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VOCE CAMERALE LUGLIO 2005

 

Nelle società complesse si avverte sempre più il bisogno di comunicare.

 

La comunicazione è, ormai, il fulcro della vita sociale e permea di sé l’intera organizzazione sociale, produttiva e culturale, condizionandola.

 

Le società attuali sono in continua trasformazione, una trasformazione che le investe a 360 gradi: da un punto di vista politico, culturale ed economico; sorgono nuove esigenze, nuovi problemi, nuove richieste, la “comunicazione” è lo strumento che consente di stare al passo e disciplinare questa profonda metamorfosi. Una serie di interventi normativi catalizzano l’attenzione sull’importanza dello strumento “comunicazione”, intesa come strumento per sollecitare, incentivare e favorire i processi innovativi.

 

Gli anni ’90 sono la stagione in cui ha inizio il processo di riforma della pubblica amministrazione, la quale comincia a dismettere l’abito di una amministrazione separata e chiusa nei confronti dei cittadini, per assumere un atteggiamento di apertura e di dialogo; una amministrazione non più autoreferenziale, ma pronta a confrontarsi con le continue modifiche della società e con i nuovi problemi posti dalla stessa. In questo nuovo contesto la comunicazione pubblica è funzionale ai processi di riforma; le pubbliche amministrazioni devono migliorare la propria comunicazione soprattutto quando è rivolta all’esterno perché solo così si sollecita in maniera efficace la partecipazione della collettività alla “cosa pubblica”.

 

I primi interventi del legislatore che hanno avuto il merito di cominciare a mutare la fisionomia della pubblica amministrazione si estrinsecano nelle leggi 142/1990 e 241/1990. In particolare quest’ultima pone la comunicazione pubblica al servizio dei principi di trasparenza e di accesso. La normativa ha apportato una vera e propria rivoluzione nel modus operandi delle amministrazioni: lo ha trasformato da autoritativo a partecipativo, in più ha fissato talune regole a garanzia dei cittadini che si ispirano ai seguenti principi: il principio del giusto procedimento, che consacra la dialettica tra interessi pubblici e privati contemperandoli; il principio di trasparenza che prevede l’obbligo in capo all’amministrazione di motivare il provvedimento amministrativo, di identificare preventivamente l’ufficio ed il responsabile del procedimento, di informare i cittadini; il principio di semplificazione che introduce istituti volti a snellire e a rendere più celere l’azione amministrativa.

 

 Va da sé che solo un uso consapevole della risorsa comunicazione avrà il merito di attuare concretamente i principi enunciati. Alla legge 241/1990 sono seguiti numerosi altri interventi legislativi nel decennio successivo, che hanno investito l’apparato amministrativo e da un punto di vista procedimentale e da un punto di vista strutturale: ad esempio il Dlgs 29/1993 che stigmatizza il più importante strumento organizzatorio volto a favorire un rapporto dialogico tra amministrazioni e cittadini: l’Uffi cio Relazioni con il Pubblico (URP).

 

Seguono le cosiddette “Leggi Bassanini” che tendono alla semplificazione e allo snellimento dell’attività amministrativa, per approdare alla storica legge 150/2000 “Disciplina delle attività di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni”, che legittima in maniera definitiva l’informazione e la comunicazione come costanti dell’agire amministrativo. In realtà la legge 150/2000, anziché come momento di approdo, va interpretata come punto di partenza,o comunque va coniugata con la riforma complessiva che ha investito la pubblica amministrazione.

 

Essa, così come la normativa precedente, sottolinea sempre più il ruolo che la comunicazione deve rivestire nella pubblica amministrazione: un ruolo prioritario e rilevante, la risorsa comunicazione diventa uno strumento fondamentale di gestione. Solo utilizzando al meglio la risorsa comunicazione si riesce a dare legittimità e credibilità alle strategie aziendali, ai progetti di sviluppo. L’utilizzo del termine “aziendale” non è a sproposito: il legislatore con tutti i suoi interventi, con la predisposizione all’ascolto delle istanze di una società in continua e repentina trasformazione, ha voluto modellare l’azione amministrativa secondo le regole efficientistiche e manageriali specifiche delle imprese private.

 

Gli uffici centrali e locali dello Stato cominciano a porsi il problema di come e a chi veicolare le informazioni, adottano strategie di marketing per la promozione di un’attività o di un progetto o simili, cercano di individuare ed analizzare i bisogni dei cittadini tendendo alla loro soddisfazione, cosiddetta “customer satisfaction”. La novità di maggior rilievo della legge 150/2000 consiste nell’aver riconosciuto alla comunicazione pubblica lo status di funzione amministrativa con una sua disciplina e strutture specializzate; essa ha istituzionalizzato e legittimato l’area della comunicazione pubblica.

 

Da un punto di vista squisitamente tecnico e strutturale la normativa istituisce e regolamenta tre strutture: il Portavoce, l’Ufficio Stampa, e l’Ufficio Relazioni con il Pubblico; definisce un obiettivo specifico per ciascuna attività di comunicazione, infine esplicita che le funzioni di sportello, i portavoce, gli uffici stampa, ed in particolar modo gli Uffici Relazioni con il Pubblico sono da ritenersi veri e propri strumenti di comunicazione e scambio verso l’esterno. La legge 150/2000 prevede in più che le pubbliche amministrazioni individuino al loro interno specifiche professionalità da adibire alle attività di comunicazione e informazione, rimandando ad un successivo regolamento l’individuazione dei titoli di accesso del personale.

 

E’ del 2002 la direttiva di attuazione della legge, che pone l’accento su due punti: l’importanza della comunicazione interna, come fattore strategico per migliorare l’attività, e l’importanza del coordinamento tra gli uffici e della comunicazione integrata come strumenti per attuare iniziative di comunicazione efficaci.

 

La Pubblica Amministrazione da realtà intangibile ed immateriale, finalmente, sta diventando una realtà partecipata, almeno nelle buone intenzioni del legislatore; la pubblicità degli atti amministrativi e dell’agire pubblico, stando allo spirito delle leggi e dei regolamenti di attuazione, diviene regola generale che governa l’apparato pubblico, il quale ormai è tenuto a rendicontare i servizi erogati, ed il cittadino da mero destinatario degli stessi è divenuto fruitore critico.

 

La normativa si rivolge a tutte le pubbliche amministrazioni e “comunicare” diviene il compito principale: con una buona comunicazione il cittadino si sente partecipe della vita pubblica, e riesce a condividere progetti, piani di sviluppo e obiettivi. L’apparato pubblico nella definizione dei suoi piani di sviluppo deve cominciare a guardarsi dall’esterno e dare importanza al concetto di qualità del servizio offerto: solo così si riducono i rischi di illegittimità delle azioni dovuti a scarsa o insufficiente comunicazione e informazione. Pian piano le amministrazioni cercano di adeguarsi a questi nuovi standard, cercano di far propria la logica economico-aziendale, abbandonando quella burocratico- istituzionale; l’efficacia e l’efficienza dell’azione amministrativa va misurata e legittimata non solo in conformità al dettato legislativo ma anche se non soprattutto in proporzione alla soddisfazione del cittadino in relazione ai servizi erogati: l’orientamento al cliente è una strategia di marketing per garantire il successo della politica dell’ente. Ed in quest’ottica si muovono le Camere di Commercio, che hanno saputo raccogliere la sfida scendendo in campo in modo concreto. Esse, infatti, in molti casi rappresentano esempi di eccellenza nell’ambito della Pubblica Amministrazione, grazie a strutture snelle e capaci di adeguarsi al divenire di una società sempre più complessa ed evoluta.

 

 

 

 

 

 

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