S.N.A.L.C.C.SINDACATO NAZIONALE AUTONOMO LAVORATORI CAMERE DI COMMERCIO |
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Due provvedimenti, un decreto legge sulla competitività ed un disegno di legge sull’internazionalizzazione approvati nel marzo scorso, rappresentano l’ultima frontiera del piano d’azione per lo sviluppo messo a punto dal Governo.
La perdita di consistenti quote di mercato nel commercio internazionale, il deludente trend del prodotto interno lordo e della produzione industriale, lo spauracchio Cina hanno reso oramai improrogabile l’approvazione di una serie di misure tampone, pena il rischio di un consistente declino del sistema pro- L’esigenza di rilanciare la competitività del sistema- Italia e, in tale ottica, di sostenere con maggiore vigore ed efficacia il made in Italy all’estero è un fatto sul quale il Governo e le parti sociali hanno lungamente dibattuto per tutto l’anno trascorso. I necessari interventi, che sarebbero dovuti ricadere già nel quadro dell’ultima Finanziaria, hanno trovato ragion d’essere solo in questo primo scorcio del 2005 con il “decreto competitività” varato dal Governo lo scorso 14 marzo e con il disegno di legge sull’internazionalizzazione approvato definitivamente dal Senato il 23 dello stesso mese. Per quanto riguarda il “pacchetto competitività” le misure assunte riguardano un vasto spettro d’interventi.
In particolare sono state modificate alcune norme di sostegno all’internazionalizzazione delle imprese. Cresce dal 25% al 49% il limite massimo di intervento della Simest SpA, Società a prevalente partecipazione del Ministro delle Attività Produttive alla cui governance partecipano anche le banche italiane tra cui Iccrea Banca SpA.
Questo ulteriore impegno del Governo a sostegno delle imprese nazionali che investono fuori dall’Unione Europea viene previsto nel provvedimento in esame anche per favorire gli investimenti italiani all’estero effettuati nel campo della ricerca e dell’innovazione. La Simest, invece, non potrà più intervenire a favore delle imprese italiane che, investendo all’estero, non prevedano un programma di mantenimento sul territorio nazionale di una parte consistente della propria attività produttiva. Un altro aspetto di cui si è tenuto conto è proprio quello della delocalizzazione attuata in questi ultimi anni dalle nostre imprese. Per evitare i fenomeni conseguenti di abbassamento dei livelli occupazionali e, quindi, instaurare un progressivo recupero di competitività del sistema produttivo, vengono stimolate le iniziative delle imprese italiane che, avendo delocalizzato la produzione negli anni scorsi fuori dal Paese, intendono reinvestire sul territorio nazionale. Queste imprese potranno beneficiare delle agevolazioni previste dai contratti di localizzazione per gli investitori esteri. Ma l’attenzione riservata dal legislatore alla base produttiva del Paese trova riscontro anche nelle disposizioni che riformano il sistema degli incentivi alle imprese. Viene così modifi cata la Legge 488 che, è opportuno ricordare, ha rappresentato negli ultimi dieci anni uno dei pochi veri strumenti efficienti di sostegno pubblico agli investimenti delle piccole e medie imprese. Solo poche settimane fa si sono infatti chiuse, con le vecchie regole, le istruttorie delle banche concessionarie del Ministero delle Attività Produttive - tra cui ICCREA BANCA SPA - per la legge 488.
Le novità introdotte dal provvedimento in esame prevedono la sostituzione graduale degli aiuti a fondo perduto con prestiti a tasso agevolato. È intenzione del Governo introdurre già quest’anno, con l’apertura dei prossimi bandi, il nuovo meccanismo che, in prima battuta, consiste in una riduzione dell’attuale percentuale di aiuto a fondo perduto. La parte percentuale rimanente viene invece sostituita da un credito corrisposto per metà sotto forma di finanziamento agevolato, erogato dalla Cassa Depositi e Prestiti con un tasso fisso intorno allo 0,50%, e per l’altra metà attraverso un finanziamento ordinario concesso direttamente dalle banche.
Ai fini dell’inserimento del progetto in graduatoria sparisce l’indice occupazionale, sostituito da un indicatore che tiene conto degli aspetti inerenti la competitività e l’innovazione degli investimenti proposti, mentre diventa ancora più importante l’immediata cantierabilità dell’iniziativa.
Quindi, una 488 sempre più selettiva con un ruolo sempre più importante, nell’ottica della devolution, delle banche locali, come le Banche di Credito Cooperativo, interessate a promuovere lo sviluppo economico del territorio di riferimento. Banche locali che verranno coinvolte direttamente attraverso la possibilità di concedere un finanziamento ordinario al cliente che presenta la domanda di contributo.
Finanziamento bancario ordinario a tasso di mercato che, secondo la riforma, diventa condizione necessaria per ottenere la corrispondente parte di credito a tasso agevolato. Altro tema affrontato è quello dell’innovazione e della ricerca. Quanto sia divenuta improcrastinabile la necessità per le imprese italiane di investire nel campo dell’innovazione e della ricerca è un fatto incontrovertibile. Come è possibile leggere nel documento del Governo, una quota pari ad almeno il 30% del Fondo rotativo di sostegno alle imprese, dotato complessivamente di circa 6 miliardi di euro, è stata destinata alle attività ed ai progetti strategici di ricerca e sviluppo.
Le priorità individuate riguardano gli interventi innovativi realizzati attraverso le tecnologie digitali, quelli di processo e di prodotto, i programmi di innovazione ecocompatibile finalizzati al risparmio energetico, la realizzazione e il potenziamento dei distretti tecnologici, i progetti di ricerca e di sviluppo precompetitivo delle piccole e medie imprese. Le opportunità legate alla svalutazione competitiva che hanno consentito a molte imprese italiane di raggiungere negli anni scorsi buone performance economiche ed una concorrenza del sud est asiatico limitata inizialmente a tipologie di prodotti di qualità medio-bassa sono oramai un vecchio ricordo.
L’introduzione della moneta unica e l’espansione economica della Cina, caratterizzata da una notevole crescita delle produzioni di qualità in molti settori merceologici, hanno reso evidenti i problemi endemici della nostra base produttiva. Investire nel know-how aziendale è un elemento determinante per la sopravvivenza e la ripresa della competitività delle nostre imprese in un mercato caratterizzato da fenomeni di globalizzazione e di aumento della concorrenza che, oggi, non risparmia più neanche i settori di tradizionale specializzazione italiana.
In tale contesto si muove il disegno di legge sulla internazionalizzazione che ha istituito gli Sportelli Italia per l’export per i quali sono stati messi a disposizione 31 milioni di euro. Si tratta dell’istituzione di referenti unici con funzioni di orientamento, consulenza ed assistenza per gli imprenditori che intendono creare una rete commerciale e produttiva all’estero.
All’attività di questi sportelli partecipano l’ICE, l’ENIT, la SIMEST, Sviluppo Italia e le rappresentanze diplomatiche, ma anche soggetti privati come banche e consorzi di garanzia fidi.
L’intenzione, quindi, è quella di offrire una configurazione di rete tra soggetti pubblici e privati che interagiscono tra loro per dare assistenza e servizi alle imprese che operano all’estero, integrando e coordinando le diverse azioni di questi soggetti in una logica di sistema-Paese. Tra le funzioni principali alle quali sono preposti gli Sportelli vanno segnalate quelle di assistenza e tutela legale agli imprenditori colpiti dalla contraffazione di marchi e prodotti nonché quella di attrazione degli investimenti esteri in Italia.
I primi 50 saranno operativi entro fine 2005 e saranno individuati prioritariamente nei Paesi di maggior interesse economico per l’Italia ed in quelli dove non esistono strutture pubbliche idonee ad assicurare adeguata assistenza alle imprese italiane. Infine, il ddl contiene anche una delega al Governo per riordinare l’attività degli enti che operano nel settore dell’internazionalizzazione. In proposito voci di corridoio parlano, in verità già da qualche tempo, di un non meglio precisato “accorpamento” delle attività istituzionali di SACE e SIMEST.
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