S.N.A.L.C.C. |
|
|
|
«Se vuol somigliare ad Obama Berlusconi restituisca la speranza al ceto medio»
«I n Italia se non si fa strada l’idea che il paese può essere meglio di quel che è ora, tutto impegnato a dare la caccia ai fannulloni ed a tagliare risorse agli enti locali, alla scuola, all’Università, alla ricerca ed a punire il settore pubblico è ben difficile che si riesca davvero ad uscire dalla crisi»: Guido Vacca, coordinatore nazionale Uil-Fpl-Camere di Commercio, segretario nazionale dipartimento Uil- Fpl-Snalcc, ritiene che ci sia una lezione-Obama da apprendere.«La storica vittoria elettorale di Barack Obama può insegnare qualcosa – avverte – anche se, ovviamente, le situazioni dei due paesi sono estremamente diverse. Io guarderei prima di tutto alla circostanza che il neo presidente Usa ha fatto della speranza, anzi dell’“audacia della speranza”, la sua parola d’ordine e si è appellato alle forze migliori del suo Paese. Non basta l’ottimismo di facciata come Berlusconi tenta di spandere a destra e manca da settimane; urgono esempi concreti a cominciare dallo spirito di autentica cooperazione fra tutte le componenti della nostra società per uscire dal momento di difficoltà». Cosa intende concretamente? «Un esempio su tutti: Obama facendo una campagna che ignorava il fattore razziale ha implicitamente smontato lo spauracchio razziale su cui si fondava la politica americana moderna. Il governo ha fatto una campagna contro il lavoro che viene svolto in gran parte con professionalità ed abnegazione nella pubblica amministrazione e questo testimonia praticamente come all’esigenza di una solidarietà operosa da noi si sia sostituita una concreta, faziosa e demagogica voglia di creare divisioni». Il vero problema qual è, allora? Vacca punta il dito in direzione opposta a quello di Brunetta: «I fatti economicamente drammatici che
stiamo vivendo dicono con evidenza sconcertante che l’iniziativa privata lasciata a se stessa non è riuscita a trovare soluzioni soddisfacenti: l’antidoto al tracollo viene sempre e solo dal settore pubblico. Ed i lavoratori italiani della pubblica amministrazione vanno incentivati, aiutati dal punto di vista salariale e motivati adeguatamente. La spina dorsale del Paese passa attraverso il nostro comparto, che non ha bisogno di tornelli per funzionare ma di persone capaci di infondere ottimismo con i fatti e dando esempio di responsabilità istituzionale». Veniamo alla recessione: «È una crisi economicofinanziaria globale, di grandi dimensioni quella che ha colpito in maniera durissima anche il nostro Paese che faticosamente si trascina un grandissimo fardello di debito pubblico, con una evasione fiscale enorme, con una pressione fiscale ormai diventata insostenibile e con una casta, sempre più insaziabile, che assorbe circa la metà della ricchezza nazionale. È diventata insostenibile la situazione in cui versano le famiglie italiane, al limite della sopravvivenza a causa dei bassissimi salari e delle pensioni che negli ultimi anni hanno visto assottigliarsi in maniera enorme il loro potere d’acquisto». A che punto della crisi siamo? «Quella che viviamo è una grandissima emergenza sociale che vede scomparire la classe media, sempre più povera, mentre vergognosamente continua a crescere rigogliosamente una casta sempre più ricca, ed egoisticamente incurante del grido di dolore che arriva dai lavoratori, dai pensionati che vivono un momento di gravissima recessione che ha portato alla scontata conclusione del crollo delle vendite anche dei beni di primissima necessità. Secondo indagini della Banca d’Italia nel nostro Paese il 42% della ricchezza nazionale si trova nelle tasche di 5 milioni di italiani mentre gli altri circa 50 milioni debbono accontentarsi del 58% della ricchezza nazionale. Tra i lavoratori, tra i pensionati, tra i giovani, tra i precari, serpeggia sempre di più un diffuso malessere e malumore mentre si assiste a tagli in settori vitali e strategici, quali quelli della scuola, della sanità, dell’università, della giustizia, degli enti locali. L’imperativo categorico è quello di ridimensionare tutta la pubblica amministrazione con pesantissimi tagli sul personale, con stipendi tra i più bassi d’Europa, e che inevitabilmente coinvolgeranno le prestazioni erogate. Blocco del turn-over, riduzione del rapporto docenti alunni, limitazione delle spese per le assunzioni, riduzione dei fondi di finanziamento ordinario, sospensione della stabilizzazione dei precari prevista dalla finanziaria 2007».
«Per quel che ci concerne siamo disponibili a fare la nostra parte e a dare il nostro contributo sulla riforma dei contratti per superare quell’inflazione programmata che nel corso degli anni ha portato a quell’erosione dei salari reali che tanti danni ha arrecato nelle famiglie italiane. In tutta fretta deve essere recuperato un piano che preveda un controllo dei prezzi e delle tariffe, un taglio delle tasse per lavoratori e pensionati, un alleggerimento fiscale sulle buste paga, la stabilizzazione dei lavoratori precari. Il lavoro precario è una piaga, un grande cancro per il nostro Paese. Un fenomeno allarmante che genera frustrazioni che spesso determinano gravi patologie psicologiche. La politica deve affrontare e risolvere questo grandissimo dramma. Mettere sulla strada tante migliaia di padri di famiglia, tanti giovani, è la scelta più dolorosa, più ingiusta e più sbagliata che un Governo possa fare». Dov’è che dovrebbe fare economie il governo? «Sono i privilegi quelli che debbono essere tagliati. Sono le tante esternalizzazioni che si continuano a creare pur essendo, in moltissimi casi, prive di ogni valore e poco utili alla collettività che si debbono tagliare. Non si può continuare a ridurre i costi della pubblica amministrazione e dall’altro continuare ad esternalizzare i servizi creando enti e società privi di reale valore per la collettività. In realtà quella che viene definita come una riduzione della spesa pubblica altro non è che un’operazione tendente a spostare ingenti quantità di danaro dal pubblico al privato attraverso esternalizzazioni che consentono ai figli di vip, parenti e amici di essere assunti senza concorso in tali in barba a tutte le leggi che prevedono il blocco delle assunzioni». Concretamente da dove bisogna ripartire per uscire dal tunnel recessivo? «Il Governo deve assumere l’impegno, come ha già fatto Barack Obama, di difendere e tutelare il ceto medio. Se questo non avverrà, se il Governo continuerà a camminare imperterrito attraverso la strada intrapresa, sarà inevitabilmente molto buio il futuro della nostra nazione che una volta è stata la culla del diritto, sarà molto buio il futuro di tanti giovani, di tanti padri di famiglia, di tanti lavoratori, di tanti pensionati».
|
Copyright © 2009 - Snalcc.it è di proprietà dello SNALCC Tutti i diritti riservati.
|
|||||