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Il senatore Marini: «Ora occorre accelerare per giungere ad un unico comparto di contrattazione per il sistema camerale»
«Messa in archivio la legge Finanziaria, torneremo a lavorare con maggiore incisività per giungere all’approvazione del disegno di legge che intende razionalizzare l’ordinamento del personale delle Camere di Commercio e delle Unioni o Aziende speciali collegate»: a parlare è il senatore Giulio Marini, che ha presentato il 18 ottobre scorso la bozza di modifica dell’articolo 19 della legge 580/93 e che punta a disciplinare – senza oneri aggiuntivi per lo Stato – l’ordinamento del personale camerale in un unico comparto.
Ci troviamo di fronte, del resto, all’esigenza oggettivamente avvertita dalla gran parte del personale camerale e non si vede il perché l’esigenza di uniformare il trattamento contrattuale debba essere disattesa ». Marini ricorda che la questione è strategica anche per un altro motivo: «Il sistema camerale è uno dei più importanti a livello nazionale ed è sicuramente fra quelli più produttivi. È giusto e legittimo, quindi, che i riconoscimenti contrattuali vadano commisurati all’impegno giornaliero che migliaia di dipendenti dimostrano di meritare quotidianamente a livello nazionale». La proposta di Marini punta, del resto, a razionalizzare il sistema delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, delle loro Unioni e delle loro aziende speciali per «porre rimedio – spiega il parlamentare – ad una situazione per certi versi anomala, venutasi a creare per questi enti nel corso degli anni.
L’effetto del prospettato intervento normativo è di modificare l’attuale assetto della contrattazione collettiva riguardante il personale camerale e le realtà collegate che vede i vari enti inseriti in ambiti diversi di contrattazione, pur facendo parte di un unico ed omogeneo sistema al cui vertice si colloca l’Unione Italiana delle Camere di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura – Unioncamere».
Marini sottolinea come, in un’ottica di privatizzazione del pubblico impiego, in cui non ci può e non ci deve essere una differenza sostanziale tra rapporti di lavoro privato e rapporti di lavoro pubblico, in cui i comparti pubblici possono e devono essere definiti “in coerenza con quelli del settore privato”, nei quali la parità di trattamento dei lavoratori deve essere garantita e attuata in modo assoluto, non può continuare ad esistere un sistema frammentario, disorganico e, soprattutto, disomogeneo come quello previsto attualmente per il personale del sistema camerale.
Il riassetto del sistema camerale in un unico e autonomo comparto di contrattazione collettiva nazionale risponde anche alla precisa esigenza di omogeneizzare il contenuto dei contratti di lavoro di tutto il personale del settore; questo al fine di valorizzare ed armonizzare i compiti e le funzioni che ciascuno è chiamato a svolgere. «Si profila opportuno, quindi – sintetizza il senatore Marini –, costruire un distinto comparto di contrattazione collettiva che riunisca e armonizzi i rapporti di lavoro dei dipendenti del sistema camerale, garantendo a tutti, in eguale misura, medesime condizioni e trattamenti retributivi e previdenziali, allo scopo di realizzare appieno i principi di imparzialità e di uguaglianza che la Costituzione riconosce a tutti i cittadini.
Stefano Di Scanno * Capo servizio quotidiano “La Provincia”, già direttore dei settimanali “L’Inchiesta” e “Corriere del Sud Lazio”. |
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