S.N.A.L.C.C. |
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La recente nomina a presidente Unioncamere nazionale, la pone al vertice di un Ente che, in periodi difficili come l’attuale, è chiamato a mettere in atto strategie d’efficacia. Come si tradurrà il suo impegno a favore delle imprese dei vari settori economici? L’intero pacchetto di iniziative che costituiscono il programma di Unioncamere per il prossimo triennio ruotano attorno al tema della competitività. L’obiettivo che ci poniamo come sistema camerale è di contribuire ad attivare (o riattivare) il grande potenziale delle nostre imprese, attraverso misure differenziate, che vanno dalla semplificazione amministrativa alle iniziative di tutela e valorizzazione del made in Italy, dal miglioramento dell’incontro domanda-offerta di lavoro alle azioni tese a favorire la localizzazione di imprese innovative. Le radici cuneesi hanno quindi avuto il loro peso… È peculiarità della nostra gente rimboccarsi le maniche, caratteristica che permetterà alle istituzioni che presiedo di svolgere bene il ruolo di stimolo e guida dell’economia nel momento non certo facile che ci troviamo a vivere. Ed è proprio il trovarsi ad operare in uno scenario di crisi che motiva a migliorarsi.
L’altrettanto recente nomina di Alessandro Barberis, un altro piemontese, al vertice di Eurochambres può essere d’aiuto nel suo mandato di presidenza? Ritengo proprio di sì, perché le alleanze non bastano mai. Per questo e per il profilo di Barberis, che ha alle spalle una solida esperienza all’estero, mi sono speso personalmente per sostenere la sua candidatura. Oltretutto erano quarant’anni che alla presidenza di Eurochambres non veniva eletto un italiano. Era ora, perché il nostro sistema camerale, in Europa, esprime molte eccellenze.
Quale il suo punto di vista sulle piccole e medie imprese? La rivalorizzazione delle piccole imprese, che è anche una strategia della Comunità Europea, è quanto mai utile in un momento di crisi come questo, poiché sono proprio queste aziende ad avere la capacità di rimettersi in gioco, di trasformarsi quando necessita, di non delocalizzare le loro produzioni e di rimanere quindi sul territorio, presidiandolo ed arricchendolo con progetti sempre nuovi. Una delle grandi ricchezze della provincia Granda, da cui provengo, sta proprio nella piccola impresa: abbiamo infatti un’impresa ogni 6 abitanti e mezzo: è il rapporto impresa-territorio più straordinario che esiste in Europa.
La realtà provinciale cuneese, come si distingue? La Camera di commercio di Cuneo vuole proseguire i progetti che sono stati avviati in questi ultimi anni. Ora abbiamo la fortuna e l’opportunità, visto il nostro ruolo nazionale, di far comprendere meglio quello che viene sempre più evidenziato come “modello Cuneo”. Nel nostro Paese infatti, sempre più persone vogliono sapere come il “modello ideale” sia nato qui, ai confini dell’impero, in una zona povera di infrastrutture ma ricca di buona volontà ed intelligenza imprenditoriale, in un’area geografica di grande varietà e bellezza. La nostra provincia è connotata da un’economia diversificata sia nell’ambito industriale che commerciale, agricolo, artigianale e turistico. Questa è la grande ricchezza del “modello Cuneo”.
Spiragli di luce per trasporti ed infrastrutture? Nel sistema camerale si è istituito un “fondo infrastrutture”, poiché si vuole affiancare lo Stato nella realizzazione di opere di grande interesse. Abbiamo la fortuna di trovarci sull’asse Genova-Rotterdam e Lisbona- Kiev, con il Mediterraneo di fronte. I Paesi che si affacciano su questo mare sono un nuovo mercato che tutti stanno sottovalutando, un mercato di 500 milioni di cittadini, un mercato in grande crescita. Cerchiamo di governare nel miglior modo possibile tutte queste opportunità.
Quale impegno chiede invece al ministro del Turismo? Di continuare a lavorare insieme sul fronte dell’innalzamento della qualità delle nostre imprese e della valorizzazione dell’immagine dell’Italia nel mondo. Sempre più donne impiegate nel commercio e nel turismo, chiedono il part-time, anche per far fronte alla gestione familiare.
Quale nuova politica al femminile? Il nostro Paese non è ancora pienamente riuscito a strutturare una politica del lavoro “al femminile”, in grado, cioè, di consentire alla maggioranza delle donne di coniugare in maniera serena i tempi del lavoro e quelli della famiglia. L’alta richiesta di part-time va attribuita soprattutto a questa difficoltà. È inevitabile pensare che l’alternativa a questo è solo un sistema di welfare che consenta di supportare la donna che lavora e che ha figli. Quindi, asili nido, scuole materne, flessibilità negli orari scolastici per i bambini o i ragazzi e tutte quelle forme di assistenza alla famiglia che possano risultare utili.
Dal 1994, lei è amministratore delegato di Eurocin Geie “Le Alpi del Mare/Les Alpes de la Mer” e promotore, con i presidenti delle Regioni Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta in Italia e Provence Alpes Côte d’Azur e Rhône-Alpes in Francia, di “Alp Med” la macroregione che vede uniti questi territori da protocolli d’intesa. Quali opportunità e prospettive? La nostra è stata una scommessa avviata in tempi in cui l’idea di guardare ad aree transfrontaliere era assai meno affermata di oggi. Siamo stati tra i primi, non solo ad aver capito, ma anche a cercar di mettere, nero su bianco, un progetto di collaborazione tra basso Piemonte, Liguria e Paca francese, area popolata da oltre 10 milioni di abitanti come il Portogallo, la Grecia o il Belgio, con un prodotto interno lordo che supera i 490 miliardi di euro, caratterizzata dalla presenza di un milione e mezzo di imprese, da un terziario molto sviluppato, da un complesso portuale in cui transitano oltre 150 milioni di tonnellate di merci e 4,5 milioni di passeggeri, da 4 aeroporti, a Nizza, Marsiglia, Torino e Genova, cui se ne affiancano altri di dimensioni più contenute. Qui opera Eurocin, la prima società europea transfrontaliera tra enti ed istituzioni, nata nell’obiettivo di sviluppare partenariati e cooperazione, grazie anche alla dichiarazione di intenti sottoscritta nell’ottobre 2007 dalle 34 Camere di commercio locali e dalle cinque Unioni regionali. È già stato creato un Osservatorio permanente per individuare sfide ed obiettivi da perseguire in un’area che produce il 4,2% della ricchezza del bacino comunitario. Nell’aprile scorso, a Bruxelles, si è inaugurata la nuova sede camerale comune. ■
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