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VOCE CAMERALE APRILE 2004

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rispunta la vecchia concertazione

Importante incontro a Palazzo Chigi sulla riforma del Welfare. Presenti vari ministri tra i quali, ovviamente, Tremonti e Maroni e il vice premier Gianfranco Fini, esponenti della Confindustria e di 32 organizzazioni sindacali tra le quali la Confsal. Notata l’assenza della Cgil, da sempre schierata sul fronte del “non si tratta con questo Governo”.
Data l’ampiezza e la rilevanza dei temi, la materia è stata delegata a tre tavoli separati (inflazione, sanità, politiche sociali) ai quali se n’è aggiunto un quarto, voluto da Fini, sul rilancio dell’economia, tavolo, a quanto è stato possibile vedere, non condiviso da una parte della stessa maggioranza di Governo.

Eppure, lo abbiamo fatto notare puntualmente, proprio questo tavolo dovrebbe rappresentare il punto di partenza indispensabile per poter trattare tutta la vasta gamma di problematiche sul tappeto e per poter modificare integralmente il famigerato patto di stabilità del 23 luglio 1993, voluto dalla triplice confederale e che, con le sue degenerazioni, ha provocato guasti tali da penalizzare fortemente tutto il mondo del lavoro. A questo tavolo spetterà il compito più arduo ovvero quello di individuare risorse adeguate per consentire il perseguimento degli obiettivi.

E proprio sui modi di reperire le risorse si sono delineate due impostazioni politiche: quella di chi sostiene che possa darsi luogo ad una redistribuzione della spesa sociale senza mettere a disposizione risorse aggiuntive e quella di chi, come noi della Confsal, è convinto che per realizzare uno stato sociale moderno e veramente efficace, in linea con il cambiamento della società e del mercato del lavoro e avente un profilo internazionale, occorra moneta fresca reperibile attraverso una decisa, seria e dura lotta contro il lavoro sommerso e minorile, l’evasione e l’elusione fiscali, punendo i trasgressori con severe sanzioni di natura penale. Il dato positivo, in linea con quel dialogo sociale su cui si è impegnato il Governo a inizio legislatura, è stato la convocazione al tavolo del Welfare di 32 organizzazioni sindacali autonome e non, perché solo dalla pluralità delle proposte si può giungere con realismo ed umiltà a soluzioni ottimali e unanimemente condivise.

Non è questo il momento di arroccamenti, personalismi e patetici distinguo: l’interesse prioritario deve essere quello di contribuire tutti insieme al superamento della grave crisi economica, ma anche civile, in cui versa il Paese. Non è andata così, tuttavia, per la trattativa sulla riforma del sistema previdenziale per la quale il Ministro del lavoro ha convocato soltanto la triplice confederale, riproponendo anacronisticamente quel tanto deprecato sistema concertativo caro ai Governi del passato. Sia ben chiaro che il nostro j’accuse non scaturisce da vuoti risentimenti o da smania di protagonismo. Ne facciamo una questione di principio ma anche di sano realismo, alla luce di una rappresentatività triconfederale che ricorda fasti ormai lontani e irripetibili, come si è dimostrato esaurientemente in occasione degli scioperi spontanei e senza regole degli autoferrotranvieri.

Una riprova questa che avrebbe dovuto illuminare le menti dei nostri lungimiranti governanti, che sembrano non averne compreso appieno l’insito significato e la valenza politica. In tutta la vicenda la triplice confederale si è limitata, dall’alto della sua torre d’avorio, a sottoscrivere senza delega, senza mandato e senza alcuna rappresentatività, accordi che i lavoratori in lotta hanno immediatamente rinnegato, continuando nell’azione di protesta e denunciando con forza l’indebita e non gradita ingerenza. Si è ben reso conto della situazione il ministro per le politiche agricole Gianni Alemanno, che ha fatto presente al ministro Maroni “l’assoluta Consultati tutti i sindacati ma rispunta la vecchia concertazione Governo diviso tra dialogo sociale e concertazione necessità che convochi tutti i soggetti del mondo sindacale per un dialogo il più ampio possibile sulla riforma delle pensioni”.

Ci sembra questa la strada più giusta da seguire, anche perché sarebbe davvero paradossale coinvolgere nella trattativa sulle pensioni solo organizzazioni sindacali dalla declinante rappresentatività che - cosa questa di primaria rilevanza - non hanno nulla da proporre; ed escludere, per converso, una confederazione come la nostra che le sue proposte le ha fatte da tempo ed è disposta a discuterle e modificarle senza preclusioni di sorta nell’interesse prioritario dei lavoratori.

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CONTRATTO COLLETTIVO NAZIONALE DI LAVORO PER IL QUADRIENNIO NORMATIVO 2002-2005 E PER IL BIENNIO ECONOMICO 2002-2003, RELATIVO ALL’AREA DELLA DIRIGENZA DEL COMPARTO “REGIONI E AUTONOMIE LOCALI”

Voce Camerale

Periodico di politica sindacale dello SNALCC

 

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Luglio 2005


Editoriale

Percorriamo insieme la via per riscattare la categoria

di Guido Vacca

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Riflessioni e proposte in ..........Liberta'

di Luigi Di Pietro

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Con la diminuzione dell'export aumenta il rosso della bilancia commerciale

di Federico De Lella

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Mobbing :Il riconoscimento del danno patrimoniale, biologico e morale nella Pubblica Amministrazione

di

Daniela Massari

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Nuove metodologia e tecniche digitali nella Pubblica Amministrazione

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Le relazioni sindacali nel comparto delle Regioni e delle Autonomie Locali

di Giacomo Mazzarino

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In breve

di Mimmo Cicolella

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Strategie per il rilancio della competitività

di Sandro Di Cicco

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Il ruolo della comunicazione nel proceso evolutivo della Pubblica Amministrazione

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