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VOCE CAMERALE LUGLIO - DICEMBRE 2009

 

 

Nell’antichità, quando la base monetaria consisteva in monete di metallo prezioso, chiunque disponesse di tale metallo, poteva portarlo presso la zecca dello stato dove veniva trasformato in monete. I diritti spettanti alla zecca (imposta per la coniazione) erano riscossi trattenendo una parte del metallo prezioso.

E la differenza tra il valore nominale delle monete coniate ed i costi sostenuti a tale scopo, costituiva quello che anche oggi viene chiamato “signoraggio”.

In pratica veniva ridotta la quantità di metallo prezioso contenuto nelle monete ma rimaneva invariato il valore nominale delle stesse.

Il signoraggio, che avviene attraverso la creazione di base monetaria in condizioni di monopolio, dà alle banche la possibilità di prestare denaro di cui non sono in possesso e permette alle stesse di ottenere redditi pari alla differenza tra i ricavi ottenuti dall’investimento in attività finanziarie e i reali (trascurabili) costi di produzione.

Gli utili vengono poi distribuiti in piccolissima parte ai partecipanti al capitale, circa il 40% va a costituire le riserve valutarie dell’istituto e la parte restante viene trasferita all’erario.

 

Tuttavia, chi crea realmente valore alla moneta non è tanto chi la stampa… ma il popolo che la accetta come mezzo di pagamento!

Dunque una proprietà popolare della moneta, che restituisca al popolo il maltolto dei valori monetari che il signoraggio crea, potrebbe rappresentare la vera soluzione al problema.

Cercando quindi di non ostacolare il crollo del vecchio sistema ma concentrandosi a lavorare alla costruzione di un nuovo sistema economico, più equo e giusto, migliorando anche la qualità del nostro futuro, lo scorso novembre, mentre il presidente Berlusconi faceva cucù alle spalle della cancelliera tedesca Angela Merkel, elevando peraltro l’immagine politica dell’Italia nel mondo, in provincia di Padova circa 200 persone presentavano la prima moneta locale del Veneto: lo Scec.

 

Si tratterebbe, più che di una moneta complementare (la quale andrebbe a sostituire la moneta corrente in un determinato luogo e per un certo periodo di tempo), di un abbuono legale permesso dalla legge. Il “progetto scec” viene infatti attuato attraverso la distribuzione gratuita a tutti gli iscritti di una quota SCEC che potrà essere spesa in negozi convenzionati, per pagare servizi che gli associati offrono.

 

Tale moneta, che circolerà dunque solo all’interno di esercizi convenzionati, avrà il vantaggio di far permanere quote di ricchezza sul territorio, con benefici economici per le imprese aderenti e con un sostanziale consolidamento del tessuto commerciale. Come conseguenza ulteriore, si avrà anche un aumento della capacità di acquisto delle famiglie, che attraverso gli scec avranno accesso a merci scontate e più convenienti.

 

Per esempio, effettuando una spesa di 10 euro in un negozio convenzionato che applica uno sconto del 20%, alla cassa verrà riconosciuto un abbuono sul prezzo, di 2 euro (si pagheranno 8 euro e 2 scec). Il gestore del negozio non ci rimette nulla, poiché potrà utilizzare i 2 scec che ha ricevuto, in qualsiasi altra attività commerciale connessa col circuito.

 

In questo modo ci si sposterà da una economia improntata puramente sul guadagno senza alcun valore etico e morale, verso una economia, con al centro l’uomo, che darà spazio a piccole realtà locali. Infatti ogni volta che acquistiamo nei grandi supermercati o mettiamo benzina nella nostra auto, gran parte dei nostri soldi vengono risucchiati dal nostro mercato per essere trasferiti nei mercati di oltreoceano od orientali.

Per fortuna sempre più persone stanno comprendendo l’importanza di una moneta che permetta di far rimanere una parte della ricchezza nella propria regione, e già dal 1° giugno 2007 esiste l’”Arcipelago Scec”, un’associazione che unisce sotto un’unica regia gli esperimenti di diverse monete locali italiane: Ecoroma (Roma), Scec (Napoli), Kro (Calabria), Thyrus (Terni) e Tau (Toscana). Un’altra delle prime monete locali in Italia è l’Eco-Aspromonte, circolante nel Parco Nazionale dell’Aspromonte dal 2004 e disponibile per gli acquisti effettuati all’interno del parco stesso.

 

Anche da parte di alcuni uomini politici (chi l’avrebbe detto!) è stato auspicato un ritorno ad un rapporto equilibrato tra etica ed economia. Tremonti, in particolare, ha sostenuto che quella che stiamo vivendo non è una semplice crisi, ma la rottura di una linea di sviluppo, e pensa ad un nuovo modo di fare banca.

Si spera quindi che un giorno siano i governi, e non le banche, a gestire l’emissione monetaria ed a ripartire gli utili a tutti i cittadini.

 

 

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