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VOCE CAMERALE GENNAIO 2005

La valorizzazione delle competenze femminili, nella distinzione dei ruoli è un atto dovuto se rapportato ai processi normativi che lo hanno caratterizzato dal 1948 ai nostri giorni.

In tal senso con il decreto legislativo 226/2003 la Commissione per le pari opportunità fra uomo e donna ha prodotto in maniera approfondita un programma di lavoro per il biennio 2004/2005. Il documento trova precise motivazioni riferite alla vigente legislazione che offre l’opportunità di individuare i cambiamenti che si sono realizzati sul ruolo centrale della dimensione femminile correlata alle politiche sociali dell’occupazione, dell’istruzione e della ricerca. Si tratta di definire meglio la realtà femminile in una sfida di notevole rilievo tra la globalizzazione e l’esplosione spesso incontrollata di localismi, nel momento in cui si intende analizzare l’azione con- giunta delle donne impegnate nel mondo della politica, delle “parti sociali”, delle organizzazioni del lavoro, dipendente ed autonomo, delle associazioni femminili e della società civile nel suo complesso”.

Al documento non sfugge l’ampio dibattito europeo centrato sulle esperienze vissute nei vari paesi euro- pei impegnati nella difesa e nell’affermazione della propria identità politica e sociale.

Va detto ancora che attraverso la politica del Ministero delle pari opportunità e di un Dipartimento incardinato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, si vogliono realizzare obiettivi finalizzati da un lato a rafforzare i risultati già raggiunti e dall’altro “ad agire” affinché siano colmati alcuni vuoti, razionalizzando gli impegni di tutti gli organismi preposti all’attuazione delle pari opportunità.

L’impegno della Commissione è, inoltre, quello di ap-prontare un piano nazionale sulle pari opportunità avente come “questione centrale” la rappresentanza, in relazione all’art. 51 della Costituzione, della presenza femminile in tutti i settori della vita del nostro Paese e nello stesso tempo di rimuovere gli ostacoli e le discriminazioni nel rispetto delle diverse normative comunitarie. La Commissione in tal senso si farà promotrice di un “Documento/Protocollo di Intenti” finalizzato alla costruzione di rapporti tra i vari soggetti sociali (movimenti politici, organizzazioni sindacali e di rappresentanza, associazioni) tramite i cosiddetti “obiettivi condivisi”, costituendo esso una sorta di impegno a individuare modalità di agire finalizzate alla compatibilità tra i diversi ambiti: sociale, generazionale e di genere”.

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