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VOCE CAMERALE LUGLIO - DICEMBRE 2009

 

 

Crisi, definita figlia della globalizzazione, in quanto si era determinata una grande stabilità geopolitica e il lavoro si manifestava come una merce dal costo diseguale. Il prevalere di un sistema strutturato di gestione in rete orizzontale è vincente per flessibilità decisionale.

I modelli organizzativi gerarchici sono dunque poco flessibili, e non in grado di adeguarsi ai repentini mutamenti che ormai esistevano nei diversi contesti socio-economici.

La grande distribuzione e la piccola e media impresa potevano produrre ovunque e la logica del profitto allargava sempre di più la forbice della disuguaglianza tra valore del costo del lavoro e diritti del lavoratore.

La globalizzazione offriva anche grandi opportunità e non si poteva non accettare la sfida cercando di comprendere il cambiamento in atto ed interpretarlo così da non farsi travolgere e garantendo così nuove forme di tutela e sicurezza per quei soggetti che abbiamo sempre garantito in particolare: i giovani, gli anziani, i più deboli.

 

Cosa è mancato? Sicuramente il coraggio d’impedire con atti e provvedimenti che speculatori finanziari senza scrupoli creassero bolle finanziarie. È mancato il coraggio di dare regole al mercato e un mercato senza regole è un mercato senza anima, un mercato senza anima divide ed emargina i più deboli e lascia che intere fasce d’umanità non abbiano il necessario per sopravvivere.

L’errore di un mercato senza anima è l’esclusivo obbiettivo del profitto, quando c’è solo il profitto s’ignora il bene comune, si rischia di distruggere ricchezze e creare tanta povertà.

 

Il mercato globale senza regole significa monopolizzare i capitali nelle mani di pochi escludendo i più deboli, favorisce solamente la crescita economica dei pochi arrichitisi a dismisura emarginando le classi disagiate.

 

La finanza senza etica ha fatto deragliare l’economia reale e ha provocato l’attuale crisi economica, dobbiamo imporre una finanza, un mercato etico con regole chiare e certe che come fine ultimo non sia il profitto ma il bene comune delle imprese e delle famiglie, solo così possiamo evitare di distruggere la ricchezza e non avere la povertà globale.

Dobbiamo evitare nel presente e nel futuro di avere una condizione sociale come quella attuale.

Una società che perde il valore del rispetto reciproco, della solidarietà e della sussidiarietà, una società dove gli ISMI la fanno da padrone, quando i qualunquismi, i protagonismi, i perbenismi, gli egoismi, sovrastano la società che abbiamo contribuito a costruire è una società senza futuro, allora gli interventi devono essere decisi e radicali se non si vuole sprofondare nel vuoto più assoluto, senza alcuna prospettiva ne possibilità di risalire la china. A pagarne le spese di questa crisi sono i ceti medio-bassi, i salari hanno perso il potere d’acquisto, le famiglie fanno fatica ad arrivare alla seconda settimana, vi sono 600.000 famiglie che hanno difficoltà a coprire la rata del mutuo,150.000 famiglie sono state dichiarate insolventi e rischiano di perdere la proprietà.

 

Che fare? Dobbiamo creare le condizioni per una forte ripresa. Le imprese devono essere più competitive, c’è necessità di più esportazione, di conseguenza maggiore entrate, occorrono investimenti nella ricerca e nella tecnologia avanzata. Dobbiamo dare fiato ai consumi. Bisogna aumentare la produttività per rendere il Paese più competitivo, recuperando il potere d’acquisto dei salari che secondo l’Istat dal 2007 sono calati del 13%. Bisogna ridurre le tasse, tutte le tasse e gli oneri sociali che rodono il salario.

Non basta legare parte del salario alla produttività ma porre le basi per lo sviluppo di un federalismo di area metropolitana con accordi economici legati al territorio che prevede un aggancio al sistema abitativo, alle tariffe, alla mobilità, ai generi di prima necessità. Si deve guardare con interesse a forme di welfare attraverso il salario indiretto, concordando un prezzo ridotto per l’utilizzo degli asilo nido, delle mense aziendali, dei mezzi di trasporto, dei ticket per prestazioni diagnostiche, ecc. Un vero e proprio salario territoriale, in aggiunta al salario previsto dagli accordi Nazionali. Iniziamo con un piccolo e concreto passo verso lo sviluppo.

 

*Sociologo. Segretario responsabile Uilfpl - Milano

 

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