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Regione Lazio, per centinaia di dipendenti solo “frutti avvelenati” dalla politica
M ai, come in questi ultimi anni, il rapporto tra la Regione Lazio e i suoi dipendenti, aveva toccato limiti così bassi.Uno scontento così generalizzato ha motivazioni lunghe e nasce da tanti fattori che proviamo a raccontare per capire come poter uscire da questo tunnel. Certo, molto è dovuto alla vicenda “perequazione” che nasce in termini legislativi “buoni” all’epoca Badaloni (anno 2000) è stata attuata in modo molto superficiale e demagogico nella gestione Storace (2002) ed è finita in modo pessimo sotto l’attuale gestione Marrazzo. Per chi non sa cosa significa “perequazione”, va detto che parliamo di un regolamento di Giunta – scaturito dalla legge di cui sopra che consente, tramite l’acquisizione di punteggi, ottenuti valutando l’anzianità di servizio, il titolo di studio e titoli vari, il passaggio in categoria superiore; quindi, un concorso per titoli. I numeri raccontano di 465 dipendenti, promossi dirigenti e di circa 800 dipendenti che sono stati promossi da B in C e in D complessivamente. I numeri non dicono che quando la legge nacque (anno 2000) la Regione Lazio non faceva concorsi da vent’anni e che, nel frattempo, continuavano a transitare in questa Regione tutti i dipendenti degli Enti Pubblici “inutili”, sciolti d’autorità dai vari governi dell’epoca. Ognuno di questi colleghi si è, così, portato dietro la sua posizione giuridica ed economica, con un guazzabuglio di norme e di leggi, unico in tutta Italia perché le provenienze erano di oltre 150 Enti, a fronte di una media nazionale, tra le altre Regioni, di 10-12 diverse provenienze. Questi, i fatti. Le risultanze di questi accadimenti hanno provocato un contenzioso altissimo con le varie Amministrazioni regionali e non hanno consentito un’oculata gestione del personale regionale, con una dannosa prevalenza finale del ruolo più deleterio dei partiti e cioè il clientelismo partitico, a scapito delle professionalità
interne che esistevano già allora, come oggi e che, ieri come oggi, sono sempre state mortificate dalla prepotenza partitica. Ci siamo salvati per anni, scegliendo, quasi sempre, tra i dirigenti del Personale, colleghi di ruolo che comunque conoscevano la situazione e decidevano di conseguenza, contando su una discreta indipendenza dal potere politico.
Adesso è toccato ai dirigenti; cosa succederà per gli oltre 800 dipendenti di B, C e D? E cosa dirà questa Giunta per esempio a tutti i perequati diventati di B, C, D e dirigenti, che nell’anno 2001 avevano superato le prove scritte dei concorsi interni e che furono estromessi dagli orali, con la motivazione, che in base alle “norme vigenti” di allora, non potevano piu’ partecipare in quanto già promossi? Che facciamo? Rimettiamo in discussione il concorso dei 100 per la dirigenza fatto subito dopo la perequazione? L’accordo per i 63 “idonei” allo stesso concorso e autentica “invenzione” giuridica per farli diventare dirigenti? Tutti i concorsi interni svolti sino ad oggi? Problemi da risolvere difficili per tutti; anche per i funanboli della politica che si sono inventati un presidente di Giunta, a quanto pare senza alcuna esperienza amministrativa pubblica e un direttore del personale pescato nelle italiche poste, che poco dovrebbe sapere sul funzionamento della Regione Lazio. Ora, tutto è troppo tardi; della schiera originaria di 460 dirigenti, ne rimangono circa 27 che non hanno né l’età, né i contributi per andare in pensione. La Giunta pensa ad una “retrocessione” o ad un auto licenziamento con riassunzione a termine. Un bel pasticcio per gente che ha lavorato bene, come dirigente, per oltre 5 anni. Certo, la soluzione legislativa promessa da Marrazzo a febbraio, se mantenuta, avrebbe potuto avere effetti positivi, insieme ad un tavolo di concertazione, inutilmente chiesto dalla DiCCAP, per riesaminare tutti i casi di doglianza. Non siamo stati ascoltati perché lavorare bene in Regione è difficile, se hai un retroterra amministrativo inesistente. Si è consumata, così, in silenzio assordante la sorte di centinaia di dipendenti, ai quali una politica scriteriata e senza controlli aveva consentito traguardi insperati di carriera ed oggi, una politica sfuggente ed incapace ha chiuso questa amara vicenda, portandosi dietro nient’altro che frutti velenosi. Con una speranza ultima, all’italiana, che nessuno si accorga che lo strumento che ha promosso a categorie superiori oltre 800 dipendenti, è lo stesso che è stato dichiarato inesistente per coloro che furono promossi alla dirigenza. E con una considerazione finale: questa Giunta, in tre anni di governo, è riuscita nell’impresa di non realizzare nulla per i suoi dipendenti; mi correggo a settembre è stato fatto un concorso interno per attingere la cat. C e la B (circa 300 posti complessivi). Quando parlavo di incapacità, la riprova è stata la gestione di questi due concorsi, con tantissime risposte ai quiz sbagliati, come hanno denunciato nel luglio 2008 tanti giornali; e, per finire, con una cosa nuova in Regione: centinaia di ricorsi in atto per una cosa banale, come un concorso interno. ■
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