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VOCE CAMERALE GENNAIO 2007

Chiuso a settembre il bando della nuova normativa: oltre 4100 richieste di contributo giunte al ministero

 

Incentivi alle imprese: la legge innesca oltre 14 miliardi di investimenti

 

 

Sono state oltre 4.100 le richieste di contributo pervenute al Ministero dello Sviluppo Economico con il primo bando della nuova 488 che si è chiuso lo scorso settembre. Il dato più importante rispetto al passato è la drastica riduzione delle domande presentate che, nell’ultimo bando precedente la riforma, erano state circa 22.000, ma questa forte contrazione delle domande era proprio il trend che si attendeva.

Quando il Governo, con la Finanziaria dello scorso anno, ha inteso rivedere i meccanismi di sostegno pubblico agli investimenti delle imprese italiane, il fine che intendeva raggiungere era proprio quello di rendere più efficiente ed efficace, meglio dire più mirato, il sistema degli aiuti di Stato, salvaguardando una generale esigenza di contenimento della spesa.

Con queste premesse, infatti, è stato riformato il sistema degli incentivi alle imprese che oggi si presenta con molte novità rispetto al passato. Prima fra tutte l’introduzione, accanto al tradizionale finanziamento a fondo perduto, di una consistente quota di finanziamento a tasso agevolato, erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti, legato quest’ultimo ad una puntuale analisi del merito creditizio fatta dalle banche.

 

Le agevolazioni di Stato, pertanto, sono oggi caratterizzate da un mix di contributo a fondo perduto concesso dal Ministero dello Sviluppo Economico, di finanziamento agevolato concesso dalla Cassa depositi e Prestiti e di finanziamento ordinario a tasso di mercato concesso dalle banche locali.

Complessivamente, il sistema produttivo italiano ha richiesto agevolazioni a fondo perduto per circa 1,58 miliardi e finanziamenti agevolati per circa 4,81 miliardi per un totale complessivo di investimenti pari a 14,78 miliardi di euro.

L’istituzione, quindi, di un Fondo rotativo nazionale, sul quale vanno ad accedere i finanziamenti agevolati per le imprese italiane crea, rispetto al passato ed a parità di dotazione finanziaria, un effetto cosiddetto “moltiplicatore”: vengono evitate le situazioni classiche tipiche degli anni scorsi di prosciugamento dei fondi con la possibilità di agevolare solo le imprese patrimonialmente solide che investono in innovazione tecnologica, ricerca e tutela ambientale.

 

In questo nuovo contesto, si deve evidenziare la notevole performance delle “banche locali” e in particolare delle Banche di Credito Cooperativo rispetto al resto del sistema bancario italiano che in un solo colpo, approfittando di questo “anno zero” determinato dalla riforma, hanno rosicchiato nel settore della finanza agevolata una fetta consistente del mercato, finora in mano alle altre banche, con un bel salto, dal 2,3% al 7,1%. Un dato sul quale riflettere, se si considera anche che il risultato raggiunto in questo settore ad alta specializzazione consente una collocazione più o meno in linea con la media della percentuale d’incidenza del Credito Cooperativo nel resto del sistema bancario.

 

Occorre anche rilevare che se il Credito Cooperativo è in linea con un altro dato medio nazionale, con circa il 77% di progetti presentati da imprese del Sud, non così avviene per i comparti di provenienza delle iniziative d’investimento.

 

Mentre il dato nazionale indica infatti un 60% di richieste provenienti solo dal settore industria, i dati che riguardano il Credito Cooperativo sono più uniformemente distribuiti tra i diversi comparti: 44,3% di domande dall’industria, 33,4% dal turismo e 22,3% dal commercio.

 

Se il dato in diminuzione delle 4.100 domande presentate rispetto al passato impressiona un po’ tutti, sì, ma positivamente per i motivi sopra esposti, occorre aggiungere anche un’altra riflessione che viene a seguito di alcune valutazioni fatte proprio in questi giorni dal Ministero dello Sviluppo Economico.

 

Il nuovo tipo di finanziamento, sostiene lo stesso Ministero – che come detto è un mix di contributo a fondo perduto e di finanziamento a tasso agevolato accompagnato dal finanziamento ordinario di una banca locale – risulta difficilmente penetrabile dalla malavita organizzata nascosta a volte dietro l’imprenditore. Il fatto di prevedere il necessario coinvolgimento del sistema creditizio locale che, quindi, valuta il merito di credito e quindi finanzia l’imprenditore, permette di selezionare solo imprese sane, in ogni senso, molto probabilmente già conosciute dalle banche.

 

È di tutta evidenza che una banca, non una qualsiasi banca, ma proprio una ”banca locale”, radicata sul territorio, che conosce da sempre il tessuto produttivo locale, che da sempre e da sola - rispetto al resto del sistema bancario - ha sostenuto le micro-imprese, le imprese familiari, gli artigiani, accompagnandole pian piano nella loro crescita in un contesto di mercato sempre più competitivo e globalizzato, ha “automaticamente selezionato”, per proprio DNA, le imprese sane.

 

Quelle imprese fatte di gente onesta, impegnata sette giorni su sette nel proprio lavoro. Piccole e medie imprese che, solo da poco tempo, sono state “riconsiderate” strategicamente dal resto del sistema bancario in quei piani industriali che hanno finalmente “intuito” il valore economico e sociale di queste aziende, che da sole rappresentano quasi l’intero sistema produttivo del Paese.

 

Non è un caso che, rispetto ad un totale di 210 banche complessivamente convenzionate con Cassa Depositi e prestiti per svolgere il ruolo di “banca finanziatrice”, ci sono molte banche a carattere locale (ben 102 sono le Banche di Credito Cooperativo), quelle banche che, con la loro tradizionale attività di sostegno finanziario agli operatori economici del territorio, sono più che mai al centro di un meccanismo di finanza pubblica di prevalente appannaggio del mondo delle piccole e medie imprese.

 

Sandro Di Cicco *Responsabile Sviluppo Servizio Finanza Agevolata ICCREA BANCA

 

 

 

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