema. Frutti di questo impegno sono la nuova articolazione
organizzativa delle funzioni e delle aree, da un lato, e
i progetti e le iniziative previste che hanno portato ad
individuare importanti linee strategiche di attività,
dall’altro.
Ci può elencare gli obiettivi principali?
In estrema sintesi, la prima linea-obiettivo consiste in
un approccio – il miglioramento dei rapporti con le
associazioni – che tagli un po’ tutte le priorità individuate
e che sta già dando i primi risultati. Garantire l’autonomia
istituzionale delle Camere di commercio costituisce la
finalità della seconda linea strategica, imperniata sulla
riorganizzazione in chiave federale del nostro sistema.
La costituzione dell’osservatorio sulla legislazione e sul
decentramento, nostro terzo obiettivo, risponde all’esigenza
di dotarsi di un efficace strumento di conoscenza, di lavoro
e di valutazione del processo di riforma costituzionale e
normativa in atto, rendendo disponibili agli amministratori
camerali tutte le informazioni necessarie per comprendere
il disegno di liberalizzazione, di decentramento, di
semplificazione, e per intervenire sugli sviluppi della
normativa regionale.
Le politiche di rete costituiscono la quarta priorità: infatti,
se in questi anni si è puntato molto sullo stretto rapporto
che esiste tra camere ed economie provinciali, oggi è
essenziale valorizzare anche le politiche e funzioni di rete
proprie del nostro sistema, adattandole alle specifiche
richieste delle imprese.
E per quel che concerne la parte economica?
Un altro obiettivo è incentrato sulla finanza camerale: in
questo caso stiamo lavorando, da un lato, per garantire
l’autonomia fi nanziaria delle Camere, dall’altro, per il
contenimento dei costi con iniziative di razionalizzazione e
riduzione delle spese per l’acquisto di beni e servizi.
Poi la linea di lavoro che abbiamo denominato “le Camere
come infrastrutture amministrative”, il cui obiettivo
generale è quello di qualifi care sempre più le Camere di
commercio come i terminali della PA sul territorio per le
imprese.
Ma qual è il problema da risolvere?
Abbiamo rilevato che il sistema camerale nel suo
complesso è in deficit nella capacità di comunione e
di farsi recepire; per questo abbiamo individuato un altro
obiettivo nel recupero di un rapporto forte con l’opinione
pubblica, principalmente attraverso i temi su cui le Camere
hanno una loro peculiarità cioè l’analisi dei fenomeni
economici. L’ottavo obiettivo strategico è la valorizzazione
del nostro sistema come parte della rete camerale europea,
che si concretizza in azioni mirate a moltiplicare i rapporti
diretti tra Camere e sistemi camerali europei, anche
grazie alle soluzioni emerse sulla missione sulla guida di
Eurochambres.
L’ultima priorità è la riorganizzazione dell’Unione e
la governance delle strutture nazionali; e per quanto
riguarda l’Unioncamere in particolare, stiamo lavorando
per una migliore defi nizione della sua organizzazione, per
rispondere appieno all’obiettivo di dialogo e confronto con
i diversi livelli del sistema (regionali e provinciali) e con le
rappresentanze degli interessi.
La legge 580/93 è stata una legge che veramente ha
riformato?
È stata senza dubbio un punto di svolta fondamentale per
le Camere di commercio. È vero che è intervenuta con
un cospicuo ritardo (e senza essere certamente immune
da vizi), ma ha aperto davvero un capitolo nuovo nei
rapporti tra PA ed imprese: soprattutto, ha posto le basi
per gli sviluppi successivi, che hanno consentito alle
Camere di affermarsi quale amministrazione pubblica per le
imprese. Tutto ciò prima della 580 era davvero difficile da
immaginare: uno studioso come il prof. Balboni ha definito
la situazione delle Camere prima del 1993 addirittura
“coma vigile”, rinvenendo proprio nella legge di riforma il
momento di svolta che le ha poi portate ad uno stato di
“pimpante salute”.
Qual è stata la vera innovazione della 580?
La 580 è stata vera riforma perché ha inserito le
Camere nella collaborazione con lo Stato, le Regioni,
le autonomie locali; ha chiamato imprese e associazioni
a defi nire insieme linee comuni di scelta di servizi e di
promozione dello sviluppo locale; ne ha valorizzato l’operare
in rete, a livello non solo nazionale ma europeo e mondiale;
soprattutto, ne ha riconosciuto e valorizzato l’autonomia.
Cosa ancora più importante, credo siano state le imprese,
gli utenti, a percepire la portata innovativa della 580,
per i servizi e gli strumenti innovativi che ha consentito
alle Camere di offrire: il registro imprese, le funzioni di
regolazione del mercato, gli interventi promozionali.
Dunque?
In conclusione, penso che la 580 sia stata più che una
legge di riforma; piuttosto, il primo passo di un percorso
che ha portato progressivamente le Camere di commercio ad
assumere un ruolo centrale nella modernizzazione del Paese
e a presentarsi come un sistema articolato e complesso di
servizi, strutture, capacità operative.