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VOCE CAMERALE LUGLIO 2006

Il nostro Sindacato compie, in questo 2006, i sessanta anni dalla sua fondazione e la prima osservazione è una battuta: “sono tanti, ma non li dimostra”.

Non dimostra di essere vecchio perché, nell’ambito delle Camere di Commercio, è ancora il Sindacato trainante e quello con maggiori iniziative per la categoria. Pur non essendo più quello con il maggior numero di adesioni, è sempre quello più propositivo. Quello che ha maggiori idee. Quello che sa suggerire alla categoria i traguardi più ambiziosi.

Un excursus storico sui maggiori successi su obiettivi che hanno visto la luce in provvedimenti legislativi vanno dalla legge 125 del 1968 alla legge 580 del 1993. Per ricordare ancora – limitandoci agli avvenimenti più macroscopici – la famosa lotta decennale su quello che i confederali chiamavano utopisticamente “il libro dei sogni” e che è diventato realtà con una legge sul riconoscimento delle carriere.

E come dimenticare i famosi sessantaquattro giorni di sciopero effettuati nel 1974 cui la categoria fu costretta grazie ai giochi di potere che nascostamente i sindacati confederali svolgevano per inserirci in un comparto invece di un altro.

E perché non ricordare ancora oggi le famose lotte per conservare le gratificazioni trimestrali di cui viene conservata memoria nelle buste paga dei più anziani, ma non è stato possibile trasferirle anche ai neo assunti?

Con nostalgia debbo testimoniare che, allorché fui assunto alla Camera di Commercio, le mensilità che percepivamo erano diciotto annuali fisse più alcuni premi in occasione di particolari ricorrenze e avvenimenti.

L’unica Organizzazione Sindacale esistente allora nel mondo camerale era il Sindacato Autonomo.

Con l’avvento e la nascita nel tempo di altre Organizzazioni, che ritennero giusto perequare le retribuzioni nel pubblico impiego a danno di quanto percepivano i camerali, piano piano le mensilità oltre alla tredicesima vennero diminuite fino ad essere del tutto eliminate, salvo rimanere come traccia nel cedolino di chi era già assunto ad una certa data.

E ricordo ancora come più recente la battaglia per gli interessi sulle anticipazioni sui fondi di previdenza che ha visto per anni impegnato il nostro Sindacato fino all’ultima soluzione positiva. Nell’attualità obiettivi di lotta sindacale – al di là della contrattazione nazionale e locale – osserviamo che il nostro Sindacato riesce ancora ad additare alla categoria la soluzione di grandi problemi come l’unificazione del sistema camerale. Per chi non è camerale, che vuol dire l’unificazione del sistema? Occorre sapere che dalle Camere di Commercio sono nate nel tempo l’Unioncamere Nazionale, le Unioni Regionali o Interregionali, le Aziende speciali ed i Consorzi ed Istituti, con personale regolato da normative e contratti diversificati e variegati.

 E’ necessario pertanto – e sotto questo aspetto la nostra Organizzazione ha già fatto presentare in Parlamento nella passata legislatura un apposito disegno di legge – che tutti gli Enti siano regolati da un’unica normativa ed il personale da un unico contratto. Sotto questo aspetto poi, riteniamo che – date le specifiche attribuzioni degli Enti – tutto il personale del sistema sia disciplinato da uno specifico contratto con una specifica sede contrattuale e non marginalmente inserito in contrattazioni di categoria assolutamente prioritarie perché numericamente rilevanti - in quanto l’ammontare numerico nazionale del personale delle Camere di Commercio è intorno ai 7 – 8 mila dipendenti e quello dei lavoratori di tutto il sistema camerale è di circa 15 mila.

Questi dati mi inducono a fare un’altra osservazione che potrà sembrare polemica ma che, letta sotto una luce più serena, serve a spiegare il perché di una scelta autonoma nella Organizzazione sindacale: se siamo così pochi come totale, frazionati fra varie sigle sindacali, quanti possiamo essere dentro ciascuna sigla?

E quale peso possiamo avere nell’ambito di tali sigle, che rappresentano l’insieme di milioni di lavoratori, per poterne orientare le scelte e le politiche?

E uno dei nostri dubbi maggiori che ci fa porre all’attenzione generale il problema della riforma del sistema camerale è che – oltre ad essere disciplinato diversamente il personale di vari Enti nel sistema – lo stesso mezzo di assunzione è diverso. Difatti, mentre il personale delle Camere di Commercio è assunto per concorso pubblico, quello degli altri Enti lo è per chiamata diretta e personale.

Questo lascia facilmente intuire che è facile immaginare un sistema clientelare di assunzioni (e per licenziamento senza giusta causa, quando cambiano gli amministratori). Inoltre, poiché tutti questi Enti vengono finanziati con denaro dei contribuenti, è giusto che, così come accade nelle Camere di Commercio, venga speso con i procedimenti pubblici e non, come accade ad esempio nelle Aziende speciali, senza quelle forme pubbliche di garanzia.

Ma torniamo ai festeggiamenti per il sessantesimo. Perché è stato affidato a me il compito di ricordare i sessant’anni?

Perché nel Sindacato Autonomo, che è nato nel 1946, io mi sono iscritto nell’aprile del 1960 ed attualmente, visto che il nostro Statuto lo consente, pur avendo lasciato il servizio presso la Camera di Roma, ricopro ancora la carica di Segretario Nazionale Amministrativo dello Snalcc. Sono quindi la persona più longeva (e mi auguro di rimanerlo ancora per molto, a Dio piacendo) in servizio sindacale in grado di rivestire la memoria storica della nostra Organizzazione.

Sono quello – forse l’unico- che ha conosciuto di persona tutti i Segretari Nazionali dal primo ad oggi succedutisi nel tempo nell’incarico. Per ricordarli tutti – perché lo meritano – dal primo Eugenio Maggi (il fondatore), a Nicola Calabrese, a Cesare Evangelisti, ad Adolfo Comparini, a Franco Troiani, ad Antonio d’Azzeo, a Gino Di Pietro fino all’attuale Guido Vacca.

Se questo potesse essere un Albo d’oro, si meriterebbero tutti di figurarvi con onore. Ma con onore, e per qualcuno con dolore, perché il Padreterno ha deciso di richiamarli a sé, bisogna ricordare anche altri nomi che hanno segnato l’impegno e la fedeltà di appartenere all’Organizzazione: Gianfranco Gonella, Sergio Lanza, Antonino Sovrani, Giuseppe Megliola, Enzo Berardi, Gianfranco Marzola, Piero Lunati, Michele Celano, Paola Gubiotti, Daniela Magaraggia e tanti altri che sfuggono alla mia memoria. Infine, un motivo essenziale per conoscere il perché si sceglie di dedicare una vita all’autonomia sindacale.

Senza bandiere politiche, senza scelte di campo che non siano quelle degli interessi della categoria, per poter ragionare senza vincoli ideologici. E’ semplicemente una scelta per operare nel campo della libertà.

 

 

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